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Doveva arrivare una pandemia per far arrivare l’alta velocità al Sud?

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È stato necessario che il mondo e l’Italia fossero colpiti da una pandemia subdola e mortifera come il covid-19, che tutti i trasporti si fermassero e che la libera circolazione fra regioni fosse impedita, perché l’alta velocità arrivasse fino a Reggio Calabria. A questo già di per sé “straordinario” risultato si è aggiunta anche la fine del monopolio di Trenitalia nelle regioni meridionali.

Due novità ormai insperate per decine di migliaia di persone che ogni giorno e per decenni sono state costrette a subire una marea infinita di disservizi, dai vagoni dismessi dalle tratte del nord, all’impossibilità di usufruire a pieno dell’alta velocità: infatti, solo da qualche anno Trenitalia si è decisa a concedere le Frecce Argento che collegano Reggio Calabria a Roma, una decisione che ha parzialmente sanato quel divario sociale, ma anche di trattamento, che spesso le aziende partecipate dallo Stato riservano al sud.

Il primo ad annunciare la nuova tratta Torino – Reggio Calabria è stato Italo Treno, seguito rapidamente da Ferrovie, la quale, abbandonando repentinamente le solite scusanti che per anni avevano accompagnato la non prosecuzione oltre Salerno delle Frecce Rosse, ha subito rinforzato l’offerta per contenere la concorrenza di Italo.

Ogni cittadino calabrese e lucano ha accolto la notizia con soddisfazione – testimoni ne sono le centinai di post apparsi sui social network – e la speranza di tutti sta proprio nell’opportunità che la concorrenza fra i due attori della mobilità ferroviaria nazionale, possa portare a tariffe accessibili, ma, soprattutto ad un miglioramento complessivo dei servizi.

La notizia ha un’importanza non secondaria sul fronte turistico, in quanto l’assenza di un’alta velocità che potesse essere definita tale, ha contribuito non poco a costituire un vulnus nella percezione delle regioni meridionali. Disagi che, nel tempo, si sono tradotti anche in gravi danni all’economia delle regioni interessate, soprattutto nei periodi estivi in cui i servizi, invece di essere ampliati – considerato anche l’aumento delle utenze – sono stati sempre ridotti, con grave danno per il trasporto turistico.

Quest’anno non ci saranno né turismo estero, né grandi masse, ma sarà l’occasione, un anno zero, in cui apportare tutti gli interventi necessari, che dalla stagione 2021 dovranno costituire il volano dell’economia calabro-lucana.

Si tratta in fin dei conti di un piccolo traguardo, ma dal valore simbolico enorme, un segno tangibile sul quale costruire la ripartenza, dopo lunghi mesi di lockdown, di depressione economica e percezioni negative che ci accompagneranno sicuramente fino all’autunno: ma come la storia ci insegna è nelle difficoltà che nascono le migliori opportunità.

Nonostante la soddisfazione, però, è doveroso anche fare una considerazione: ci voleva una pandemia per avere livelli di trasporto accettabili in tutte le regioni italiane?

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