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Diario della Spring School/2

‘Dobbiamo credere nel recupero della democrazia rappresentativa’

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Giornata intensa alla Spring School, la seconda del corso di alta formazione politica. Giornata di studio, di lavoro e, quindi, di sacrificio, ma anche - e soprattutto - giornata di soddisfazioni. La soddisfazione che genera dalla consapevolezza di aver partecipato ad appassionanti dibattiti, assistito a lezioni formative, appreso nuovi concetti, e quindi, più in generale, aver colto una preziosa opportunità.

D’altronde non poteva essere diversamente, tenuto conto della preziosa e puntuale organizzazione che ha guidato ogni ora di questa giornata, del prestigioso parterre di relatori che si sono susseguiti e, perché no, anche di quel quid pluris che può dare una comunità di giovani appassionati.

E appassionante è stato sicuramente il primo intervento di questa seconda giornata di formazione, quello del professor Mario Mustilli della Seconda Università di Napoli, che ha trattato il succedersi delle politiche pubbliche nella storia contemporanea, inaugurando così il tema del cambiamento e delle sfide future. Che è stato, poi, il fil rouge dell’intera giornata, analizzato prima sotto il profilo economico e poi, nell’Adunanza Plenaria, sotto quello politico-istituzionale.

Mustilli, in particolare, ha aperto il suo intervento con una citazione di Von Hayek: “L’economista ha bisogno di dismettere gli attrezzi dell’economista e diventare un po’ sociologo”. Ed è infatti così, con un occhio rivolto al tessuto sociale e l’altro alle variabili economiche, che ha improntato la lezione, coinvolgendo tutti i corsisti, peraltro di diversa formazione universitaria, nelle dinamiche di politica economica. L’etica di Croce e il pragmatismo di Einaudi, nonché la Scuola economica austriaca di Von Hayek, Schumpeter e Popper sono stati al centro della sua riflessione. Il professore ci ha poi spiegato come l’avvento dell’impresa nell’800 abbia cambiato le regole su cui era formato lo schema neoclassico, concentrando al suo interno transazioni di carattere reale prima e finanziario poi. Si è poi arrivati all’implosione del capitalismo con la crisi del ’29 e quindi, senza soluzione di continuità, a Keynes e alla sua manovra dello Stato. La lezione termina, infine, con l’analisi dei limiti e pregi del Welfare State e poi del neoliberismo economico, che comporta la contrazione del sostegno alla domanda attraverso la spesa pubblica, consegnando così “il potere ai giganti”: Stato e grandi imprese.

Altrettanto emozionante è stata l’Adunanza Plenaria del pomeriggio, che ha visto come protagonisti Giuseppe Calderisi, membro della Commissione Affari Istituzionali della Camera dei deputati, Stefano Ceccanti, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato e Ciriaco De Mita, membro della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. La presenza di figure di questo calibro, rappresentanti di formazioni diverse e, quindi, portatori di differenti esperienze, ha prodotto uno stimolante ed “effervescente” dibattito sul tema delle riforme istituzionali e delle ricette anticrisi, che si è concluso con una frase di grande effetto di De Mita: “Sono ostinato a credere nel recupero della democrazia rappresentativa”. Anche noi giovani, ostinatamente, ci dobbiamo credere.

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