Difendere e promuovere i propri valori: questo significa essere australiani

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Difendere e promuovere i propri valori: questo significa essere australiani

Difendere e promuovere i propri valori: questo significa essere australiani

18 Ottobre 2008

Si fa spesso riferimento all’Australia come un valido modello di società multiculturale, ed è proprio in base a questo principio che persone provenienti da tradizioni di ogni tipo vivono insieme in armonia. In Australia c’è tuttavia una cultura dominante, così come una lingua comune; inoltre, le istituzioni politiche e culturali che regnano in questo paese sono assolutamente fondamentali affinché venga mantenuto un simile atteggiamento di armonia e tolleranza. 

All’interno di una cornice istituzionale che promuove la tolleranza e tutela l’ordine, è possibile celebrare e vivere appieno la molteplicità di cibo, musica, religione, lingua e cultura. Questo non sarebbe possibile senza quel sistema che in sé è una garanzia di libertà per le differenze.

Quest’anno, in occasione della Giornata Nazionale dell’Australia, ho partecipato come mia consuetudine alla Cerimonia della Cittadinanza presso il municipio di Stonnington nella circoscrizione di Higgins. Quest’anno, c’erano persone appartenenti a 36 paesi diversi alle quali veniva conferita la cittadinanza australiana. Varie autorità pubbliche, dai sindaci ai rappresentanti politici locali e nazionali, solitamente tengono un discorso in quest’occasione; e poiché anche quest’anno si trattava della Giornata Nazionale dell’Australia, non sono mancati i riferimenti a ciò che realmente significa essere australiano.

Uno dei relatori si è soffermato a lungo sui pregi del multiculturalismo, dicendo agli astanti come diventare australiani non implica affatto la rinuncia alla propria cultura, lingua, religione o credenze, e certamente non significa rinnegare il proprio paese d’origine. Più si parlava dell’importanza di non rinunciare praticamente a nulla per diventare australiani, più mi sembrava che, secondo la sua opinione, diventare australiani significasse poco più che ottenere un nuovo passaporto. Il parlamentare terminava il proprio intervento informando i novelli cittadini che avevano reso un grande onore all’Australia, venendo qui e scegliendo di divenire nostri concittadini. Alla fine del discorso, quasi mi sentivo in colpa per aver fatto perdere così tanto tempo a queste encomiabili persone, che dopotutto ci stavano facendo un enorme favore, mentre noi ci attardavamo nei cerimoniali.

A questo punto ho realizzato che questo confuso e imprudente multiculturalismo buonista in realtà sottovalutava il pubblico stesso. Chi lascia il proprio paese per un altro e vuole assumere una nuova cittadinanza, solitamente ha ragioni valide per farlo. Si tratta della scelta consapevole di guardare ad un paese differente, accettando quello che esso rappresenta e decidendo di farne parte. Queste persone sanno che non si tratta di una mera formalità: è una decisione importante. Diventare cittadino di una nazione diversa dalla propria va a modificare in maniera profonda ciò che costituisce la propria identità.

Mi ricordo un episodio particolare, quando assistetti alla partita di qualificazione per i mondiali di calcio tra i Socceroos e l’Uruguay. Un giornalista sportivo si aggirava tra la folla in fila per entrare allo stadio, e giunse ad intervistare una donna anziana con un forte accento straniero. In risposta alla domanda sulla sua provenienza, la donna raccontò di essersi trasferita dall’Uruguay in Australia vent’anni prima. Il commentatore le chiese dunque se avrebbe tifato per l’Uruguay; ma la donna, chiaramente irritata, rispose enfaticamente che tifava per l’Australia – ed era evidentemente infastidita dal fatto che lui avesse potuto pensare il contrario. Non ricordo se a quel punto avesse esplicitamente ribadito che lei era australiana, ma indubbiamente era quello che pensava.

Se una persona amasse l’Uruguay, volesse parlare sempre in spagnolo, trovasse delizioso il cibo uruguaiano, fosse affascinato dalla cultura di quel paese e ne apprezzasse le istituzioni, l’Australia non sarebbe il luogo dove meglio coltivare le proprie passioni. Dunque il fatto che un uruguaiano si trasferisca in Australia sottointende l’idea che ci sia qualcosa in Australia che lui o lei reputa importante, che non è possibile trovare nel suo paese d’origine. Se allora a questa persona venisse chiesto di sottoscrivere un patto di fedeltà all’Australia, ne rimarrebbe sorpresa scoprendo che essere australiani non richiede altro che mantenere vivo il proprio amore per l’Uruguay.

La gente si trasferisce in Australia e ne richiede la cittadinanza perché vuole essere parte di ciò che il nostro paese rappresenta. Dovremmo essere orgogliosi del fatto che da tutto il mondo vi siano persone che vengono qui da noi, per vivere secondo i nostri valori, i valori in cui crediamo:

– Le possibilità economiche: l’Australia è una società aperta, dove l’eredità e l’ereditarietà non determinano la situazione economica di una persona. Il lavoro duro porta le sue ricompense.

– La sicurezza: in Australia non ci sono rivoluzioni, guerre o episodi di violenze politica. Chi vuole vivere in pace può farlo.

– La democrazia: il governo risponde all’opinione pubblica e si rinnova ciclicamente in maniera pacifica attraverso meccanismi elettorali nei quali il voto è segreto.

– La libertà individuale: ognuno è libero di scrivere, pensare, pregare e comportarsi come meglio reputa, fino a quando questo non invade lo spazio altrui. Particolarmente degno di nota è il fatto che le donne hanno un altissimo grado di libertà individuale in Australia .

– L’ambiente circostante: l’Australia ha aria pulita, e cibo ed acque non contaminati. È ricca di spazi aperti e di bellezze naturali.

– Infrastrutture e servizi sociali solidi: in Australia ci sono strade asfaltate per i trasporti, ospedali dove si curano le malattie ed un sistema di istruzione in grado di garantire un buon livello medio. L’Australia si occupa dei suoi anziani e dei disabili.

Il Patto o Dichiarazione di Cittadinanza Australiana riassume l’essenza di ciò che significa essere australiani. Dice così: da questo momento in avanti [davanti a Dio], dichiaro la mia lealtà verso l’Australia e la sua gente, le cui convinzioni democratiche condivido, i cui diritti e libertà rispetto, e le leggi sottoscrivo ed obbedisco.

Per essere un cittadino australiano, si deve in primo luogo dichiarare la propria lealtà: lealtà all’Australia. Si dichiara di condividere determinati ideali, ideali democratici; di rispettare i diritti e la libertà degli altri, e le regole di uno Stato di diritto.

C’è un significato profondo insito in questa dichiarazione. Se non ci basiamo su di un consenso diffuso per formare i nostri governi, o non stabiliamo un accordo per rispettare le leggi, nessuno di noi sarà in grado di usufruire dei propri diritti e libertà senza venire minacciato dagli altri.

Abbiamo sottoscritto un patto al fine di vivere in una società democratica, seguendo le leggi che essa redige; in questo modo, i diritti e le libertà di ognuno vengono tutelati. Coloro che si trovano al di fuori di questo patto costituiscono un pericolo per i nostri diritti e le nostre libertà, e se richiederanno la cittadinanza saremo costretti a rifiutare. Se sono già in possesso di una doppia cittadinanza, e un altro paese li considera già cittadini, non dobbiamo esitare a revocargliela.

I terroristi e coloro che li appoggiano non riconoscono agli altri individui il diritto e la libertà di vivere senza essere mutilati o colpiti da bombe ed altri ordigni esplosivi. Con questo, rinunciano al diritto di essere cittadini australiani.

Il rifiuto di riconoscere lo Stato di diritto così come formulato nelle istituzioni democratiche è anch’esso una pugnalata al cuore del patto australiano. Durante un’intervista su 7.30 Report lo scorso agosto, nella quale gli venne chiesto se i musulmani australiani che vivevano in Australia avevano il dovere di ubbidire alla legge del paese in cui abitano, il predicatore mussulmano fondamentalista Ben Brika rispose: "Si tratta di una questione complicata: ci sono due leggi, la legge islamica e quella del governo australiano".

Questa tuttavia non è una questione complicata. C’è solo una legge alla quale tutti siamo tenuti ad ubbidire, ed è quella emanata dal Parlamento in linea con la Costituzione australiana. Se ad alcuni individui risulta impossibile accettarla, allora sarà altrettanto impossibile per loro convivere con i principi fondamentali sui quali si erige il nostro paese, e con tutto ciò che esso rappresenta.

L’Australia è uno Stato laico, ed in quanto tale è in grado di garantire la libertà di culto a tutte le religioni. Ogni fede religiosa fornisce ai propri credenti dettami da seguire nella preghiera, nella morale e nell’ambito della propria coscienza. Tuttavia, non esiste un insieme di leggi derivate da un’autorità religiosa che può trovarsi in competizione con la legge australiana nell’ambito della società civile: la fonte della legge è unicamente la legislatura eletta democraticamente.

D’altro canto, vi sono paesi che applicano ordinamenti di ispirazione religiosa; l’Arabia Saudita e l’Iran sono tra questi. Se un individuo desidera vivere secondo tali leggi, in questi paesi potrebbe trovarsi a suo agio, certamente non in Australia. Per questo, il patto di cittadinanza dovrebbe essere un avviso a lettere cubitali per coloro che desiderano vivere secondo la legge della sharia. Coloro che non vogliono riconoscere la supremazia dell’ordinamento civile in quanto risultato di un processo democratico non possono sottoscrivere in tutta onestà il patto di appartenenza. In quanto tali, essi non soddisfano i prerequisiti per ottenere la cittadinanza.

Prima di entrare in una moschea, ai visitatori viene chiesto di togliersi le scarpe in segno di rispetto. Se si hanno forti obiezioni nei confronti dell’idea di camminare scalzi, non si entra in una moschea. Allo stesso modo, per diventare australiani è necessario condividere determinati valori. Se questi valori costituiscono un problema, non è possibile vivere in Australia.

Dobbiamo essere molto chiari in merito a questi temi. Ci sono alcune convinzioni, alcuni valori che sono così fondamentali per la natura intrinseca del nostro paese, che coloro che si rifiutano di accettarli rifiutano altresì l’idea stessa della nostra società. Se una persona non riesce a sottoscrivere in tutta onestà il patto di cittadinanza, questa persona non potrà mai essere un vero cittadino australiano. E se una persona ha già la cittadinanza, da noi così come in un altro paese, in questo caso non potrà mantenerla e dovrà essergli revocata.

Chiaramente, questo non sarà possibile nel caso di coloro che sono nati in Australia e non hanno una doppia cittadinanza. In casi simili, ci troviamo di fronte a cittadini australiani così emarginati da non credere in quello che il loro stesso paese rappresenta. Una tale alienazione potrebbe rappresentare una minaccia per i diritti e le libertà degli altri cittadini: per questo dovremo dedicare particolare attenzione a spiegare a queste persone i nostri valori e la loro importanza, collaborando con autorità da essi riconosciute per facilitare il processo. Ciò che comunque dovranno riconoscere in ultimo è che esiste una sola legge, e che questa verrà applicata qualora essi ne riconoscano o meno la legittimità.

Tutto ciò potrebbe rappresentare un problema per gli immigrati di seconda generazione, i figli di coloro che hanno lasciato la propria casa per venire in Australia e che ora sono in una zona d’ombra dove i valori del paese d’origine dei genitori sono andati perduti, ma quelli della nuova patria non sono ancora stati pienamente adottati. Per gestire questa situazione, dovremo ribadire fortemente le nozioni fondamentali alla base della realtà australiana, e specificare come intendiamo vengano rispettate. Credo che a regole più severe per l’ottenimento della cittadinanza corrisponderebbe un maggiore rispetto per i nostri valori.

Nessuno dimostrerà rispetto per una nozione di cittadinanza così mite da non chiedere nulla in cambio. La cittadinanza australiana, invero, esige rispetto per numerosi principi: lealtà, tolleranza, rispetto per gli altri cittadini e sostegno ad una forma di governo democratica.

Non ci sarà mai rispetto per un’idea di cittadinanza basata sul multiculturalismo buonista che ho descritto in precedenza. Sarà più probabile che susciteremo rispetto evidenziando le aspettative e i doveri generati dal grande privilegio della cittadinanza. Siamo una società fondata su una grande tolleranza delle differenze; ma mantenere tale tolleranza è possibile soltanto all’interno di uno schema condiviso che garantisce diritti e libertà di ognuno. È per questo che chiediamo ai cittadini -a tutti i nostri cittadini – di sottoscrivere tale schema.   

Non approvo rappresentazioni disgustose come il Piss Christ, e non credo che le gallerie d’arte dovrebbero esporle. Tuttavia credo che questi comportamenti offensivi abbiano il diritto di essere manifestati, senza timore di violenze o rivolte. I musulmani non gradiscono che il Profeta venga rappresentato, e non credono che i giornali dovrebbero diffondere tali rappresentazioni. Ma anch’essi devono riconoscere che questo non giustifica la violenza contro le redazioni o i paesi che accettano di pubblicarle.

Chiediamo a tutti i nostri cittadini di riconoscersi in un sistema che protegga i diritti e le libertà di ognuno. Si tratta dei valori dell’Australia, e dobbiamo essere molto chiari su questo punto: non sono negoziabili. Ci aspettiamo che tutto coloro che si dicono australiani li sottoscrivano: lealtà, democrazia, tolleranza, lo Stato di diritto, sono valori che è giusto promuovere, che è giusto difendere. Sono i valori dell’Australia e di tutti i suoi cittadini.

Traduzione Alia K. Nardini
(discorso presso il Sydney Institute)

Peter Howard Costello è stato vice-presidente del Partito Liberale australiano e Ministro del Tesoro dal 1996 al 2007.