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Verso il Pdl

Difesa del mercato e libertà sui valori: il nostro contributo al nuovo partito

“Libertiamo” non vuole dire nulla, ma rende l’idea.  Il nostro obiettivo è di costituire una polarità liberista e libertaria all’interno del PDL. Nemmeno “polarità”, in questo caso, ha un significato preciso, ma, di nuovo, credo che renda l’idea del progetto.

Con i Riformatori Liberali, che confluiscono oggi nel PDL, abbiamo scommesso su un nuovo centrodestra a guida berlusconiana nel momento in cui la leadership del Cavaliere sembrava a molti esaurita, nel luglio del 2005. Noi pensavamo, invece, che la rottura politica operata nel 1994 non avesse perso la sua forza e soprattutto la sua modernità, e che di lì occorresse partire per costruire attorno ad una leadership forte e ad un programma di governo condiviso, un vasto schieramento moderato e liberale, che contribuisse anche a consolidare in chiave bipolare il sistema politico italiano.

Oggi, ad un anno da un risultato elettorale straordinario e dopo l’esperienza dei gruppi parlamentari unitari, bruciati i vascelli alle spalle, Forza Italia, AN e le altre forze del centrodestra costituiscono formalmente il nuovo partito.

La nostra idea è che il partito, per avere futuro e successo, dovrà assomigliare al suo elettorato. Cosa intendo dire? Che dovrà essere un partito post ideologico, cioè ricco di più riferimenti ideali, di più orizzonti valoriali, di più ispirazioni etico-politiche.

Uno statuto politico-culturale rigido, predefinito, o addirittura confessionale finirebbe per costituire una camicia di forza: per il partito, che ne finirebbe paralizzato, per gli elettori, che ne sarebbero respinti.  La libertà dallo stato invadente, il mercato, il merito, il garantismo, la sicurezza, la sussidiarietà, il federalismo, il presidenzialismo: questi obiettivi politici sono “valori” che uniscono e rafforzano un partito che ha l’ambizione di rappresentare la maggioranza degli italiani.

Nelle società contemporanee, sarebbe un errore pensare che il bipolarismo politico rifletta un sostanziale “bipolarismo etico”, articolato attorno a schieramenti che si definiscono e si qualificano in ragione delle opzioni culturali o religiose di chi li vota.

Tutte le indagini, anche le più accurate, mostrano che sui temi eticamente “sensibili” gli orientamenti etico-culturali si distribuiscono all’interno di entrambi gli schieramenti secondo rapporti non troppo diversi da quelli che si registrano nella generalità dell’elettorato.  Gli elettori contrari ad ogni forma di riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, ad esempio, sono “un po’ di più” nel centrodestra e quelli favorevoli “un po’ di più” nel centrosinistra, ma nulla di più.

Le grandi forze del Partito Popolare Europeo con questa realtà hanno già fatto i conti da tempo. In Francia, ma anche in Germania e in Spagna, le posizioni sui temi eticamente sensibili del centrodestra sono improntate al pragmatismo e, casomai, si distinguono da un certo giacobinismo della sinistra che punta, con furore regolatorio, ad un appiattimento burocratico e ad un sistema onnicomprensivo di “diritti”. Ma né in Francia, né in Germania, né in Spagna, il centrodestra ritiene di rispondere alla demagogia dei diritti, con un’uguale e contraria ideologia dei divieti. Nessuna grande forza politica del PPE mostra un approccio pregiudizialmente progressista, ma neppure sposa un’impostazione ideologicamente tradizionalista, contraria ad ogni forma di innovazione civile e impegnata ad arginare la spontanea evoluzione del costume, delle opinioni correnti, dei valori prevalenti e dei comportamenti privati.

Libertiamo non è solo, né vuole esclusivamente apparire, il centro di resistenza ad una deriva ideologica di tipo valoriale. Vuole anche, come ha acutamente riconosciuto Gaetano Quagliariello, resistere a quella “criminalizzazione del mercato” che sembra essere diventato il rifugio ideologico delle vedove inconsolabili del socialismo e l’alibi “politicamente corretto” dei teorici del neo-statalismo. Da questo punto di vista, consideriamo un eccellente viatico per la nostre “provocazioni liberiste” le parole con cui Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla presentazione di Libertiamo, ha individuato la ricetta per uscire dalla crisi: “Non ho dubbi che dall'attuale crisi di mercato si potrà  uscire solo rafforzando e, in parte, bonificando il funzionamento del mercato che deve rimanere il solo strumento adeguato alla creazione e diffusione della ricchezza nonché uno strumento di promozione umana ed uguaglianza in campo economico”.

Libertiamo, dunque, non vuole aggregare “i laici”, ma rappresentare una voce laica (mi adeguo ad un linguaggio che non amo) del centrodestra. Non vuole costituire un nostalgico ridotto liberista, ma rifornire la discussione interna al Pdl con quelle buone ragioni del mercato e delle riforme sociali utili per affrontare la crisi e, ancor di più, per la fase successiva.

Arriviamo buoni ultimi e con pochi mezzi rispetto ai preziosi think tank che hanno avuto il merito di nutrire e orientare la crescita politica del centrodestra fino ad oggi – penso a Magna Carta, con L’Occidentale e a Farefuturo con Ffwebmagazine-, ma crediamo che la pluralità delle voci e una sana competizione nel mercato delle idee siano i presupposti migliori costruire un grande partito, capace di durare nel tempo. Tra queste voci, ci sarà la nostra, a partire da un magazine on line, Libertiamo.it, che speriamo possa servire, con contributi intelligenti e appassionati, ad avanzare proposte coraggiose, pragmatiche e responsabili.

 

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1 COMMENT

  1. Liberali
    Lo so che non c’entra niente, ma non vorrei poi che anche Della Vedova facesse il percorso di Guzzanti e adasse a finire nel PLI ad ingrossare gli iscritti che, per adesso, sono in tre: De Luca, Guzzanti e uno sconosciuto. Ovvero segretario, vice segretario ed il loro elettore. Io, per la verità, credo che Della Vedova sia di tutt’altra stoffa morale e non soffra di padreternismo come Guzzanti e figliolanza. L’unica cosa che potrebbe capitare con Della Vedova che, se non sbaglio, fa il docente universitario, è quella di stancarsi a giocare all’onorevole considerato lo stato miserando del nostro Parlamento ridotto ad un luogo in cui è impossibile deliberare, causa un regolamento fatto apposta per non decidere, se non con l’assenso pressoché di tutti. La Costituzione, poi, che dovrebbe essere rottamata, per colmo d’ironia viene adorata come e più di un idolo pagano. Mi riferisco a quegli idoli che i primi cristiani chiamarono falsi e bugiardi. Con buona pace del nostro Presidente e del sempre più sorprendente Fini.

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