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Dove va la Cina del futuro? Ce lo dirà la demografia

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Si dice che l’Armata Popolare di Liberazione Cinese sia immensa non tanto per assolvere compiti esterni quanto per tenere sotto controllo la situazione interna, e l’impegno dell’esercito nel sedare i tumulti avvenuti nell’estate del 2009 in Sinkiang e nel Tibet lo confermerebbero. Sarà anche vero, ma intanto la Cina esce sempre più dai propri confini e i suoi strumenti militari si ammodernano e si gonfiano piuttosto velocemente. L’aeronautica militare è in espansione e pure la marina di Pechino è in crescita, nell’intento di fornire sicurezza lungo le linee di comunicazione percorse dalle petroliere che trasportano l’80% del fabbisogno cinese di energia. Anche le capacità missilistiche e satellitari sono in fase di miglioramento, come ha dimostrato il tentativo di accecare un satellite americano nel settembre 2006 e l’abbattimento, pochi mesi più tardi, di un satellite cinese non più in uso.

L’attivismo di Pechino in Africa è noto. Il continente nero dispone di materie prime e di risorse energetiche che all’economia cinese in crescita fanno molto comodo. Di conseguenza, i Cinesi si sono trovati nella necessità di dover fornire sicurezza al loro naviglio che viaggia da e per l’Africa, e pertanto hanno deciso di impegnarsi a fondo nelle operazioni di contro pirateria. La Cina non solo partecipa all’operazione internazionale al largo del Corno d’Africa ma sta seriamente pensando a realizzare una base logistica nel Golfo di Aden per meglio supportare le proprie navi.

Ma i mari caldi non sono gli unici a suscitare l’interesse di Pechino. Il Mar Glaciale Artico (sempre più Artico e sempre meno glaciale), con i passaggi a Nordest e a Nordovest in fase di progressiva apertura, rappresenta una priorità strategica per i Cinesi, che fin dal 2008 hanno chiesto e ottenuto di diventare osservatori nell’ambito del Consiglio Artico, il club dei Paesi che su quel mare si affacciano. Il 5 marzo scorso un ammiraglio cinese, Yin Zhuo, ha rincarato la dose dichiarando all’agenzia di notizie Xinhua che i cinque Paesi che possiedono acque territoriali nell’Artico (Stati Uniti, Russia, Canada, Danimarca e Norvegia) non hanno su quell’area più diritti di quanti ne abbia la Cina.

“L’Artico appartiene a tutti i popoli del mondo, e nessun Paese può reclamarne l’esclusiva sovranità”, ha detto suscitando l’irritazione del Cremlino che la pensa nel modo opposto. Il 2 agosto 2007 Mosca aveva inviato il batiscafo “Mir-1” a depositare sul fondo dell’Artico, in corrispondenza del Polo Nord, la bandiera russa, assieme ad un messaggio di rivendicazione della sovranità di Mosca non solo su quel punto ma anche sul milione di chilometri quadrati che lo circondano. La Cina, che già dispone di un ambizioso progetto di ricerche in Antartide (dal 1984 ha realizzato 26 spedizioni ed ha aperto tre stazioni di ricerca), nutre progetti altrettanto lungimiranti nell’Artico, ricco di risorse energetiche, tant’è vero che nel 2004 ha già aperto la sua prima base (denominata Huanghe, Fiume Giallo) a Ny-Alesund, nell’arcipelago norvegese delle Svalbard.

Su tutto questo attivismo cinese pesa però un’incognita che potrà frenare gli attuali progetti: la demografia. Il sovrappopolamento è visto come un fardello dalle autorità di Pechino, che hanno tentato di porvi rimedio nel modo apparentemente più logico: limitare le nascite consentendo alle famiglie di crescere un solo figlio. La cosa, però, ha avuto una serie di conseguenze a catena, tutte negative. La prima è stata la preferenza, da parte della maggioranza delle famiglie, per i figli maschi. Ciò ha comportato la triste pratica degli aborti selettivi, che sta generando, come conseguenza delle conseguenze, una popolazione con una forte maggioranza di vecchi e di maschi. Si prevede un surplus di 20 milioni di maschi nel 2030, quando la società cinese sarà caratterizzata dalla formula del 4-2-1, ovvero quattro nonni che hanno due figli e un solo nipote, e su quell’unico nipote graverà tutto l’onere previdenziale e pensionistico per i suoi due genitori e i quattro nonni. La società pertanto sarà sempre più attempata, la vecchiaia del Paese frenerà la crescita economica e il tutto si rivelerà socialmente e finanziariamente insostenibile. E come se tutto questo non bastasse, si prevede che lo sbilanciamento di genere a favore della componente maschile causerà un notevole aumento della criminalità, un fenomeno che già si manifesta con virulenza nei tessuti urbani delle megalopoli cinesi.

Un fenomeno sociale diverso, ma in qualche modo collegato a quello della criminalità e della diffusa illegalità, è l’aumento sensibile dei disordini sociali e delle sempre più diffuse proteste contro le autorità, cui seguono repressioni di muscolarità eccessiva. Tanto per fare alcuni esempi, a gennaio 2008 nella provincia centrale di Hubei, nel corso di una protesta contro la costruzione di un deposito di rifiuti, la polizia ha picchiato a morte un cittadino che stava tentando di filmare la repressione. Nel maggio 2009 centinaia di studenti hanno protestato a Nankino contro la brutalità della polizia che aveva percosso un loro compagno. A giugno nella città di Guangdong i dimostranti hanno catturato diversi poliziotti e le forze dell’ordine sono poi intervenute in massa per liberarli. A luglio 2009 hanno avuto luogo gravi disordini a Shanghai. A Pechino nell’ottobre 2009 un cittadino è stato percosso a morte dalla polizia per aver usato illegalmente la sua moto come taxi.

Nello stesso mese un altro venditore abusivo è stato ucciso dai poliziotti a Kunming, capitale della provincia meridionale di Yunnan, e nel novembre 2009 una donna si è data fuoco a Pechino per protesta contro la demolizione della sua casa. Il 26 e 27 marzo 2010, sempre a Kunming, sono avvenuti gravi disordini da parte di centinaia di persone che hanno incendiato autovetture governative. Molti giornali locali definiscono la situazione sociale come una bomba a orologeria. Yu Jianrong, un noto accademico, ha pronunciato un severo e preoccupato discorso (ampiamente diffuso via Internet) sulla situazione sociale, in cui prevede che se questi “incidenti di sfogo” -come lui li definisce- continueranno in modo selvaggio e imprevedibile, la situazione potrà tramutarsi in una “massiccia catastrofe sociale”.

Tutto questo potrebbe comportare, fra l’altro, anche un aumento della diaspora cinese a cominciare dalle aree più prossime, come la Siberia, che costituisce un caso assai delicato. Negli ultimi vent’anni (come sottolinea anche il rapporto “Joint Operating Environment (JOE) 2010” edito dal Joint Forces Command USA il 15 marzo scorso) la popolazione cinese in Siberia è andata numericamente aumentando e si è trasformata da pendolare a stanziale, conquistando progressivamente la maggioranza in numerose città, province e distretti, grazie anche al fatto che nelle stesse zone la popolazione russa tende a diminuire drasticamente. Infatti mezzo milione di Russi, vale a dire l’8% dell’intera Siberia, se ne sono andati nell’ultimo decennio, sostituiti da un milione di Cinesi non vincolati dalla politica pechinese del singolo figlio per nucleo famigliare. Potendo sfornare una decina di figli per famiglia, i Cinesi siberiani, che oggi ammontano quasi al 12% della popolazione abitante fra gli Urali e Vladivostok, è facile capire dove potranno arrivare nel giro di una o due generazioni. E se a quel punto i Cinesi siberiani chiederanno l’autodeterminazione (principio che i Russi odiano nel caso del Kosovo ma amano nei casi di Abkhazia e Ossezia del Sud), è facile prevedere di quale colore diventerà la Siberia. E risulteranno anche chiari i motivi dell’elevato interesse che la Cina ha manifestato per l’Artico dal 2008 in poi.

Sullo sfondo di tutto questo resta il dilemma di Taiwan. Alle prese con problematiche sociali interne di grave entità, insisterà Pechino nel perseguire l’obiettivo, mai dimenticato, della riunificazione di tutta la madrepatria annettendo militarmente Formosa? A parte i costi politici, bellici e finanziari di un’operazione del genere, ci sono buone probabilità che l’annessione dell’isola possa avere come conseguenza l’inarrestabile diffusione degli ideali democratici nella Cina continentale. Inoltre, come fa notare il citato rapporto “JOE 2010”, sarà molto difficile che il partito comunista cinese possa impadronirsi dei cuori e delle menti di una popolazione altamente benestante, istruita e tecnologicamente avanzata come quella taiwanese. Al contrario, sarà più probabile che lo stile di vita di Taipei si diffonda sulla terraferma. In altre parole, un eventuale tentativo di annettere con la forza Taiwan potrebbe rivelarsi il peggiore affare possibile per Pechino, in quanto realizzerebbe, sì, il mito di “una sola Cina”, ma quell’unica Cina finirebbe per chiamarsi Taiwan.

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2 COMMENTS

  1. Cinesi e neo- clonialismo
    Articolo interessante e anche un poco inquietante quello del Generale Marizza, oggi. Molto fecondo di altre riflessioni, anche queste ultime non certo serene. Mi soffermo un attimo sul modello di neo colonialismo che il Governo Cinese sta avviando nella già martoriata e abbondantemente spremuta e munta Africa. Non bastavano più i soliti Inglesi, Americani, Francesi e altri Stati del Occidente e del Nord-America che insistono su quel continente spogliandolo di ogni bene e con particolar attenzione a petrolio, gas naturali, metalli preziosi, uranio, diamanti fino ad arrivare al Berilio e oltre. Tutto ciò più o meno alla luce del sole, usando le multinazionali, proteggendole con Compagnie di Contractors e sotto il benevolo occhio dei governanti locali che non possono certo tirarsi indietro di fronte all’offerta di mazzette e sovvenzioni provenienti da fondi neri che ogni grande Company ha a sua disposizione per corrompere chiunque possa essere minimamente loro d’aiuto. Ormai la presenza ufficiale di questi Stati si manifesta militarmente con qualche reparto e base della Legione Straniera Francese a Gibuti ( luogo cruciale dei traffici navali ma non solo far Africa e Asia e che il Generale ha nominato nel suo pezzo) e qualche altra sparuta base di Inglesi strategicamente posta qua e là. Nulla di più. Gli Americani non ne hanno troppo bisogno: hanno le portaerei, i Marines, la Navy etc,etc. Per il resto qualche consolato e molti uffici commerciali.
    Tutto questo sta spingendo, a detta della ONU e di altre Organizzazioni Governative presenti in Africa, la vita media prevista per la popolazione africana sotto la già drammatica soglia dei 35 anni!
    Tutto questo prima dell’arrivo della Cina che ha moltiplicato i problemi e applicato un tipo di colonialismo così feroce che i già sopraccitati Inglesi, Francesi, Nord americani al confronto appaiono come dei disinteressati e innocenti magnati. I Cinesi stanno invadendo L’Africa centro-meridionale, quella fertile per intenderci o che potrebbe diventarla in quanto molto ricca d’ acqua, a mezzo di loro Società che affittano enormi quantità di terra agricola a mezzo di regolari Contratti di locazione per la durata di anni 99 e anche più, da i locali Governi prima debitamente “unti” e corrotti da ingenti mazzette e prebende di ogni tipo e genere. Questi terreni verranno poi coltivati da contadini coloni cinesi fatti emigrare dalle loro regioni natie in Cina e dotati di ogni tipo di macchinario moderno per lo sfruttamento intensivo di quei fondi per l’ uso agricolo e di allevamento. In pochi anni si calcola che questi Stati negli Stati saranno prima autonomi e successivamente pronti a spedire dall’Africa verso la madre patria Cina tutti i prodotti agricoli e non solo, con un costo decisamente inferiore a quello del normale valore di mercato e con quantitativi più che sufficienti per soddisfare i consumi interni. Questo gigantesco piano neo-colonialistico non prevede l’impiego di nessuna manovalanza Africana! Non ci sarà alcuna ricaduta economica benefica sulle popolazioni Africane! Questo anche grazie al fatto che nei territori oltre confine non si applicheranno le ferree norme di controllo demografico adottate in Cina. Si potranno fare più figli che così andanno ad autoalimentare queste pseudo colonie. Chi si occuperà della Security in tutti questi vasti appezzamenti? Forse le agenzie di Contractors presenti e ormai legalizzate in tutto il mondo cosiddetto civile. Vi basti un piccolo dato per farvi capire di che razza di business si tratti; per i prossimi mondiali di calcio che si terranno questa estate in Sud Africa sono stati ingaggiati dal Governo stesso circa 400.000 contractors per vigilare sulla sicurezza dei giochi! 400.000 uomini assoldati da un governo democratico per fare quello che dovrebbero fare le forze dell’ordine e le forze armate di un paese il cui governo stesso è stato democraticamente eletto.Invece no! Ricorrono a 400.000 mercenari stranieri per garantire sicurezza alle varie delegazioni e ordine pubblico. Qualche mese fa sono passato per caso da Aubagne e ho incrociato alcuni impettiti e giovani legionari con il loro bel Kèpi Blanc fresco di consegna e mi è venuto da sorridere pensando al vecchio colonialismo Francese di cui loro (o i loro camerati più vecchi) per più di un secolo sono stati il fermo, robusto e a volte feroce braccio armato. Ora, confrontandoli con questo barbaro progetto colonialistico cinese, sembrano quasi figure romantiche destinate a scomparire nella gloria nebbiosa e sfumata dei tempi che furono, ma tutti sappiamo che non è proprio così!Un impiego a quei giovani con quella divisa o con un’altra, non sembra che verrà mai a mancare! Chissà magari anche i cinesi fonderanno una loro Legione Straniera con gli occhi a mandorla!

  2. sti cinisi.
    Gentile Generale,
    la Cina cresce e tanto. I suoi costi di produzione sono abbattuti da una politica economica interna che porta gli investitori internazionali ad investire potentemente lì nel paese di MAO. Le gerarchie che governano il paese sebbene educate secondo principi di ortodossia comunista sanno bene che senza i dollari starnieri il paese non andrà avanti. E’ per questo che la CINA continuerà a crescere con o senza TAIWAN. Del resto della 13^ provincia (così la chiamano ufficialmente) chi se ne frega…è solo patriottismo di facciata…l’importante sono gli investimenti.
    Solo così la CINA diventerà sempre più il “naturale contarppeso” degli USA .

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