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Le inchieste di Bari

Dopo “sanitopoli” in Puglia spunta una spy story

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Nelle inchieste sulla sanità pugliese ora spuntano anche gli 007. Dopo il filone su protesi e mazzette c’è una nuova indagine alla quale lavora il pm Teresa Iodice e il pool di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bari.

Tutto ruota attorno a un professionista pugliese, Antonio Coscia, indagato per esercizio abusivo della professione d’investigatore. Già perché Coscia, che vanta anche consulenze per alcune procure italiane, vive nella provincia di Foggia ed è titolare della A.C. Elettronica (con sede a Lucera), una ditta individuale che si occupa di impiantistica elettronica ed elettrica.

Negli anni scorsi, grazie agli stretti rapporti con uno dei sub commissari della Asl di Foggia, il professionista si aggiudica alcuni appalti con affidamento diretto per realizzare sistemi di sorveglianza o per controllare la rete informatica di alcuni ospedali della Capitanata (tra cui San Severo ed Apricena).

Più di un anno fa la Asl di Bari (all’epoca dei fatti la dirigente era Lea Cosentino, oggi rimossa dalla giunta Vendola perché indagata nel filone d’inchiesta su Tarantini) affida direttamente a Coscia un appalto di 15 mila euro per controllare la presenza di programmi spyware sui computer delle Asl.

Gli uomini della Guardia di Finanza sospettano che Coscia abbia realizzato una serie di bonifiche ambientali negli uffici di alcune Asl pugliesi e che abbia successivamente impiantato anche microspie per svolgere intercettazioni non autorizzate. Nel suo ufficio sono stati rinvenuti sofisticati sistemi elettronici e apparecchiature che, sostengono gli investigatori, farebbero pensare a una vera e propria centrale per le intercettazioni. Le informazioni abusivamente acquisite – è la tesi degli inquirenti - sarebbero poi giunte sulle scrivanie di politici regionali e manager sanitari.

Il pm Desiree Digeronimo, titolare dell’inchiesta sulla sanità pugliese, ha ascoltato Coscia come persona informata sui fatti. A lui è stato chiesto di precisare la natura dei suoi rapporti con esponenti di spicco della sanità e non solo. Sulla stampa locale, Coscia fornisce la sua versione dei fatti: “Sono un sostenitore del presidente Vendola, a lui ho stretto una sola volta la mano, ma molti dei suoi collaboratori mi conoscono bene e sanno che io mi adoperavo per non creare tensioni tra gli uffici”. E aggiunge: “Non facevo nulla di illegale, non posso entrare nei particolari perché sono oggetto d’indagine. Io, semplicemente, utilizzando le mie conoscenze e le cose che venivo a sapere, facevo in modo che non si creassero tensioni tra gli uffici. Diciamo che intervenivo da paciere nelle situazioni con temperature alte”. Parole destinate ad alimentare nuove polemiche nella vicenda pugliese che ora rischia di trasformarsi in una spy story. Anche perché sul conto di Coscia vi sono opinioni contrastanti: c’è chi mette in dubbio la sua credibilità e chi come Marco Strano, poliziotto e presidente della Icaa (International Crime Analysis Association, associazione di cui fa parte lo stesso Coscia), lo definisce come “uno dei massimi esperti nell’ambito delle tecnologie per le intercettazioni”.

Intanto la Regione Puglia ha avviato un’indagine interna e ha chiesto a tutte le Asl di precisare “dove, per quale motivo e come è stato pagato il signor Coscia dalle Asl pugliesi”. L’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore spiega così l’iniziativa: “E’ chiaro che come assessorato abbiamo il dovere di capire cosa sia successo, valutando innanzitutto perché e per fare cosa questo signore è stato scelto. E se sono state commesse irregolarità amministrative o procedurali”.

 

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