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Dietro il successo del Pdl in Abruzzo ci sono molte azioni positive

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Poco meno di due anni fa, il PDL vinse le elezioni regionali in Abruzzo proponendo un forte rinnovamento della sua classe politica, un programma serio e riformatore, un radicale modo di concepire e realizzare buona amministrazione. Insomma un buon governo a tutto tondo della regione. Da allora, molti fatti hanno segnato il percorso della nuova maggioranza.

Fatti positivi, in gran parte, ed altri gravi, sia pure molto diversi fra loro: il commissariamento governativo del settore sanitario regionale (a causa della pregressa situazione finanziaria deficitaria), il drammatico terremoto dell’Aquila, vicende giudiziarie in corso e lungi ancora purtroppo dall’essere chiarite. Senza dimenticare il contesto internazionale di crisi che ha riverberato i suoi effetti ad ogni livello. Tuttavia oggi è possibile tracciare un primo bilancio di questa esperienza di guida dell’Abruzzo da parte del Popolo della Libertà. Quello che emerge, fra qualche comprensibile ombra, è un quadro positivo.

Nessuna celebrazione, certo, ma una valutazione sobria della quale vale la pena essere consapevoli a fronte di una propaganda delle opposizioni e di quelli che si stanno dimostrando veri e propri attacchi concentrici a più livelli, che tentano in maniera indistinta di incuneare l’idea di una regione ferma, se non al collasso. Se è pur vero che - anche in Abruzzo - il centrodestra non riesce ancora adeguatamente a “comunicare” i propri successi e gli obiettivi raggiunti, non si possono però disconoscere alcuni dati di fatto, anzi essi vanno rivendicati proprio perché “la democrazia ha bisogno di un fondamento di verità”.

Si possono così citare a merito dell’attuale maggioranza regionale molte azioni concrete, qui annotate solo per sintesi: la drastica riduzione del debito sanitario (e di conseguenza del debito pubblico regionale) che lascia prevedere un risanamento finanziario entro la fine della legislatura, l’eccellente gestione della fase post-terremoto e l’avvio della ricostruzione, la messa in opera di riforme strutturali in tema di riduzione dei costi, la riforma degli enti sub-regionali, la produzione legislativa di respiro in termini di gestione del territorio, delle acque, dei servizi pubblici, l’utilizzo delle risorse comunitarie, gli investimenti per la formazione e l’innovazione.

A tutto questo processo in corso ha contribuito necessariamente il lavoro di una classe politica di centrodestra che gradualmente si avvia auspicabilmente a divenire vera classe dirigente. Prova ne sia, fra l’altro, il susseguirsi di successi elettorali. Infatti dopo l’affermazione regionale del 2008 il PDL, nel corso del 2009, ha conquistato le 4 province d’Abruzzo, importanti amministrazioni comunali e ha ottenuto percentuali record alle elezioni europee.

Una conferma, dopo un anno, che appare essere non solo riconferma del gradimento elettorale da parte di un elettorato sempre più attento di quanto non si pensi, ma affermazione, appunto, delle proposte di governo del PDL e della sua classe dirigente chiamata a realizzarle. Un ruolo determinante, in tutto ciò, l’ha assunto il partito regionale che ha compiuto passi notevoli in termini di apertura (superando la questione delle identità di partenza), organizzazione, radicamento popolare e territoriale. Il tutto tentando la sfida di avviarsi ad essere davvero “partito degli elettori” sul territorio e divenendo elemento catalizzatore per recepire le necessità collettive e dare risposte immediate e di prospettiva; il tutto, ça va sans dire, con la spinta trascinante della leadership di Berlusconi.

Il PDL con i suoi esponenti e con l’intera maggioranza di governo di centrodestra in Abruzzo non hai mai ritenuto - a differenza della spocchia elitaria di gran parte del centrosinistra - di essere antropologicamente migliore, di avere il primato esclusivo dell’etica politica; si è avuta la prudente e saggia consapevolezza di essere umanamente capaci di sbagliare e quindi si è posta attenzione a non farlo. Si è esercitato l’onere del potere non come ‘occupazione’ ma come strumento dell’agire, del fare per governare e guidare al meglio lo sviluppo della società; ogni volta richiamando la centralità della persona, l’interesse collettivo e riaffermando in quest’ambito, pur con le sue rudezze, il primato della politica secondo una concezione ideale laica e democratica.

Crediamo si possa affermare con assoluta serietà intellettuale che gli esponenti politici e gli amministratori del PDL stiano dando finora nel complesso buona prova di sé in termini di politiche di governo e di rispetto degli impegni assunti con gli elettori. A chi ritiene che il governo regionale d’Abruzzo, la sua maggioranza, il PDL, abbiano fatto cose buone e possano continuare a farne - scongiurando la conservazione che subdolamente tenta di ripristinare vecchi regimi - non resta che dire: Avanti, Abruzzo!

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