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Le radici

Difendiamo le statue per difendere noi stessi

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In questi giorni, in queste ore, vediamo il prorogarsi di manifestazioni e atti che non hanno i caratteri di una protesta civile, nel merito e nel metodo soprattutto. Sono manifestazioni e atti mossi bensì da un vero e proprio intento denigratorio, distruttivo e, per certi aspetti, anarcoide, da un punto di vista identitario e storico.

Chi sono i protagonisti di queste manifestazioni e di questi atti? Sono gruppi di attivisti che, sfruttando la tragica morte di un cittadino americano di colore, si sono posti l’obiettivo di condannare la storia, nonché la titolarità di poterlo fare.

A Londra è stata vandalizzata la statua di Winston Churchill, in Belgio la statua di Leopoldo II a Bruxelles, in America decapitata una statua di Cristoforo Colombo.

Tutto ciò non è tollerabile, non è giustificabile, non è possibile.

Tutto ciò è un attacco alla storia dell’Occidente.

Difendere l’integrità delle statue, nelle città europee in particolare, di importanti personaggi storici, siano essi statisti, re, condottieri, esploratori, pensatori, militari, non significa soltanto difendere la nostra storia, significa difendere l’identità politica e culturale dell’Occidente. Identità che, lo si voglia o meno, è stata cementata, nei secoli passati, sul mito della nazione, dell’imperialismo e della forza militare. I più scettici su questo punto di vista potrebbero obiettare, dichiarando come oggi sia anacronistico riconoscersi in un passato ormai passato e pieno di razzismo, militarismo e nazionalismo.

Tuttavia, non vi è nulla di anacronistico anzi, il passato è necessario conoscerlo, e l’eloquenza di una statua è significativa per scoprirlo.

Quindi, il passato non è da conoscersi per riconoscersi nel passato stesso, bensì nel presente, che è dovuto a quel passato e ai protagonisti che lo hanno caratterizzato.

Conoscere il passato, per comprendere il presente, e comprenderci, potendo così immaginare il futuro.

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