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Ds, anche Angius ora lascia il Pd

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"Non parteciperó al Comitato promotore per il Pd votato dal nostro Congresso che avvia la nascita del nuovo partito. E' una decisione per me sofferta e difficile. Ma coerente con ció che penso e sento". In sintesi sono questi motivi che hanno portato il senatore Gavino Angius ad annunciare il suo addio ai Ds, e quindi la sua non adesione alla costruzione del Partito Democratico.
Nella lettera scritta a Piero Fassino, Angius aggiunge: "nel mio intervento al Congresso ho detto che avrei atteso la conclusione delle assise dei Ds e della Margherita per trarre le mie conclusioni sulla nascita del nuovo partito. Con il dispositivo votato simultaneamente dai due Congressi, che è ció che davvero conta, quello dei Ds e quello dei Dl, si assume il Manifesto dei saggi di Orvieto come orizzonte ideale e punto di riferimento in relazione ai contenuti politici, culturali e programmatici. Questo implica, come è scritto sul Manifesto, anche la non appartenenza del nuovo partito alla piú grande casa del riformismo europeo, il Pse. I punti fermi della nostra proposta politica - spiega il senatore - erano: appartenenza al PSE, laicità, garanzia di una fase costituente aperta e non chiusa ai soli Ds e Margherita. Il dibattito congressuale ed il dispositivo inclusivo non hanno dato alcuna risposta politica concreta. Ho creduto profondamente in ció che ho detto al Congresso e ho scritto nella Mozione. Come ho rimarcato piú volte non sono disponibile, e con me tanti altri compagni, ad uscire dal socialismo europeo e a rinunciare ai principi che abbiamo affermato in questa difficile battaglia congressuale. E' chiaro ed evidente come riportato dai piú importanti organi di informazione che da sabato i Ds sono sciolti e la fase costituente è largamente predeterminata. Questo mio dissenso - sottolinea - non è compatibile con la mia partecipazione alla 'fase costituente'. Di conseguenza non parteciperó al Comitato promotore per il Pd votato dal nostro Congresso che avvia la nascita del nuovo partito. E' una decisione per me sofferta e difficile. Ma coerente con ció che penso e sento. Non penso che tutti i riformisti italiani stiano nel Pd. Credo nella necessità storica della presenza, oggi e domani, in Italia di una autonoma forza democratica e socialista, laica, riformista e parte integrante del Partito del Socialismo Europeo. Resto convinto che l'esigenza politica essenziale non solo per noi era ed è la coesione politica dell'Unione, come condizione primaria per garantire al Governo Prodi l'efficacia e l'affidabilità della sua azione riformatrice - conclude Angius -, di cui l'Italia ha bisogno nel quadro del bipolarismo italiano che vedo apertamente messo in discussione".

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