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Bush - Berlusconi

Dietro i sorrisi e le strette di mano, si nasconde una sconfitta diplomatica

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L’incontro tra Silvio Berlusconi è George W. Bush è andato male. Parliamo di relazioni internazionali, non di amicizia e strette di mano. Quelle possono impressionare i parvenu, non chi conosce la durezza felpata della diplomazia. 

Avevo già scritto che Bush va in giro per il mondo con l’etichetta “da consumare entro e non oltre il 4 novembre” (data delle elezioni presidenziali), ma a quanto pare le lancette dell’orologio italiano sono ferme al 2001 e si è concesso all’attuale amministrazione americana più credito di quanto meriti. Non è un problema di qualità, ma semplicemente di durata del commander in chief. L’imminente scadenza del governo della Casa Bianca avrebbe dovuto consigliare a Palazzo Chigi prudenza e alla Farnesina la stesura di un’agenda credibile. Niente di tutto questo è stato fatto. Ce ne dispiace, perché bastava poco per trasformare l’incontro tra Berlusconi e Bush in un fatto diplomatico importante e non in una battaglia perduta goffamente. 

Al ministero degli Esteri sono ossessionati dalla “politica della sedia”.Il ministro Franco Frattini ha puntato tutto sull’ingresso dell’Italia nel gruppo (il cosiddetto 5+1) che tratta il dossier nucleare dell’Iran. 

Peccato che i tedeschi non abbiano nessuna intenzione di apparecchiare il tavolo anche per noi. La Germania  vuole un posto nel consiglio di sicurezza dell’Onu e l’Italia è un concorrente da abbattere non un alleato. Di fronte a un presidente americano fragile (modesto consiglio ai cronisti neocon de noantri: leggere i sondaggi, please) e in scadenza, alla brava e più che teutonica Angela Merkel è bastato alzare il dito per lasciare l’Italia fuori dalla porta. Sedia bruciata. Non ci voleva Harold Mackinder – padre della moderna geopolitica – per leggere lo scenario e trarre le conseguenze, ma Frattini ha preferito seguire le sue personalissime convinzioni e la sdrucita politica della Farnesina, sottovalutando la condizione di debolezza di Bush e annunciando l’appoggio americano alla candidatura italiana. Ne è venuto fuori un crac diplomatico esemplare. Tanto che mentre Bush e Berlusconi si preparavano all’incontro capitolino la Germania ribadiva il concetto: “Non c’è alcun bisogno di cambiare il formato del gruppo dei paesi 5+1”.

Grottesco a questo punto appare il messaggio finale “della sintonia totale” con l’alleato americano sui dossier aperti, in primis su quello iraniano. 

Siamo seri, la politica italiana sull’Iran è ancora piena di buchi e tentennamenti.  Nel 2006 il nostro Paese importava petrolio e gas per oltre 3 miliardi di euro, l’Eni è presente in Iran dal 1957, estrae greggio da due giacimenti, South Pars 4&5, nel Golfo Persico e Darquain. I piani di sviluppo dell’Eni prevedono entro il 2009 la produzione di 14 mila barili al giorno. L’Italia è un paese che dipende totalmente dalle importazioni di energia. Il governo avrà il coraggio di tagliare il filo con l’Iran? Stephen Hadley, il consigliere americano per la sicurezza nazionale, ha spiegato che sull’Iran ''i paesi alleati saranno chiamati a prendere dure decisioni che potrebbero essere contrarie ai loro interessi economici''. L’Italia è pronta? Sono domande che attendono ancora una risposta. 

Entrare nel 5+1 non è una priorità per il nostro Paese, anche perché un suo fallimento è altamente probabile e potrebbe essere ricordato nei libri di storia come il gruppo che ha consentito il successo della strategia di talk and build (the bomb) da parte degli ayatollah. Nelle stanze che contano – vedi alla voce Pentagono – l’interrogativo ormai è un altro: “To bomb or not to bomb?”. Per questo la spasmodica richiesta italiana è stupefacente, non tiene conto dei dati reali, dello scenario futuro, dell’instabilità alla nitroglicerina del caso iraniano.

Quale dossier avrebbe dovuto preparare la Farnesina per il presidente del Consiglio? L’unico possibile per l’Italia: un serio incremento della spesa militare per operazioni di peacekeeping e un piano credibile di partecipazione alle missioni internazionali. Un ridimensionamento di Unifil (troppo costosa, infruttuosa e a breve altamente a rischio) con la richiesta del cambio delle regole di ingaggio in sede Onu; un aumento delle truppe e dell’operatività in Afghanistan; una partecipazione attiva e massiccia alla costruzione dell’esercito iracheno. Ci siamo limitati a promettere più flessibilità in Afghanistan, richiesta alla quale tra l’altro non si può più sfuggire, pena l’uscita dell’Italia dal club delle nazioni che contano qualcosa nella Nato. 

Il governo ha commesso un errore strategico e bene ha fatto l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer sul Corriere della Sera a ricordare che  “non è una corsa per il prestigio, perché è sempre più probabile un’azione militare”. La politica estera non è un tocco di  glamour nel programma del governo, è qualcosa di aspro e insidioso, è la politica nella sua massima espressione e potenza. Come insegna il barone Carl Von Clausewitz la guerra ne è spesso la sua continuazione. L’Iran è una repubblica radioattiva, la Farnesina studi come coprire le imminenti sanzioni, torni al realismo e spenga in un falò le sue vanità.

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9 COMMENTS

  1. Sarò un parvenù ma non mi impressiono
    era chiaro che Berlusconi non poteva ottenere quel che cercava date le relazioni economiche ormai vergognose che l’Italia ha con Teheran, ma non dare a tutti noi dei pavenù perchè ti assicuro che non siamo a digiuno di diplomazia e quindi non ci facciamo impressionare dalle strette di mano

  2. In politica estera siamo la
    In politica estera siamo la solita italietta,ben rappresentata da un ministro degli esteri senza carisma e senza nerbo.E dagli industriali genuflessi davanti a quella specie di Hitler redivivo.

  3. E’ comunque un passo avanti
    Perchè, per una volta, non proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno? Non ho alcuna competenza per azzardarmi a contestare la valutazione secondo cui l’incontro Berlusconi-Bush sarebbe “andato male”. Ma ho sufficiente memoria per affermare che di sicuro è “andato meglio” della precedente visita del presidente americano a Roma, quando forze politiche determinanti nella ex (per fortuna) coalizione di governo sfilarono contro l’arrivo dello stesso Bush. Con il sostegno più o meno esplicito di ministri e con l’aggiunta di proteste e attacchi farneticanti di esponenti di primo piano nel centrosinistra (ricordate quel “Bush ha le mani sporche di sangue” di un politico acuto e lungimirante, come dimostra la sparizione del suo partito dal Parlamento italiano, qual era ed è Oliviero Diliberto?). E allora accontentiamoci di qualche passo avanti, dei sorrisi e delle strette di mano. Tanto più che la “data di scadenza” è – e sarebbe stata in ogni caso – il prossimo 4 novembre.

  4. Premetto che non sono un
    Premetto che non sono un esperto di diplomazia e politica internazionale ma mi sembrano eccessive e un tantino astiose le critiche a Frattini: secondo me è uno degli uomini più affidabili,leali, seri, preparati di cui dispone il PDL; lo ha dimostrato già come ministro degli esteri, commissario europeo e in genearale in tutti questi anni di impegno nel centro-destra: ce ne fossero così! invece dei tanti ( troppi!!!) che, magari venendo da altre esperienze, si sono dati da fare con la foga dei neofiti per poi abbandonare la nave e mettersi a criticare chi fino a poco prima avevano osannato ( Adornato docet) o di quelli che si sono messi a strillare solo perché non hanno avuto l’incarico sperato.Da semplice osservatore non posso fare a meno di notare,con tanto piacere, il cambio di tono in senso filoatlantico e filoisraeliano che il governo Berlusconi ha subito impresso alla politica estera italiana, dopo le scelleratezze fatte e dette da D’Alema; quello che scrive Panella riguardo a ciò è illuminante e credo che si continuerà così, visti i precedenti cinque anni di governo.

  5. Lecca Lecca
    Gentili signori,
    in gioventù non mi fu perdonata la bellezza e ora che sono una gran signora non mi si perdona la franchezza.
    Il problema qui non è se siamo filoatlantici o più simpatici agli americani rispetto al governo Prodi. In diplomazia conta il risultato finale: siamo stati presi a schiaffoni dalla Merkel come i bambini quando frignano perchè vogliono l’ennesimo lecca lecca.. La Germania è tante cose, ma non la nostra mamma. Bush non riesce a tenere a bada l’America, figurarsi se può farci da padre. Un paese senza una politica estera dura e concreta è come se non avesse genitori. Il problema è che nessuno si sogna di adottare l’Italia.
    Quanto all’abilità di Franco Frattini, mi permetto solo di consigliare al Ministro degli esteri di sbarazzarsi in fretta delle grigie feluche che lo circondano. Non dico la diplomazia, ma non hanno neppure la fantasia per risultare brillanti durante un cocktail.
    Cordiali saluti a tutti.

  6. politica estera
    grazie a Clara Belloni Getz finalmente è possibile leggere un articolo di politica estera interessante e non la solita sbobba per la parrocchietta de noantri. Non credo però sia possibile alla Farnesina spengere le vanità iraniane, perché è il geniale e machiavellico G.W.Bush ad avere fatto un gran regalo a Ahmadinejad: sbarazzarlo del suo nemico più temibile, vecchio alleato Usa, e dargli il monopolio dell’area araba. Chi invoca von Clausewitz deve ricordare che in politica conta l’interesse e noi dobbiamo proteggere i nostri interessi in Iran. Ci mancherebbe anche lasciare ai tedeschi i nostri partner persiani! La Germania fa bene a fare il suo interesse, noi dobbiamo cercare di fare meglio il nostro. Soprattutto, bisogna sempre giocare tutte le carte disponibili e quindi non condannerei la scelta della Farnesina, anche perché ancora non si sa chi sarà il prossimo presidente americano. Aspettiamo novembre: è un film tutto da vedere. McCain non è un grande candidato, ma Obama, che è in gamba, l’American Dream puro, non è detto ce la faccia.Obama sarebbe uno splendido imperatore nero,una bella carta di Harvard, ma chissà se alle altre etnie americane va giù. Il vecchio Bush con la sua faccia da scemo ha fatto un giochetto da megaBorgia perché l’Afghanistan è vitale per l’impero americano con rivali Cina e Russia.
    Smettiamola con la sbobba della guerra giusta, queste belinate lasciamole a chi ha la coscienza tanto sporca da dovere perfino teorizzare la guerra giusta.

  7. la “franca” signora Clara
    la “franca” signora Clara Belloni Getz ci fa sapere che in gioventù non gli fu perdonata la bellezza. Oggi ci sarà sicuramente qualcuno che non gli perdonerà la supponenza.
    Nel merito della sua posizione, pur non volendo fare il difensore d’ufficio di Frattini, faccio rilevare che è difficile uscire da due anni di discredito diplomatico internazionale, di passeggiate con Hezbollah, di abbracci a Chavez e ammiccamenti al despota iraniano. Probabilmente il 5+1 è già morto. L’alternativa è l’intervento armato, forse all’ultimo secondo. Confidando che negli Usa non vinca Obama.

  8. mah….
    Buongiorno Signora,
    la Sua opinione è rispettabile e molto chiara. Io sostengo, invece, la tesi che la presenza della Diplomazia Italiana ( Frattini) potrebbe aiutare a trovare un accordo con l’Iran.

  9. politica estera.
    CONCORDO, MA SOLO PARZIALMENTE.

    SI E’ ARRIVATI SUBITO ALLA CODA, TRASCURANDO LA TESTA DEL PROBLEMA.

    PERCHE’ SIAMO ARRIVATI A QUESTO DELUDENTE RISULTATO?

    DAL SECONDO DOPOGUERRA AD OGGI TROPPI ONDEGGIAMENTI IN POLITICA ESTERA: N.A.T.O. SI, N.A.T.O. NO; STIAMO CON L’OCCIDENTE, MA ABBIAMO STRIZZIAMO L’OCCHO ALLA ALLORA UNIONE SOVIETICA E A QUELLA PARTE M.O. CHE, A DIFFERENZA DELLO STATO DI ISRAELE, HA SERIE DIFFICOLTA’ CON IL CONCETTO DI DEMOCRAZIA; IERI SIGONELLA, OGGI ABU OMAR; AFGHANISTAN? YES, BUT VERY SOFT, PLEASE. E CHI PIU’ NE HA NE METTA, MA COMUNQUE VADA L’IMMAGINE INTERNAZIONALE DEL NOSTRO PAESE, GRAZIE ALL’INSTANCABILE CONTRIBUTO POLITICO DELLA NOSTRA SINISTRA/EX SINISTRA DC, NON E’ ESCE PER NULLA BENE. LA C.D. DISCUSSIONE SUL 5+1 E’ SOLO LA NATURALISSIMA CONSEGUENZA DEI FATTI DI CUI SOPRA.

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