Dl anticrisi, arrivano i bonus e il tetto mutui
29 Novembre 2008
di Redazione
Un piano in sette mosse per sostenere le famiglie in difficoltà e dare ossigeno al sistema economico in piena recessione. Il governo ha varato l’atteso decreto legge anticrisi, una sventagliata di misure in diversi settori che – con i 16,6 miliardi da stanziare per le infrastrutture nel Cipe della settimana prossima – compone il maxi-intervento per iniettare 80 miliardi nell’economia reale. Dal bonus fiscale per 8 milioni di famiglie agli interventi per alleggerire il peso dei mutui, dalle agevolazioni fiscali per le imprese al rafforzamento degli ammortizzatori sociali, dal blocco delle tariffe fino ai bond del Tesoro per rafforzare il patrimonio delle banche: un pacchetto sostanzioso che in larga parte avrà effetti dal 2009 e che soddisfa moderatamente Confindustria, Cisl, Uil, Ugl e Confcommercio. La Cgil, invece, resta critica e conferma lo sciopero generale del 12 dicembre. "Il senso generale delle proposte – ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani – non indica la svolta di cui il Paese ha bisogno".
Il carnet di misure per le famiglie è centrato soprattutto sul bonus fiscale da 2,4 miliardi per i redditi medio-bassi: una detrazione straordinaria nel 2009 (da 200 a 1.000 euro) per lavoratori dipendenti, pensionati e persone non autosufficienti. Ne beneficeranno 8 milioni di nuclei di lavoratori dipendenti con figli e pensionati con un reddito fino a 22mila euro, tetto che sale a 35mila euro per le famiglie con persone disabili. Ma il provvedimento contiene anche il blocco per 6 mesi delle tariffe autostradali e il congelamento di quelle ferroviarie sulle tratte regionali, e ci saranno sconti fino al 15% sulla bolletta del gas per le famiglie economicamente svantaggiate. Le tariffe "devono scendere – ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – e una parte della discesa sarà, automatica, una ‘spintanea’ e una volontaria". Ci sono poi le novità per i mutui a tasso variabile: quando il tasso supererà il 4%, lo Stato si accollerà la parte eccedente della rata, mentre da gennaio i nuovi contratti saranno indicizzati al tasso Bce.
Per ridare slancio al sistema produttivo, invece, il governo ha puntato soprattutto su misure fiscali, dando seguito alle richieste avanzate in questi giorni dalle organizzazioni imprenditoriali. Ci sarà così una riduzione del 3% per gli acconti Ires e Irap e la deducibilità dall’Ires di una quota dell’Irap. È stata prorogata la detassazione del salario di produttività per i redditi fino a 35mila euro, mentre passa da 3mila a 6mila euro l’anno la parte del salario su cui si applicano gli sgravi. Il pagamento dell’Iva, poi, d’ora in poi avverrà al momento dell’incasso e non alla fatturazione, mentre saranno accelerati i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. Il governo ha anche aumentato le risorse per gli ammortizzatori sociali, estendendo la platea anche ai precari, mentre per le piccole imprese arriva una "revisione congiunturale" degli studi di settore. In attesa dei fondi Cipe, poi, arrivano due novità importanti per evitare possibili stop all’esecuzione delle infrastrutture: i ricorsi giudiziari non fermeranno i lavori e per ogni progetto ci sarà un commissario speciale che vigilerà sulla realizzazione delle opere.
Il sostegno alle banche, colpite duramente dalla crisi dei mercati finanziari, passerà per le obbligazioni speciali (convertibili) che potranno essere sottoscritte dal Tesoro. Dopo i due decreti di ottobre, che prevedevano interventi più incisivi nel capitale degli istituti di credito, i cosiddetti ‘Tremonti-bond’ puntano invece a garantire "un adeguato livello di patrimonializzazione" alle banche quotate. E Tremonti si aspetta già di ricevere richieste per un ammontare di 10-12 miliardi. Con il bond, tuttavia, le banche si impegnano a fornire credito a famiglie e Pmi a determinate condizioni e dovranno adottare un codice etico con precise indicazioni sulle retribuzioni del management. Sarà inoltre creato un osservatorio attivo in tutte le prefetture per controllare che le banche non chiudano i rubinetti del credito.
Il decreto "va nella giusta direzione", ha detto con misurata soddisfazione il numero uno degli industriali Emma Marcegaglia, anche se "ci aspettiamo che arrivi già nelle prossime settimane, uno stanziamento di ulteriori fondi". La Cisl, invece, elogia soprattutto le misure sugli ammortizzatori sociali, mentre per la Uil "il bicchiere è mezzo pieno" e c’è l’auspicio di miglioramenti in Parlamento. È critico invece Epifani, che ha confermato lo sciopero di dicembre: "Colpisce – ha sottolineato il leader della Cgil – che il mondo del lavoro più produttivo, operai, impiegati e insegnanti, non abbia nessuna risposta in termini di riduzione di peso fiscale o di abolizione del drenaggio fiscale. Questa scelta è incomprensibile".
Glv/Gab
fonte: APCOM
