Home News DSK è di nuovo sulla gogna ma la metà dei francesi lo rivuole in politica

La giornalista Tristane Banon lo accusa di stupro

DSK è di nuovo sulla gogna ma la metà dei francesi lo rivuole in politica

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L’affaire Strauss Kahn è chiuso, o forse no. Neanche il tempo di togliergli le manette che subito qualcun altro ha rispedito (per il momento a parole) l’ex numero uno dell’Fmi sul banco degli imputati. Dopo la cameriera, la ‘bugiarda seriale’ Ofelia Diallo, è la volta della bionda giornalista Tristane Banon.

Qualche ora fa – strana coincidenza? – la 32enne ha rotto il silenzio e, a otto anni dalla tentata violenza che dice di aver subito, ha presentato una denuncia contro DSK che potrebbe costargli 10 anni di gabbio. L’episodio risalirebbe al febbraio 2003, quando la Banon lavorava al suo primo libro Erreurs avouées, au masculin, una raccolta di confessioni sugli errori clamorosi di uomini famosi. In quell’occasione l’ex ministro dell'Economia, a quel tempo semplice deputato, sarebbe saltato addosso alla giornalista “come uno scimpanzé in calore”, stando alle parole della vittima. E allora, di fronte a tanta (presunta) violenza, perché la Banon si è ricordata solo adesso di denunciare il fattaccio? Perché, pare, non avrebbe accettato il fatto di accollarsi per sempre l’etichetta di “una che ha avuto un problema con DSK”, uomo potente e popolare.

Così, il sexygate in salsa francese sembra essersi trasformato in una vera e propria soap opera, dove il particolare scandaloso è sempre dietro l’angolo, pronto a far ricatalizzare i riflettori e l’attenzione sullo scenario su cui dieci minuti prima era calata l’ombra. E come in tutti i ‘drama’ c’è chi si schiera da una parte piuttosto che da un’altra.

Metà dei francesi (il 49%), secondo il primo attesissimo sondaggio dopo il crollo della credibilità della cameriera del Sofitel, vorrebbe la resurrezione politica DSK, una percentuale che cresce se si considerano soltanto i simpatizzanti della gauche e che arriva al 65% se vengono interrogati soltanto i socialisti. Addirittura non ci sarebbe discrepanza tra il giudizio degli uomini e delle donne (che dovrebbero, in teoria, sentirsi offese dalla ‘cattiva condotta’ del’ex capo dell’Fmi).

Sempre la stessa metà, in questi mesi, lo ha strenuamente difeso anche per reazione a quello che Bernard Henry Lévy ha definito il ‘robespierrismo’ di un’America che su questa vicenda ha messo da parte il pragmatismo e il rigetto delle ideologie che la caratterizzano da sempre. Un’America che ha preso in prestito il termine (figlio della Rivoluzione francese) e lo ha estremizzato facendo diventare Strauss-Kahn il simbolo della Francia arrogante, l’emblema di un mondo di privilegiati adagiati sulla loro sicura impunità. Un’America che ha permesso che lo Spettacolo cannibalizzasse la Giustizia – un simbolo su tutti della vicenda la famosa “perp walk”, l’esibizione pubblica di DSK ammanettato a mo’ di ricercato numero uno. Un’America che ha fatto a pezzi il principio della presunzione di innocenza, che prevede che anche in un sistema accusatorio un uomo ha diritto al rispetto della propria integrità e del proprio onore finché non se ne sia accertata la colpevolezza.

Al di là di appoggi, difese e sondaggi, ci sarà da capire, anche alla luce degli ultimi fatti, quali saranno le effettive intenzioni di Strauss-Kahn. Per la candidata socialista Martine Aubry Dominique non intende candidarsi per la corsa all'Eliseo del 2012. Secondo quanto scrive il sito Atlantico.fr i due si sarebbero parlati telefonicamente nel fine settimana e DSK avrebbe comunicato alla Aubry l’intenzione di “non partecipare alle primarie socialiste”, da cui verrà fuori il candidato della gauche alle presidenziali. DSK avrebbe inoltre autorizzato la Aubry ad annunciare “pubblicamente” la sua decisione, cosa che di fatto non è ancora successa, ma di cui si vocifera nei corridoi della Rue Solferino, storica sede dei socialisti a Parigi.

Tra interrogativi, dietrologie, ipotesi di complotto ad opera del presidente-burattinaio Nicolas Sarkozy e nuovi colpi di scena, sarebbe il caso almeno per il momento di “lasciar respirare Dominique Strauss-Kahn, e lasciargli il tempo di dirci a che punto è”, come giustamente ha sottolineato due giorni fa il portavoce del partito socialista Benoit Hamon.

 

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