Dopo il bagno di sangue di ieri le piazze di Teheran si svuotano
25 Giugno 2009
Mousavi interviene dopo il massacro di ieri: "Chi è dietro ai brogli elettorali è responsabile del bagno di sangue". "Protestare contro il risultato elettorale e i suoi sviluppi è un diritto costituzionale", ha aggiunto il leader dell’opposizione che pure aveva preso le distanze dalle violenze scoppiate in piazza.
La manifestazione prevista oggi a Vali-Asr, a Teheran, non ci sarà (anche se delle voci parlando di nuovi scontri e arresti). Da quello che filtra sembra che in piazza non ci sia nessuno. Le spiegazioni potrebbero essere due: la paura dei pasdaran e dei miliziani che Ahmadinejad ha schierato nella capitale, pronti a ripetere la dura repressione di ieri; oppure perché i leader della opposizione, Mousavi in testa, hanno preso le distanze dalle violenze della manifestazione di ieri, dopo essere finiti agli arresti domiciliari.
Gli ambienti ostili al governo nella mullocrazia continuano a esprimere il loro dissenso. L’ayatollah Tabrizi ha criticato la linea adottata dal governo: "chiunque dovesse violare i diritti politici e civili dei cittadini, diventerebbe un tiranno". Secondo l’ayatollah Montazeri, invece, un altro degli esponenti della fronda interna al regime: "Tornate a ragionare e non allontanate il popolo dalla Stato e dalla religione islamica. Sicuramente la vostra condotta non giova all’Islam e macchia la nostra religione".
La giornata di ieri era stata funestata da una delle peggiori repressioni scatenate dal governo da quando sono partite le proteste. La notizia che il riconteggio parziale dei voti delle presidenziali aveva confermato il risultato del 12 giugno scorso aveva scatenato le proteste dei manifestanti riuniti nella centralissima piazza Baharestan, nei pressi del parlamento. Ci sarebbero stati almeno 4 morti e decine di feriti, 20 i morti negli ultimi giorni (tra cui 8 Basij).
Ieri a un certo momento da una delle moschee nelle vicinanze sono saltati fuori all’incirca 500 Basij armati di mazze e bastoni che hanno cominciato a colpire la folla. E’ stato un “massacro”, un “inferno”, donne picchiate senza pietà e abbandonate sul selciato. L’impressione è che il presidente Ahmadinejad stia scatenando le forze repressive che gli sono fedeli per mettere definitivamente il bavaglio ai rivoltosi. Il fatto che Mousavi abbia deciso di annullare la manifestazione prevista per oggi – in memoria della giovane Neda, la ragazza divenuta simbolo di tutte le vittime della rivolta – la dice lunga sui timori dell’opposizione, considerando anche il fatto che la guida suprema Khamenei ha invitato gli iraniani “a rispettare la legge”. Il messaggio delle autorità è chiaro, le manifestazioni devono cessare o quella che fino adesso è stata una dura repressione si trasformerà in un vero e proprio bagno di sangue.
Va ricordato che oggi il ministro degli esteri Mottaki ha dichiarato che non sarà presente al G8 dei ministri degli esteri previsto a Trieste, dopo che il governo italiano aveva fatto di tutto per coinvolgere l’Iran nella partita. Per il ministro Frattini “quelle che giungono da Teheran sono notizie terribili che condanniamo perché screditano le autorità iraniane e rendono questo Paese un problema per la comunità internazionale”. D’altra parte a Trieste sarebbe stato complicato sedere accanto al rappresentante dell’Iran che giudica le potenze occidentali, gli Usa e la Gran Bretagna su tutte, come i mandanti della rivolta dell’Onda.
