Dopo Sakineh l’Iran è più debole ma non ditelo a Hillary Clinton
08 Settembre 2010
L’Iran sospende la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, accusata di adulterio. L’inaspettata presa di posizione dell’Unione Europea (Barroso ha parlato di "barbarie", la Francia ha reagito malamente agli insulti rivolti a Carla Bruni), a quanto pare è servita a qualcosa: Roma in questi giorni era piena di manifesti con il volto della donna iraniana.
Sulla vicenda è intervenuto il Papa (per cui paradossalmente l’avvocato di Sakineh non ha ringraziato qualche dotto saggio islamico ma il pontefice cristiano), mentre il Brasile "alleato" di Teheran offriva asilo politico alla donna. Addirittura Fidel Castro ha ammonito Ahmadinejad a non infilarsi in una disastrosa nuova guerra con l’Occidente.
L’Iran, quindi, sembra giocare una partita sempre più solitaria, isolato, pronto alla resistenza finale (la Guida Suprema Khamenei ha dichiarato che "nei prossimi decenni ridurremo l’effetto delle sanzioni sul nucleare"). Sarebbe il momento più adatto per spingere l’acceleratore, ridando fiato e voce al movimento verde e a quelle forze che ancora si battono per il regime change.
E invece che fanno gli Gli Stati Uniti? Restano in silenzio sul "caso Sakineh", mentre Hillary Clinton tiene un importante discorso sulla politica estera spiegando che ci troviamo a vivere in un "momento americano", e che l’ingaggio diplomatico con i mullah che l’amministrazione sta portando avanti da quando Obama è diventato presidente ha funzionato. Mostriamoci magnanimi con Sakineh, avranno pensato i mullah, e avremo una nuova carta da giocare per evitare un nuovo giro di sanzioni.
