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Vertice Italia-Libia a Roma

Dietro le sparate di Gheddafi un fiume di opportunità per le aziende italiane

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Un’agenda fitta di appuntamenti ha atteso il leader libico Muammar Gheddafi nel secondo giorno della sua visita in Italia. Nonostante sia atterrato solo ieri all’aeroporto di Ciampino con al seguito il solito corteo di assistenti e amazzoni (ma anche 30 cavalli berberi), il Colonnello è già riuscito a canalizzare l’attenzione di tutta la stampa italiana ed estera con le sue bizzarrie e le provocatorie affermazioni sull’Islam e l’Occidente.

Oggi è stato il tema delle donne nell’Islam a suscitare le maggiori proteste. “La donna è più rispettata in Libia che in Occidente e Usa” ha detto Gheddafi di fronte ad una platea di 200 hostess assoldate per ascoltare le sue “lezioni di Corano” durate 3 ore all'Accademia Libica a Roma. Il leader nordafricano ha anche fornito un esempio alle sue affermazioni: “In Occidente la donna fa dei lavori non consoni al proprio fisico, come per le macchiniste sui treni. In Libia non sarebbe mai possibile, è un lavoro troppo pesante”. Ieri, nel primo incontro con le oltre 500 giovani che attendevano il suo arrivo nella residenza dell’ambasciatore libico a Roma, il Colonnello le aveva persino invitate a sposare uomini libici. “I discorsi sul Corano che il colonnello Gheddafi sta tenendo a Roma a platee di hostess a pagamento non solo sono una pagliacciata e un'umiliazione per le donne, ma mettono in grave imbarazzo il governo italiano”, ha dichiarato Anna Paola Concia, deputata del Pd.

Ma il leader libico è tornato anche sulla rovente quanto attuale questione dell’islamizzazione dell’Occidente, ribadendo alle sue spettatrici che “l’unica fede in cui bisogna credere è quella di Maometto, cioè l’Islam”. Ma dalle semplici e “inoffensive” parole, ieri era passato ai fatti: dopo aver invitato le giovani hostess a convertirsi all’Islam e aver affermato che “l'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa”, Gheddafi ha suggellato e benedetto la conversione di 3 delle 500 ragazze partecipanti all’incontro. Un fatto che ha sollevato un polverone politico traversale: dall'allarme dell'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio per il paventato pericolo di “islamizzazione” all'indignazione della presidente del Pd, Rosy Bindi, fino alle dure critiche contro il governo lanciate da Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo vicino al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha definito l’Italia “la Disneyland di Gheddafi”.

Dura anche la posizione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha tenuto a sottolineare come “noi abbiamo la nostra religione, che è la religione cristiana, e credo che sia importante che ognuno tenga alle proprie radici nel rispetto delle religioni e tradizioni altrui. Poi ci sono scelte personali che ognuno può fare”. Per Souad Sbai (Pdl), parlamentare del Pdl di origini marocchine, “ben vengano gli accordi economici e i trattati di amicizia tra l'Italia e la Libia, così come è sempre accaduto con i Paesi arabo-musulmani, ma un conto sono gli interessi economici e un altro sono gli atti gratuiti di folklore presuntuoso, pretestuoso e umiliante verso la cultura millenaria occidentale”. Ferdinando Adornato, deputato dell'Udc e fondatore di Liberal, tiene invece a ribadire l’importanza, specialmente in questo caso, della difesa dei i diritti umani: “Non significa interrompere i rapporti diplomatici con chicchessia, con tutti ci vuole dialogo e cooperazione; però non vanno dimenticati i diritti umani”.

Taglia corto invece un’altra parlamentare della maggioranza e Presidente del Comitato Schengen, Margherita Boniver, quando chiosa che “quella di Gheddafi e le hostess da convertire all'Islam è un'innocua carnevalata”.  “Queste note folkloristiche – ha evidenziato – offuscano la sostanza del trattato di Bengasi, un provvedimento che molti paesi europei ci invidiano. Le celebrazioni serviranno a rafforzare ulteriormente i già eccellentissimi rapporti economici che soprattutto in tempo di crisi sembrano proprio come la manna caduta dal cielo. Anche sotto il profilo della sicurezza e del contrasto ai trafficanti di esseri umani, l'accordo italo-libico è estremamente utile e necessario”. “Scandalizzarsi per le eccentricità del Colonnello naturalmente è lecito, ma i piagnistei – ha concluso la Boniver – non sovrastino l'interesse nazionale”.

Tra le polemiche della giornata di oggi, infatti, sono passati praticamente inosservati i veri appuntamenti istituzionali che avevano spinto il leder libico a tornare in Italia per festeggiare il secondo anniversario del “Trattato di Bengasi”. Prima dell’inaugurazione della sede romana dell'Accademia libica in Italia, il premier Silvio Berlusconi – accompagnato dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dai sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti – ha incontrato per mezz’ora il Colonnello sotto la tenda beduina allestita nel giardino della residenza dell'ambasciatore libico a Roma. Al centro del mini-vertice tutta una serie di importanti accordi che rafforzeranno i rapporti bilaterali tra Italia e Libia, dando ulteriore applicazione al Trattato di amicizia nel settore dell’immigrazione clandestina e offrendo alle aziende italiane importanti opportunità d’investimento. Non per nulla sono numerosi i big dell’economia e della finanza italiani tra gli 800 invitati alla cena di questa sera alla Caserma Salvo D'Acquisto di Tor di Quinto.

Un sistema satellitare di controllo delle frontiere terrestri libiche che sarà fornito da “Selex sistem” di Finmeccanica; un accordo per l’ammodernamento dell’aviazione militare della Difesa; un contratto per la costruzione della rete ferroviaria libica (oltre 3mila chilometri in tutto e duemila lungo la costa, finora appannaggio di Russia e Cina); lo sviluppo della rete elettrica, centrali e sistemi di produzione libici; la creazione della metropolitana di Tripoli. Questi sono solo alcuni dei dossier aperti ai quali le società italiane sperano di poter accedere nei prossimi mesi per appropriarsi di una consistente fetta degli investimenti libici. In ballo, infatti, ci sono decine di miliardi di euro. Un’occasione unica giunta proprio in un momento non facile per l’economia italiana (e i lavoratori nostrani) e per la quale, forse, vale la pena chiudere un occhio sul teatrino di Gheddafi.

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