Dopo Guantanamo tocca a Bagram

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Dopo Guantanamo tocca a Bagram

04 Aprile 2009

Per Obama i detenuti del carcere militare americano di Bagram, in Afghanistan, sono dei “nemici combattenti”. Quindi devono essere trattenuti per tempo indefinito, senza processo, senza avvocati, senza poter comunicare con l’esterno. Un provvedimento estremo perché la guerra è estrema. Il presidente ha previsto un allargamento del carcere per decine di milioni di dollari, in previsione dell’arrivo di almeno altri 1.000 prigionieri.

Ma per il fronte legalista e pacifista che ha esultato dopo la chiusura di Guantanamo è stato un affronto. “Speravamo che Obama ci guidasse su una strada diversa –  ha commentato l’avvocato Tina Foster – ma ha deluso queste aspettative”. Che Obama debba porsi il problema di cosa farà dei sospetti terroristi catturati nella regione, e di quali saranno i loro diritti, questo è fuori discussione: i familiari di alcuni detenuti di Bagram hanno raccontato che i loro parenti sono stati rinchiusi in carcere per faide familiari e rivalità tribali.

Dilawar e Habibullah finirono appesi a una trave della loro cella a Bagram, incatenati da militari di leva dell’esercito americano. Soldati inesperti che torturarono a morte le loro vittime e per un certo periodo di tempo sono stati coperti dalle alte sfere. A smascherare i colpevoli del duplice assassinio, però, non sono stati i gli avvocati e i giornalisti del soccorso rosso. Un anno prima che la notizia arrivasse sui giornali, infatti, fu il Comando di Investigazione dell’esercito americano a incriminare decine di ufficiali e di soldati per omicidio colposo. 

Per il campione dei difensori del Jihad, l’avvocato Clive Stafford Smith, “E’ assolutamente troppo presto perché i difensori dei diritti umani salgano sul ponte della Lincoln per annunciare ‘missione compiuta’”. Lui ha assistito Binyam Mohammed, una delle pedine della rete di Bin Laden, facendolo uscire da Guantanamo. Ci sono ancora 18mila prigionieri detenuti dalle autorità militari americane nel mondo o con l’appoggio dei governi locali. Non sappiamo cosa proverà l’avvocato Stafford quando li avrà liberati tutti. Noi avremo perso la nostra sicurezza, anzi forse l’abbiamo già persa.