Dopo la strage di Katyn la Russia sembra innamorata della Polonia

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Dopo la strage di Katyn la Russia sembra innamorata della Polonia

15 Aprile 2010

Dopo il drammatico incidente di Katyn, che ha azzerato i vertici del governo polacco, qualcuno si è chiesto se dietro quelle novanta morti ci fosse per caso una "manina" russa. Storicamente, tra i due Paesi non è mai corso buon sangue, nonostante l’Unione Sovietica avesse scelto Varsavia come capitale del celebre Patto. La Polonia fu la spina nel fianco dei sovietici e resta, almeno nel suo animo popolare, ostile a Mosca. Invece la Storia, e il destino, ci sorprendono sempre, almeno per chi non è così addentro alle cose orientali.

Dopo l’incidente, infatti, il presidente Medvedev ha parlato in tv rivolgendosi con toni accorati ai polacchi ancora scioccati dal loro 11 Settembre, e ha indicato il premier Putin come l’uomo che si occuperà delle indagini sulla strage. Domenica prossima, Medvedev sarà in Polonia per le celebrazioni del funerale di Kaczynski. In questi giorni, i russi hanno reso omaggio ai loro sfortunatri fratelli slavi con un lungo pellegrinaggio davanti alla ambasciata polacca e sui luoghi della tragedia, tanto che una delle anime più originali della rivoluzione democratica polacca, il leader di Solidarnosc Adam Michnik, nei giorni scorsi ha scritto che la vera sorpresa di questi giorni è proprio l’atteggiamento di Mosca, dei suoi governanti e dei suoi governati, verso la sua gente. Michnik ha fatto pubblicare un ringraziamento ai "Fratelli russi" sulle pagine della Gazeta Wyborcza, il più diffuso quotidiano polacco, di cui è il direttore.

Il disgelo era già cominciato prima dell’incidente, quando Putin e il premier polacco Tusk, giorni fa, si sono incontrati per concordare la commemorazione dell’altra strage, sempre nella maledetta Katyn, quando a perire furono decine di migliaia di soldati polacchi sotto i colpo dell’Armata Rossa. Oppure quando la tv russa ha mandato in onda un film di denuncia sulla carneficina avvenuta in quei boschi durante la Seconda Guerra mondiale, stupendo non pochi critici abituati alle censure del Cremlino. Ma non è sull’onda del rammarico e della compassione per le sciagure o i disastri naturali alrui che si ricostruiscono i lacerati rapporti fra gli Stati. Ci sono ragioni economiche, greopolitiche, e di politica interna, che spiegano l’evoluzione dei rapporti fra Russia e Polonia. Il North-Stream, per esempio, il gasdotto russo che per arrivare in Germania ha "aggirato" la Polonia. C’è il Presidente Obama, che ha fatto capire ai polacchi di non essere Reagan o Giovanni Paolo II, annunciano la fine del programma dello Scudo spaziale in Europa Orientale. E infine c’è quella volpe di Putin che, da buon judoka, ha capito come rovesciare la sfiducia dei polacchi verso il loro potente vicino in una dose massiccia di retorica diplomatica.

Peccato che poi vai a leggerti la "Lettera ai polacchi" inviata da Zar Vladimir tempo addietro e non trovi neppure una citazione sulla resistenza polacca. Né tantomeno qualche accenno alle persecuzioni dello stalinismo. Putin si limita a fare un’equivalenza morale fra il patto Molotov-Ribbentrop e la Monaco anglo-francese con il Nazismo. Con la differenza che inglesi e francesi scesero a compromessi con Hitler per evitare la guerra mondiale, sbagliando. I soviertici, invece, prima della Grande Guerra patriottica con i nazisti si erano già spartiti la Polonia, lasciandosi dietro lacrime e sangue.