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Dietro al nuovo partito la strategia di Berlusconi in caso di referendum

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La scena del delitto: il dibattito politico intorno al Partito della Libertà. I protagonisti: i vertici della Casa delle Libertà. Il movente: al momento ancora sconosciuto. La politica italiana di questa estate sembra, per assurdo, seguire l’andamento dei fatti di cronaca di questi giorni. Un po’ come il giallo di Garlasco, dove intorno alla scena del delitto ed ai protagonisti ruota un movente che ancora non si trova. Certo un paragone azzardato, ma sicuramente qualcosa non quadra a chi sta cercando di capire quanto accade nel centrodestra. Il Cavaliere che annuncia e poi smentisce la creazione di un nuovo partito. La Brambilla, il grande capo dei Circoli della Libertà, che registra il nome ed il logo del Pdl. Ed infine i massimi dirigenti della CdL alle prese con una crisi di nervi. Una scena dove però, appunto, quello che manca è il movente. Perché adesso Berlusconi ha deciso di dare un’accelerazione al suo progetto? E perché dopo aver annunciato che il progetto di un partito unico del centrodestra è definitivamente accantonato? Per capire tutto quello che sta accadendo e trovare il famoso movente è necessario andare un po’ più in là nel tempo, fino all’aprile-giugno del 2008. Quello sarà il periodo in cui potrebbe essere fissata la data del referendum elettorale. Condizionale d’obbligo, visto che basterebbe qualche modifica all’attuale legge elettorale per bloccare la celebrazione del referendum. Ma per il momento questa possibilità è davvero remota. Si discute tra la bozza D’Alimonte, piccole modifiche alla legge attuale, ed un proporzionale alla tedesca. In effetti l’unica certezza per ora è il referendum, la vera ragione di tutto questo chiacchiericchio intorno ai futuri destini della CdL. Molti quasi l’avevano dimenticato ma non la politica. Come spesso accade in un delitto il movente è sotto gli occhi di tutti. Arturo Parisi lo aveva detto in tempi non sospetti: “Il referendum è una pistola carica messa sul tavolo”. Lo disse quando iniziò, nella scorsa primavera, il giro di consultazioni con le forze politiche per valutare i margini di una riforma parlamentare della legge elettorale, così da scongiurare il referendum. Giro che è rimasto al livello dei semplici convenevoli, perché se tutti sono d’accordo sulla necessità di riformare, pochi invece lo sono sulla forma. E più passa il tempo e più la prospettiva di celebrare il referendum si fa concreta. Così come la minaccia di Clemente Mastella, che pur di evitare la consultazione referendaria è disposto a far cadere il governo e la Legislatura. Ne ha ben donde visto che i quesiti del referendum sarebbero una vera iattura per lui e per le piccole formazioni politiche. Assegnazione del premio di maggioranza alla Camera ed al Senato alla lista più votata ed abrogazione delle candidature multiple. La fine dei ricatti dei partitini e del sogno del grande centro. La vittoria del bipolarismo ai limiti del bipartitismo. E’ chiaro che in questo scenario gli animi si stiamo progressivamente agitando e che ognuno cerchi di correre ai ripari. Ma per ora chi forse ha davvero messo a segno il colpo migliore è proprio il Cavaliere. Colpo mediatico e politico. Soltanto annunciando la possibile realizzazione del Pdl ha oscurato il dibattito sulle primarie del Partito democratico ed ha fatto capire agli alleati che le carte nel centrodestra continua a darle lui. E’ lui a dettare l’agenda politica. In realtà è tutto da valutare se Berlusconi pensi davvero che si andrà al referendum. Per la verità lui sogna ancora di andare la prossima primavera alle urne prendendosi una rivincita.
E per questo si sta organizzando. Una nuova formazione politica, per l’appunto il Pdl, che nascerebbe dall’esperimento dei Circoli portato avanti con successo da Maria Vittoria Brambilla e che affiancherebbe Forza Italia. Tutto per raggiungere la maggioranza dei consensi. Ma se non ci dovessero essere le elezioni? Allora ci sarebbe il referendum ed in questo caso il Pdl servirebbe come centro di attrazione, in cui far confluire i diversi soggetti politici e partitici che ormai con una legge come quella passata per il referendum non avrebbero più senso di esistere. Niente più ricatti dell’Udc o cene riparatorie con la Lega. E nemmeno l’ipotesi del delfinato di Gianfranco Fini. Un’unica lista con a capo il Cavaliere e capace di ottenere la maggioranza dei consensi grazie al premio di maggioranza. Questo spiega le minacce della Lega, la levata di scudi dei finiani e le critiche aspre dell’Udc. Ma per ora l’ex premier ha segnato un punto a suo favore. Si sa il movente è sempre quello più scontato, solo che per il delitto, politico s’intende, bisognerà aspettare ancora un pochino.      

 

 

 


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2 COMMENTS

  1. Silvio cascherebbe in piedi
    Silvio cascherebbe in piedi comunque, e il cdx potrebbe uscirne vincente, ma non e’ detto che a perderci non sia anche FORZA ITALIA

  2. I laici tra Partito Democratico e Partito della Libertà.
    I LAICI TRA PARTITO DEMOCRATICO E PARTITO DELLA LIBERTÀ

    Il partito che manca: cominciamo a parlare della costruzione del Partito Laico?
    In Italia i poli di centrosinistra e centrodestra hanno disperso, frammentato e reso ininfluenti partiti storici come il Partito Socialista, il Partito Socialista Democratico, il Partito Liberale, il Partito Repubblicano.

    Le idee e le persone però ci saranno sempre, accomunate da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società, SENZA INGERENZA DI NESSUNA RELIGIONE NEGLI AFFARI TEMPORALI. Oggi più che mai!

    Proviamo a riunire TUTTI i Socialisti, i Repubblicani, i Liberali, i laici in un partito? Per partecipare alle elezioni, veramente negli interessi della collettività!

    La discussione può iniziare sul sito amatoriale http://www.partitolaico.it

    Grazie

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