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Nel decreto Millepropoghe

Dopo anni di caos l’Italia fa ordine sulla donazione degli organi

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Il decreto “milleproroghe”, attualmente in esame al Senato, doveva contenere una norma con l’obbligo di esprimere sulla carta d’identità il consenso o meno alla donazione post mortem dei propri organi. Questa la formulazione dell’art. 3 comma 8 bis così come era stato previsto: “La carta d'identità deve altresì contenere l'indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte”.

Ieri, però, nell’aula del Senato della Repubblica, il relatore, Antonio Azzollini, Presidente della Commissione Bilancio, ha chiesto ed ottenuto dal Governo (nella persona del Sottosegretario Luigi Casero) di sostituire la parola "deve" con la parola "può".

La proposta era già contenuta in un emendamento al “milleproroghe”, ha spiegato il Presidente della Commissione Affari Costituzionali, Carlo Vizzini: “il Governo ha sbagliato a trascrivere nel maxiemendamento la norma e ha scritto “deve” invece di “può”.

Il dibattito sul come esprimere la propria volontà in tema di donazione iniziò alla fine degli anni 80 con l’introduzione del principio del silenzio assenso informato; in altre parole, il cittadino doveva esprimere esplicitamente la propria volontà.

Attualmente per negare o permettere la donazione dei propri organi è sufficiente l’iscrizione ad Associazioni pro-donazione (firmando l’apposito consenso), oppure con una specifica dichiarazione scritta, o con il tesserino blu introdotto dal Ministero della Salute.

E' possibile anche tornare indietro sulle proprie decisioni. In tal caso si può modificare la dichiarazione di volontà in qualsiasi momento ed è ritenuta valida l'ultima dichiarazione prestata secondo le modalità previste.

Al momento della morte, se una persona non ha espresso la sua volontà, solo i familiari possono opporsi all’espianto degli organi.

Con il provvedimento in esame al Senato, invece, la carta d’identità potrà contenere il consenso o il diniego alla donazione e non l’obbligo, come previsto in un primo momento.

Si tratta di un importante passo avanti poiché la carta d’identità è un documento che tutti necessariamente devono possedere.

Certamente il numero delle persone che acconsentiranno alla donazione aumenterà di molto con l’introduzione di questa disciplina, con la speranza che l’altissimo numero di decessi “evitabili” attraverso un trapianto possa velocemente diminuire.

In Italia il numero di potenziali donatori che rifiutano espressamente la donazione è uno dei più bassi in Europa, circa il 30%, ma è ancora una percentuale troppo alta, spesso frutto di ignoranza o di vecchi pregiudizi facilmente superabili attraverso campagne di sensibilizzazione mirate.

Alessandro Nenni Costa, Direttore del Centro Nazionale Trapianti, si è dichiarato soddisfatto per l’introduzione della nuova norma, perché si avrà ugualmente un aumento delle dichiarazioni di consenso. L’importante, in questi casi, è che si parli di donazione.

Il dottor Umberto Veronesi è da sempre un grande sostenitore della donazione intesa come grande gesto di solidarietà verso gli altri e consiglia a tutti di scrivere SI sulla carta d’identità.

Attualmente gli italiani favorevoli sono 7 su 10 e, nell’ultimo anno, i donatori sono cresciuti del 9% ed anche i trapianti di organi sono aumentati (+ 7%).

Dopo anni di confusione, finalmente, la nuova norma farà un po’ di ordine e darà nuovi slanci al tema della donazione: il più grande gesto d’amore e di generosità che tutti noi possiamo fare per ridare una speranza di vita a chi soffre.

   

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