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Il tira e molla di Teheran

Dopo le ultime scarcerazioni, l’Iran non va ringraziato ma incalzato

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Ieri è stata liberata Nazak Afshar, impiegata dell’ambasciata francese a Teheran. Una delle funzioni dei processi-farsa che si stanno svolgendo in queste ore in Iran è valutare fino a che punto la mullocrazia può spingersi nella repressione dell’opposizione interna al regime, dei movimenti e dei dissidenti, senza provocare la reazione della comunità internazionale.

Decenni di approcci diplomatici troppo blandi con l’Iran, l’atteggiamento dell’Europa e da ultimo anche la mano tesa di Obama, hanno rafforzato l’idea di Ahmadinejad di riuscire a farla franca, e così la questione degli ostaggi - perché si questo si tratta - è diventata merce di scambio per barattare la complicità dell’Occidente, lasciandolo abbaiare visto che non morde. 

Il premier francese Sarkozy ha commentato con gioia la scarcerazione della Afshar (che resta comunque incriminata) chiedendo che a questo punto sia liberata anche l’insegnante Clotilde Reiss. Le due donne sono accusate di spionaggio e di aver partecipato a un complotto dell’Occidente per destabilizzare l’Iran. Alcune dichiarazioni rilasciate ieri dal portavoce del governo francese, Luc Chatel, fanno sperare che anche la Reiss sia rilasciata presto.

Il governo francese ha assunto una posizione diplomatica dura sulla questione: “Clotilde Reiss è innocente ed è vittima di una parodia di processo”, ha ricordato Chatel, ma l’Eliseo non è andato oltre, ringraziando la Siria per il contributo che sta offrendo nella soluzione del problema. Sia gli inglesi che i francesi si sono limitati a delle bacchettate diplomatiche, senza minacciare sanzioni più severe, e soprattutto senza riferimenti precisi ai milioni di iraniani che stanno pregando e combattendo per la libertà.

I processi-farsa servono al regime per invertire l’erosione di potere che si è aggravata dopo le elezioni truffa di due mesi fa, e per liberarsi degli oppositori interni con una serie di purghe che facciano piazza pulita di Moussavi e della fronda. Il modo più semplice che un potere totalitario usa di solito per riuscirci è scaricare sugli stranieri la colpa di quanto sta accadendo, evocando il fantasma della grande cospirazione internazionale.

Le potenze occidentali, e l’America in testa, non devono farsi irretire da questi balletti, ora minacciosi, ora dialoganti. I mullah vanno messi in guardia: non sarà tollerata alcuna azione contro Moussavi e il risultato delle urne non ha legittimato Ahmadinejad. I prigionieri devono essere liberati e per risolvere la crisi l’unica soluzione democratica è tornare alle urne. Se il governo iraniano continuerà a rilasciare i prigionieri non bisogna ringraziarlo ma incalzarlo.
 

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