Disfatta Pd, Speranza: “Renzi non può essere premier e segretario”

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Disfatta Pd, Speranza: “Renzi non può essere premier e segretario”

20 Giugno 2016

Matteo Renzi commenta il chiaro ‘ko’ del Pd alle amministrative. E l’unica critica che concede a se stesso è quella di aver rottamato troppo poco. Prova ad uscirne con la faccia pulita.

“Abbiamo perso, c’è poco da dire. E vi dirò di più, quando ci battiamo coi grillini prendiamo la batosta. Renzi ha perso perché non ha fatto abbastanza Renzi. Ho rottamato troppo poco. Devo mettere da parte la vecchia guardia”, questa la sua ultima dichiarazione.

Roberto Speranza, leader della minoranza dem, prova, invece, a interpretare gli esiti della disfatta con una chiave più corrispondete alla realtà. E al Corriere Tv dice: “Io non ho aspettato le amministrative per esprimere la mia opinione sul tema del doppio incarico e queste elezioni danno una clamorosa conferma alle nostre preoccupazioni. Il Pd rischia di essere un leader carismatico in tv e una sommatoria di comitati elettorali sul territorio, ma io non gioco questo argomento contro una leadership, dico però che il doppio incarico non funziona”.

Puntualizza con più enfasi sul punto: “Ribadisco che il doppio incarico non fa bene al Pd e oggi è il momento di cambiare rotta; se non leggiamo così questo voto, c’è un segnale fortissimo dagli italiani che richiede una risposta politica che riguarda da un lato le nostre politiche: ha pesato o no la legge sulla scuola che portato in piazza 600.000 insegnanti? Se togli la tassa sulla prima casa anche a un miliardario che messaggio dai alle periferie? E poi dobbiamo riorganizzare un partito sfilacciato e non più credibile sul territorio, lo dico perché penso che il Pd sia la vera àncora di salvezza del Paese e sono preoccupato perché se il Pd è più debole è più debole l’Italia. Perciò è fondamentale ricostruire il partito, cosa che Renzi non ha fatto in modo efficace in questi due anni”.

E poi aggiunge: “A Roma eravamo tutti consapevoli della difficoltà ma numeri così larghi doppiati dall’altro candidato segnalano una difficoltà profonda, bisogna ripartire di là c’è un pezzo della società italiana che trova una contraddizione tra il racconto del Pd e la propria vita quotidiana, la realtà è più forte della comunicazione. Un pezzo di italiani che vive nelle aree del disagio, infatti, i dati peggiori per il Pd vengono dalle periferie e dai giovani, non credo sia un caso, dove il futuro è percepito con incertezza c’è una distanza. Credo che il Pd debba partire da lì nell’analisi di questo voto”.