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Dopo la pace tra Chiodi e Giuliante la politica ritrova il gioco di squadra

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Si riparte. Un breve stop, un doveroso chiarimento, una riconferma di fiducia. E di nuovo avanti, più uniti di prima, più leali di prima. E più forti di prima. Perché è nel confronto aperto e a volte anche nello scontro, che si misura il valore di una coalizione. Pace fatta, dunque, tra il presidente della Regione Gianni Chiodi e il suo assessore Gianfranco Giuliante. Si erano piccati nei giorni scorsi. Colpa forse della questione, particolarmente “calda” in Abruzzo – e cioè la riorganizzazione della sanità – la parole sono state ingigantite. E ne è nato un caso,tanto che il presidente ha minacciato il ritiro delle deleghe. Ma è bastato qualche giorno e un sincero chiarimento, per rimettere tutti i tasselli al posto giusto.

Perché gli obiettivi adesso sono altri e sono importanti. E il Pdl ha dimostrato di avere la compattezza giusta per affrontarli. Ci sono le elezioni amministrative alle porte ma soprattutto c’è il rilancio della Regione. Proprio nei giorni scorsi è stata siglata la storica firma del Patto per l’Abruzzo. Un accordo storico che ha messo insieme politica, imprenditori, parti sociali e società civile. Bisogna proseguire, dunque, e completare quel programma politico, scritto dal Centrodestra, che sta finalmente riformando l’Abruzzo. Volerlo negare significa cadere nella più scontata demagogia e far prevalere l’interesse politico su una leale obiettività. Significa non guardare al bene della regione e dei cittadini.

Perché, seppure con molte cose ancora da allineare, è vero che la Regione Abruzzo ha invertito la marcia. O meglio, ha trovato la rotta giusta. Non ruota più su se stessa, soffocata dall’urgenza e dalla sopravvivenza, ma programma il suo futuro, recuperando quella capacità di progettare che sotto il peso di un debito fuori controllo, era rimasta ingessata da troppo tempo.

Rimettere a posto i conti della sanità ha rappresentato uno sforzo immane per il governo regionale, che ha richiesto concentrazione di risorse, materiali e umane. Rendendo difficile pensare a politiche di sviluppo e innovazione. Il buco che si è prodotto in Abruzzo tra il 2001 e il 2008 avrebbe messo le catene a qualunque tentativo di riforma. Dopo i giusti e necessari sacrifici, però, - si è cambiato registro: niente più debiti e bilanci certificati. E soprattutto il coraggio di dire molti no, non sempre compresi dai cittadini. Ma il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti e la razionalizzazione, parola tanto cara al presidente Chiodi, ha avuto la meglio sui troppi detrattori. I dati, infatti, confermano l'avvio del percorso virtuoso su tutto il territorio regionale e la sistemicità di una riforma che ha inciso sui caratteri strutturali della sanità

Ma la sanità è solo un esempio. Perché se l’Abruzzo oggi può ripartire il merito è di un cambio di mentalità generale che, tagliando i ponti con un passato di scelte clientelari e scellerate, ha mandato in soffitta i cosiddetti carrozzoni, riducendo gli sprechi e la burocrazia, puntando sulla competenza e sull’innovazione. E non è un caso se a L’Aquila la ricostruzione stenta a partire. Perché dopo aver proceduto senza perdere tempo su ciò di cui aveva competenza, ora il governo regionale non può che assistere impotente ai ritardi provocati dalle “non scelte” dei comuni.

Fatti, dunque, e non parole. Ma soprattutto, l’Abruzzo, sotto la guida del Pdl, ha saputo finalmente fare sistema. Ha saputo ragionare in un’ottica di lungo periodo perché chi doveva, si è assunto la responsabilità delle proprie scelte. Più semplicemente, la politica è stata all’altezza della complessità del proprio compito. E di ciò il merito va soprattutto alla classe dirigente che è riuscita a mantenere compatto il partito superando le crisi. Impresa sempre non facile. Perché nei momenti difficili è necessaria coerenza, dote purtroppo non scontata oggi.

Coerenza davanti alla necessità di tirare i cordoni della borsa. Coerenza davanti alla necessità di chiedere sacrifici. Coerenza per saper ricacciare indietro le minacce secessioniste, come è stato per Fli e per Forza del Sud, senza cedere ai ricatti e ai personalismi. E di questo il merito va senza dubbio alla squadra di governo regionale ma anche a chi ha lavorato sul territorio e quindi ai coordinatori, a cominciare da Filippo Piccone, coordinatore regionale.

Perché a determinare la tenuta del Pdl è stato soprattutto il fatto di essersi proposto come partito democratico, radicato sul territorio e aperto al dibattito – a volte anche acceso come è appena accaduto– interno. Ciò ha fatto crescere il suo consenso, ha rafforzato le sue fondamenta, piuttosto che indebolirle, gli ha dato un’identità. E ciò più di tutto ha marcato la differenza con l’opposizione. E’ con questo spirito che il Pdl si prepara alla sfida delle amministrative, con la forza che deriva dall’unità e con la consapevolezza di aver puntato sugli uomini più capaci perché scelti al proprio interno ed espressione di una linearità di percorso.

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