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La presentazione del libro di Ruini e Quagliariello

Dopo la pandemia un’altra libertà è possibile

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Alla fine della pandemia vissuta dall’Italia a causa del Coronavirus è necessario più che mai riflettere sul concetto di libertà e sulle varie declinazioni che essa assume e che ha assunto nel corso del tempo. Questa riflessione – svoltasi online questo pomeriggio per via delle misure relative al distanziamento sociale – ha avuto come protagonisti illustri il senatore di Idea- Cambiamo Gaetano Quagliariello, il cardinale Camillo Ruini, il costituzionalista Nicolò Zanon e lo scrittore Gianrico Carofiglio. Al centro del dibattito il libro scritto da Quagliariello e Ruini dal titolo “Un’altra libertà” (Rubbettino).

Si tratta di un testo che, ad oggi, pone importanti spunti di riflessione per chiunque voglia capire meglio l’origine della nostra umanità, dei nostri diritti e del nostro essere. Un testo che racchiude il confronto tra due visioni della vita e del mondo: quella liberale che, per dirla con le parole di Quagliariello, prevede “che il futuro è aperto” e quella dei credenti che nel futuro vedono possibile “un intervento dell’aldilà”, di Qualcuno che interviene per salvare, guarire e mai giudicare. “L’uomo – è questo uno dei pensieri espressi dal cardinal Ruini nel dibattito – aspira all’assoluto ma l’assoluto non è lui, bensì Dio. Una libertà che pretende di bastare a sé stessa non esiste”. Allo stesso modo, bisogna porre estrema attenzione al trionfalismo del relativismo, dal momento che la verità – altro concetto chiave snocciolato nella conversazione di oggi – per Ruini è insieme relativa e oggettiva; la verità dunque “è sempre in cammino e mai paga di sé stessa”.

Di verità e di diritto naturale ha parlato anche lo scrittore Gianrico Carofiglio che, ricordando una frase di Norberto Bobbio secondo cui bisogna dare spazio ai diversi punti di vista, ha ricordato tre degli anagrammi della parola verità: rivelata, evitarla e relativa. E se da un lato le diverse opinioni vanno sempre prese in considerazione se davvero si vuole progredire insieme, dall’altro – come già detto – occorre non conferire troppo spazio al relativismo. Che, se assolutizzato, può diventare pericoloso e nocivo per una società che secondo Carofiglio, trova nel diritto alla solidarietà una delle sue ragioni di esistere.

Per Zanon “la pluralità dei punti di vista è sempre il dato che ci può salvare dalle prospettive assolute”, dalle visioni unilaterali della vita e del mondo nella sua interezza. Un mondo in cui i desideri aspirano sempre più a divenire dei diritti riconosciuti in ambito sociale; ove ciò non è possibile, intervengono i tribunali a certificare che è lecito operare in un modo anziché in un altro. Si pensi al dibattito scaturito attorno alla questione del fine vita o alla problematica dell’utero in affitto. Ci si chiede, in questi casi, fin dove possa spingersi la razionalità umana e fin dove la scienza possa dire la propria opinione. Attenzione dunque – ha sottolineato Zanon – a conferire troppo potere ai tribunali; alle volte, si rischia di veder sovvertito il diritto naturale.

E in tutto questo, che ruolo gioca la tecnica? Ruini ha ricordato il lavoro svolto nel tempo da Cartesio: le sue intuizioni, le sue scoperte, i suoi timori anche. Ma per il cardinale, che non si definisce un uomo contrario alla tecnica, quest’ultima non deve mai regnare sovrana ma bisogna che l’uomo ne resti padrone consapevole. Infatti, bisogna progredire insieme, mettersi in cammino e tracciare dei sentieri comuni. In altre parole, bisogna anche saper vivere in comunità. Di comunità e senso civico ha parlato in chiusura del dibattito anche il senatore Quagliariello, il quale ha ribadito che “la persona è un tutto che si rapporta con un latro tutto, cioè la comunità”, mentre il concetto di individuo rischia di “diventare una monade”, ossia qualcosa di totalizzante privo di contatto con la realtà fattuale. “Quello che è accaduto in questo mesi – ha detto Quagliariello – ha evidenziato che la potenza dell’uomo può essere messa in dubbio da un virus ma ha evidenziato anche il bisogno di vivere in comunità”.

Attenzione dunque ad evitare che il distanziamento sociale si tramuti in estraniamento sociale, con la conseguente necessità di tornare alla vita normale prima che sia troppo tardi. “Prendiamo dalla tecnica quello che è buono – ha concluso il senatore – ma l’uomo ha bisogno di solidarietà per potersi esprimere”.

Insomma, dopo mesi di confinamento forzato parlare di libertà dona vitalità, gioia e speranza. Raccogliamo questi spunti di riflessione emersi nel dibattito di oggi e facciamoli nostri: ci terranno compagnia e non ci lasceranno soli.

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