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Il governo del 'preside' e le riforme a metà

Dopo la cura Monti il mercato del lavoro è ancora una foresta pietrificata

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Manifestamente insussistente, ecco la formula magica che salva una insufficiente riforma del mercato del lavoro. Senza una vera flessibilità in uscita però non si rilancia la crescita. Ha scontentato tutti, eppure tra mugugni e finte barricate il compromesso (al ribasso) raggiunto sui licenziamenti economici sotto sotto fa comodo a molti. Purtroppo sarà per il mondo del lavoro e quello dell’impresa veramente manifestamente insussistente, anzi dannoso, perché aggiungerà contenzioso a contenzioso.

Bersani può sbandierare con tanto di sigaro in bocca, il risultato politico di aver fatto fare marcia indietro al Ministro Fornero e al Governo tutto sul fronte del diritto al lavoro, evitando con il varo del ddl in luogo del decreto che gli elettori del Pd lo prendessero a pietrate nella prossima campagna elettorale. La Fiom si prepara alla mobilitazione impugnando l’onere della prova in carico al lavoratore e non all’azienda, come una clava da far volteggiare sulla chioma sempre meno bionda di Susanna Camusso, sperando di indebolire la Cgil a proprio vantaggio.

Gli industriali, gente pratica, protestano per l’incerta possibilità di licenziare e temono la cultura ideologica della magistratura del lavoro e corrono ai ripari chiedendo formulette nell’articolato che gli facciano correre meno rischi e soprattutto puntando all’abbassamento dell’indennizzo, annusandolo come l’esito probabile nei contenziosi ed in fondo valutandolo come rischio accettabile per liberarsi di lavoro in eccesso, salvare o rilanciare l’impresa.

La triplice, più l’Ugl, minacciano scioperi e sfracelli per non perdere la faccia (e gli iscritti) ma puntano alla deterrenza dei gironi infernali della giustizia italiana, più che allo spauracchio della reintegra. Il Pdl cerca il dividendo politico in cambio di un cedimento sulla forma del decreto e la reintroduzione  del reintegro ( anche se come caso limite) nel tenere vive le flessibilità in entrata strizzando l’occhio alla Confindustria ed al suo elettorato di riferimento non rinnegando Marco Biagi e la sua memoria oltre che anni di politiche del lavoro. Risultato, un gran casino e poco lavoro.

Lo specchietto della reintegra per i licenziamenti economici, quante allodole ha convinto? Molte o poche che siano servirà assai poco per creare o salvare posti di lavoro. Un compromesso più alto e nobile sarebbe stato quello di rinunciare al reintegro; (quale giudice sano di mente e assai volenteroso potrà agilmente discernere tra manifesta insussistenza, infondatezza di ragioni economiche e legittime condizioni economico aziendale di allocazione dei fattori della produzione ?). Suvvia, sarebbe bastato un atto di coraggio da parte dei sindacati accettando il licenziamento economico chiedendo in cambio maggiori livelli di indennizzo e la riforma avrebbe avuto un senso.

Pensando ai lavoratori più anziani e per questo più esposti in termini di produttività ed adattamento ai cambiamenti tecnologici ( 56 o 57 anni)  si sarebbe potuto richiedere 40 o più mensilità come indennizzo, magari accompagnate da qualche stock option in caso di illeggitimità del licenziamento economico che la deterrenza equivalente alla reintegra sarebbe stata raggiunta. Soldi e azioni ( chi licenzia, anche ingiustamente, è perché ristruttura, si rilancia, vuole nuovi profitti) tempo tre anni potrebbero fruttare e diventare un asset di portafoglio vantaggioso, e il lavoratore più giovane incentivato a inventarsi una piccola impresa o a pagare gli studi ai figli.

Invece, nel nome del’idolo ipocrita del “posto” di lavoro improduttivo e senza prospettiva, nel nome dell’arretratezza più psicologica e culturale, si rende manifestamente insussistente l’intera idea di riforma. Anche gli imprenditori alla sola percezione di perdere denaro sarebbero stati di certo molto accorti nell’inventarsi motivi economici poco sostenibili. La foresta del mondo del lavoro è rimasta pietrificata, ma rischia di assottigliarsi presto come quella amazzonica. E di mancanza di lavoro alla fine si muore perché l’impresa che non può licenziate non investe.

Certo nello stesso tempo se Monti avesse potenziato anche i poteri dell’Antitrut avrebbe dato una maggiore spinta alla creazione per i lavoratori di un vero mercato del lavoro. Libero e con maggiori opportunità. Ma appunto il Governo è quello del preside, pardon del supplente, per il vento nuovo attendiamo con ansia il concorso per l’assegnazione della cattedra. Le elezioni.

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