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Il cratere sì ma della burocrazia

Durc, la supercazzola kafkiana dello Stato Italiano

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Pensavamo di affrontare seriamente la questione del “Durc”, il documento unico che attesta la regolarità contributiva con Inps, Inail, eccetera, ma lo Stato italiano e l'Unione Europea si meritano solo beffe. Ricordiamo brevemente cos’è accaduto alle aziende del cratere sismico in Abruzzo: l’imprenditore K. aveva un conto in sospeso con l’Inps ed ecco arrivare, implacabile, la cartella di Equitalia con tanto di sanzioni, aggi, interessi e chi più ne ha ne metta.

Teoricamente il nostro K., che ha dovuto fronteggiare il sisma oltre che la grande crisi globale, fino a poco tempo fa poteva versare il 40 per cento del dovuto in 120 bibliche rate, vedi mai che lo stato ti viene incontro. K. pensa di aver risolto la questione e va nei pubblici uffici per richiedere il Durc. Ha deciso di partecipare ad una gara per un appalto pubblico legato alla ricostruzione e gli serve il fatidico documento.

Ed è in quel momento che il Nostro entra nel celebre Castello. Non avendo pagato tutto ciò che doveva, K. non può avere neanche il Durc e quindi addio commesse delle PA. Lui non si perde d'animo e con la santa pazienza inizia a cercare informazioni su Internet. Scopre che la beneamata Commissione Europea ha avviato un’indagine formale sulle agevolazioni (sic) fiscali e contributive legate alle calamità naturali, ovvero gli “aiuti di stato” che il governo italiano aveva promesso ai terremotati dell'Abruzzo. Sempre la Beneamata, ha accompagnato alla indagine una ingiunzione al nostro governo, di sospendere qualsiasi forma di aiuto fino a nuovo ordine.

Ma il nostro Ministero del lavoro ha comunicato all’Inps che in attesa della decisione europea nulla osta al rilascio del Durc. Insomma, la Ue dice che sta indagando, mentre il governo italiano fa capire che è tutto regolare almeno fino a quando la Commissione non prenderà una decisione sulle presunte violazioni. Il signor K., dunque, potrebbe richiedere il Durc, ma il documento avrà una nota pilatesca che recita “salvo l’esito della decisione della Commissione Europea”.

Al comune dell’Aquila intanto fervono i preparativi, vengono richiamati anche i riservisti per evadere le migliaia di pratiche in sospeso. Si lamenta “la drastica riduzione del personale” incaricato di evadere l'esercito dei Durc. Il signor K. legge una dichiarazione del sindaco Cialente che dice “Pagate solo il 40%, poi si vedrà”, come recita il titolo di un articolo giornalistico. Cialente conclude: “la decisione della Comunità Europea è ancora molto di là da venire”.

Ordunque, si chiede K., di chi mi devo fidare? Della Ue, del Ministero del lavoro, dell'Inps o del Sindaco Cialente? Chi è il padrone del Castello? Intanto che si decidono, gli affari di K. vanno a rotoli. Non è l’unico. C’è il caso di quella imprenditrice alluvionata del Norditalia che ha dovuto pagare l’Imu per il suo immobile. Non avendo versato i contributi Inps (poteva andarci in canoa, e che diamine!), è risultata morosa con il Durc: niente credito agevolato. Ma anche la storia di quel semplice proprietario di casa che dovendo fare dei lavori nel suo appartamento scopre che la ditta a cui si era affidato era sprovvista di Durc, così bisogna cercarne un’altra, che probabilmente costa di più. Tra l’altro se il Durc scade, mettiamo perché stai aspettando altri documenti, lo devi rifare, e mica è gratis, tocca pagare di nuovo - oltre alle file che notoriamente in Italia scorrono come l'autostrada di notte, una meraviglia.

Sembrava che il governo tecnico volesse introdurre "l’autodurk", cioè un Durc autocertificato, ma poi è rimasta una bella speranza come tante. Così il signor K. comprende, incredulo, che può condividere il suo assurdo destino con tanti altri italiani che terremotati non sono. Prova ad andare sul sito delle PA e nonostante ormai si parli da anni di "italiano amministrativo" ci vuole l’interprete per capirlo, ma tranquilli, una lauta parcella al commercialista e la traduzione è garantita. La banca non dà credito, la liquidità scarseggia, il Durc richiesto non arriva, niente pagamenti. Il signor K. aveva un’ultima possibilità, un vecchio credito con le PA, che però, com'è noto, pagano con le calende greche, quindi lui non può versare i contributi, niente Durc e nemmeno pagamento.

Nel Castello l’impossibile diventa la norma burocratica. K. trova una sentenza del Tar pugliese che ha reso esecutive le norme della Spendig Review anche in mancanza di decreti attuativi, ovvero: se vanti un credito con le PA puoi usufruire delle compensazioni dei debiti previdenziali e quindi sperare anche nel Durc. Ma K. prima di ricorrere al Tar ci pensa non una ma mille volte visto che ormai è in bolletta.

A quel punto, stordito, di notte comincia ad avere gli incubi. Come tanti spettri affamati attorno al suo letto si aggirano il Durc, il redditometro, il supercervellone “serpico”, le cartelle di Equitalia, gli studi di settore, il registro dei fornitori e dei clienti, il volto scaltro del suo commercialista. Gli spettri gli intimano ci dia il suo codice fiscale, ci faccia vedere il saldo iniziale e quello finale dei movimenti bancari, se usa ancora il contante, quante operazioni ha fatto con il bancomat questa settimana. Fornisca per cortesia il Dia, il Durc, la dichiarazione di conformità, la certificazione di esistenza in vita, l'attestato di anticorruzione, i documenti di non attività.

Lontano, all’orizzonte, Brunetta promette “aboliremo il Durc!” ma i professori lo braccano. Come? Abolirlo? Ma se è la nuova frontiera posta a tutela della sicurezza del lavoro, delle retribuzioni e della contribuzione previdenziale!

Infine, tra gli spettri, emerge un fantasma avvolto in una bandiera blu con una corona di stelle, che annuncia salomonico: gli aiuti di stato alle aziende del cratere sismico abruzzese sono una violazione dei trattati europei. A quel punto il signor K. ci pensa su un attimo. Guarda dritto in faccia l'apparizione e risponde: “Prematura la supercazzola, o scherziamo?”, e di fronte alla evidente sorpresa dell'interlocutore conclude: “Mi permetta, mi scusi, ma se io il Durc lo pago come se fosse antani sarà tutto a posto?”.

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2 COMMENTS

  1. Il commercialista scaltro no.
    A mio avviso l’articolo è molto acuto e tratteggia con (amara) ironia la situazione di molti imprenditori alle prese con i mille cavilli burocratici che spesso costituiscono ostacoli insormontabili all’attività d’impresa, sconosciuti nel resto dell’Europa civile. Mi permetto però, facendo parte della categoria professionale, di appuntare l’inappropriatezza dei riferimenti alla “lauta parcella” e al “volto scaltro” del commercialista. Noi commercialisti ci troviamo ad affrontare quotidianamente il ginepraio inestricabile della legislazione italiana, cercando di dare il miglior supporto all’imprenditore nella ricerca di soluzioni concrete, spesso a fronte di parcelle più misere che laute (soprattutto ma non solo per i giovani colleghi), sebbene preferiremmo dedicare il nostro tempo ad attività più utili per l’imprenditore, professionalmente più appaganti ed economicamente meglio retribuite. Tutti i ceti produttivi, commercialisti inclusi, sono gravati da uno Stato mostruosamente pesante e in larga parte inutile; di certo la categoria non trae vantaggio dalla pessima situazione dell’economia e del diritto in Italia. Saluti

  2. Durc, la supercazzola kafkiana dello Stato Italiano
    Penso che il sigor Santoro non si riferisse all’intereszza della categoria dei commercialisti, bensi a quello di K.

    Ovviamente, non poteva e non voleva, non ne aveva bisogno.

    Nella vostra categoria vi sono tanti seri e competenti professionisti dalle modeste parcelle, come tanti poco seri professioni ed incompetenti, dalle parcelle capestro ….. con questo non voglio condannare la categoria, che in qualche caso pecca anche di superficialità (vista la poca responsabilità) ma neanche assolverla del tutto.

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