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Dove sono i “dodici punti per cambiare l’Italia”?

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Erano “dodici punti per cambiare l’Italia”. Ora sono diventati una premessa; i quattro problemi dell’Italia; dieci pilastri programmatici e dodici azioni di governo. Quindi in gran parte un’altra cosa, ancora provvisoria perché il testo definitivo del programma PD sarà presentato il 13 marzo prossimo.

La premessa. Viva la pace con il multilateralismo. Viva l’Europa “massima possibile” e non quella “minima indispensabile”. Viva il Mediterraneo “hub (non è un singulto, come ha pensato il mio vicino di casa) politico ed economico mondiale”. Viva gli Stati Uniti (i perdenti si appiattiscono sul vincente).

L’Italia può farcela perché imprenditori e lavoratori assieme vinceranno nella competizione globale; perché i giovani lottano contro le mafie e perché ben 3,5 milioni di italiani hanno partecipato alle primarie del PD ( osa c’entri questo opinabile concetto nel ragionamento non è dato capire).

L’Italia ha quattro problemi: inefficienza, disuguaglianza, poca libertà di perseguire il proprio disegno di vita (sic), scarsa qualità della democrazia.Chi vive sa che in Italia non ci sono quattro problemi ma almeno quaranta e questi quattro, nella loro banalizzazione, non sono tra i più importanti.

E veniamo ai 10 “pilastri”. Sicurezza; sviluppo inclusivo (il mio vicino non ha capito); concorrenza e merito; welfare universalistico (già questo welfare ha cominciato a rompere; %0Ase poi il suo aggettivo è “universalistico”, allora è veramente “…una notte buia e tempestosa”); educazione, ascensore sociale; spendere meglio e meno (contro il normale “spendere meno e spendere  meglio”); pagare meno, pagare tutti (dal Manzanarre al Reno); diritto dell’economia che liberi le energie vitali (?);sostenibilità e qualità ambientale (un giorno qualcuno spiegherà il vero significato dell’aggettivo “sostenibile” , e del suo più complicato sostantivo, riferito all’ambiente); Stato forte e sussidiarietà (sussidiarietà non è nel vocabolario Devoto-Oli , per il piacere del mio solito vicino di casa).

Ora finalmente le 12 azioni di Governo.

Spendere meglio e meno. Il ritornello generico su sprechi e margini di recupero di efficienza viene ripetuto con convinzione e chiarezza di messaggio (come il “ benchmarking”, il “turn over selettivo e parziale”, il no allo “spoil system”). I miei vicini hanno chiesto alla locale sede del PD, ex sede del PCI la traduzione. Non c’ è stata risposta, se non un “lascia fare: il compagno Veltroni: è uno ganzo!”

Per un fisco amico dello sviluppo. Su questa combinata dovremmo fare considerazioni più approfondite. L’annuncio sarebbe però meno tasse per tutti ma detto dagli uomini di Prodi e di Visco non sembra molto credibile . O no ?

Cittadini ed imprese più sicuri. Viva le polizie di quartiere.

Diritto alla giustizia giusta. Lasciamo fare a Di Pietro: tranquilli !

L’ambientalismo del fare: per capire bisogna riandare alle polemiche con il Ministro dell’Unione, ora Arcobaleno, Pecoraro, che veniva accusato di ambientalismo del non fare, del bloccare. E quindi qui si snocciolano azioni industriali e ambientali le più diverse, salvo le poche essenziali, che comportano scelte vere, come quelle energetiche (si parla in sostanza solo della “rottamazione del petrolio”, con terminologia immaginifica , ma un po’ cretina, oltre ai soliti peana, del tutto fuori luogo, sul gas ).

Poi arriva lo Stato sociale con la sicurezza sul lavoro, le donne asso dello sviluppo, i 1000 ora diventati (in dieci giorni) anche 1100 euro (100 in più o in meno che importa?) per il salario minimo dei precari, la lotta alla “trappola” (?) della precarietà, la formazione permanente, la creatività dei giovani, le case in affitto (sono però scomparse le 700 mila del primo programma, a 300-500 euro mensili, sempre in dieci giorni), l’indennità di accompagnamento per i disabili, la sanità, gli ospedali, il no alle nomine clientelari e partitiche (avete capito ex comunisti ed ex democristiani?); e infine due grandi novità: le cure odontoiatriche e la telemedicina.

Scuola Università e ricerca. Anche qui sembra utile approfondire a parte le proposte. I “100 campus universitari e scolastici”  sono diventati “ 100 nuovi campus della  scuola dell’obbligo”. Un’altra cosa.

Imprese più forti per competere meglio. Il Governo darà incentivi e guarderà soprattutto alle piccole e medie imprese, contrastando la burocrazia statale (?).

La concorrenza produce crescita  e quindi viva il mercato ! Ma va là !

Sud: non un peso, ma un’ opportunità per la crescita dell’Italia. Il mio vicino è meridionale sessantenne. Ha detto che l’orchestra suona sempre la stessa musica: il grave è che non se ne è accorta.

Democrazia governante. Meno parlamentari, meno ministri e uno statuto per l’opposizione, da fare tutti assieme.

La TV dell’era digitale: seguire le regole europee.

Ecco la struttura della nuova proposta PD per governare il Paese. Si potrebbero dire molte cose, a favore e contro, in questo Luna Park programmatico e americaneggiante, che va dalle montagne russe, al tiro a segno, dalla giostra, al “ calcio in culo”, con la premessa generale, traslata dalla campagna elettorale americana,  “si può fare” : ma cosa si può fare ?

Certamente qualcosa si e qualcosa no .  Per queste molte e confuse intenzioni, valga  una frase del liberale Luigi Einaudi: (per chi scrive è un monito, che sta nella sua agenda da più di 30 anni) “…Non ho nessuna paura dei socialisti al governo. Temo solo che si impossessino degli enti nei quali si maneggia il denaro. Non che dubiti della loro probità. Mi fa paura la loro leggerezza, la loro incompetenza, a volte la loro incoscienza”.

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