Dietro il colpo di Stato in Mali c’è anche un po’ di ‘male libico’

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Dietro il colpo di Stato in Mali c’è anche un po’ di ‘male libico’

24 Marzo 2012

Ieri a Bamako, capitale del Mali, si è consumato un colpo di Stato. Il governo eletto di Amadou Toumani Tourè è stato deposto da una fazione dell’esercito regolare, guidata da Amadou Sanogo.

Da gennaio, l’esercito regolare maliano fa i conti con l’ennesima offensiva scatenata dal Movimento nazionale di liberazione del Azawad (Mnla), che da anni richiede l’indipendenza dell’area a nord dello Stato, l’Azawad appunto, a lungo tempo controllato dai Tuareg, che come noto, hanno combattuto a fianco di Mohammar Gheddafi durante la guerra civile libica.

Al termine del conflitto libico, i Tuareg assoldati come mercenari dall’ex-rais hanno fatto ritorno, passando dall’Algeria, in Mali, dove si sono uniti alle truppe del Mnla. Un aiuto insperato per il Movimento, che da quel momento ha potuto contare sul supporto di 3000-4000 soldati ben armati, che hanno messo in difficoltà l’esercito regolare maliano.

Quest’ultimo, scarsamente armato, non ha saputo resistere alla nuova ondata di attacchi del Mnla, perdendo nel conflitto degli ultimi mesi città importanti come Tessalit e Anefis. Ed è stato proprio il fallimento del governo centrale di Bamako nel gestire la situazione del nord a causare apparentemente la reazione della fazione dell’esercito guidato da Amadou Sanogo, che ieri ha preso il controllo della capitale maliana e imposto la legge marziale in diretta video.

Le forze militari sotto Sanogo hanno immediatamente chiuso le frontiere, proclamato il coprifuoco su tutto il territorio nazionale e sospeso la costituzione. Sono state cancellate le elezioni presidenziali previste per la fine di aprile di quest’anno. La comunità internazionale e l’Unione africana hanno subito espresso preoccupazione per le conseguenze del golpe, e hanno minacciato la sospensione degli aiuti economici al Mali.

“L’esercito non aveva a sua disposizione i materiali [le armi] di cui aveva bisogno per porre fine alle ribellioni a nord del Mali: per questa ragione è stato fatto il colpo di Stato”, ha dichiarato il portavoce dei governo provvisorio Amadou Konare, il quale ha rassicurato che il Comitato nazionale per il ritorno della democrazia e la rinascita dello Stato, presieduto da Sanogo "restituirà il controllo a un presidente eletto democraticamente non appena saranno reintegrati l’unità nazionale e territoriale".

Resta ancora un mistero la sorte di Amadou Toumani Tourè, il presidente destituito: secondo alcune voci largamente diffuse sulla stampa internazionale, si sarebbe rifugiato all’ambasciata americana di Bamako, benché altre fonti lo vogliano ospitato presso una guarnigione difesa dai soldati lealisti.

Il rischio di uno scontro prolungato tra fazioni dell’esercito regolare rischia di avvantaggiare il Mnla, qualora decidesse di impadronirsi della capitale Bamako. All’interno di questa già complessa equazione, c’è anche l’incognita di Al-Qaeda, molto forte nella regione.

Il rischio è che questa situazione, se prolungata nel tempo, possa trascinare il Paese in una guerra civile e rafforzare le milizie di Al-Qaeda, libere di allargarsi territorialmente nel Mali.