E’ festa in Iran: avanti con il nucleare

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E’ festa in Iran: avanti con il nucleare

09 Aprile 2008

8 aprile, Natan (Iran centrale). Il presidente Mahmoud
Ahmadinejad, immediatamente ripreso dalla tv di Stato e dalle principali
agenzie di stampa mondiali, annuncia la costruzione di 6.000 nuove centrifughe
per l’arricchimento dell’uranio da sommare alle 3.000 già presenti in loco. Le
centrifughe, lavorando sull’uranio, permettono di separare e isolare gli
isotopi maggiormente radioattivi: si tratta del procedimento fondamentale alla
base della ricerca nucleare. “Abbiamo dato il via all’installazione di seimila
nuove centrifughe” ha detto il presidente iraniano, annunciando a breve altre
“ottime notizie” riguardanti “il nucleare e l’industria aerospaziale”. Secondo
Ahmadinejad “il mondo deve riconoscere l’Iran come Paese nucleare”, ricordando
ancora una volta come il processo di arricchimento dell’uranio sia esclusivamente
finalizzato a scopi energetici.
 
La scelta del giorno e del luogo dell’annuncio non è certo casuale. Ieri, in
Iran, era infatti la Giornata Nazionale della Tecnologia Nucleare: vera e
propria festa di stato per celebrare il secondo anniversario dall’inizio
dell’arricchimento. E Natanz, con le sue 3.000 centrifughe è senza dubbio il
luogo ideale per festeggiare l’installazione di altri 6.000 macchinari. La
regione di Natanz, in Occidente, balzò per la prima volta all’onore delle
cronache nel corso dell’estate 2002. Durante una conferenza stampa, il
sedicente National Council of Resistance of Iran denunciò la presenza di un
sito nucleare segreto proprio a Natanz: informazione ripresa poi
dall’intelligence israeliana, che diede al sito il nome di “Kashan”. Niente di
certo, anche se pochi mesi dopo (12 dicembre 2002) l’Institute for Science and
International Security ottenne alcune immagini satellitari dell’area confermando
il rischio che l’Iran stava raggiungendo “la capacità di creare plutonio e
uranio arricchito, i due materiali principali per il materiale esplosivo
nucleare”. Nel corso del 2003, fu poi la stessa Aiea a visitare l’area: nessuna
prova certa, ma molti sospetti. Spionaggio a parte, una cosa è certa: Natanz è
diventata oggi un simbolo. Per gli iraniani, del diritto al nucleare e della
resistenza alle pressioni occidentali; per gli occidentali – Israele e Stati
Uniti in testa – dell’arroganza di Ahmadinejad, che ha scelto di proseguire
imperterrito verso i propri obiettivi incurante di tre diversi pacchetti di
sanzioni imposti dalle Nazioni Unite nei mesi passati.
 
Con la sortita di ieri, Ahmadinejad ha ufficialmente avvertito l’Occidente che
le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio saranno triplicate. Cosa
comporterà nella corsa al nucleare? Semplicemente una netta accelerazione
nell’arricchimento dell’uranio, utilizzabile tanto come “carburante” per le
centrali quanto (se ulteriormente lavorato) per la costruzione della bomba. In
ogni caso una pessima notizia per le Nazioni Unite, senza contare che a Natanz –
stando alle dichiarazioni di un funzionario iraniano all’agenzia Reuters – Ahmadinejad
ha potuto verificare il funzionamento della nuova generazione di centrifughe di
tipo P-2, più evolute rispetto al modello precedente (il P-1) perché in grado
di arricchire l’uranio due o tre volte più velocemente. Ecco perché le
reazioni, dagli Stati Uniti all’Europa, non si sono fatte attendere. A
Washington, la portavoce della Casa Bianca Dana Petrino ha fatto sapere che
l’Iran “con ogni suo passo continua ad isolare ulteriormente la sua gente dal
resto della comunità internazionale”. Il ministro degli Esteri francese Bernard
Kouchner, invece, ha posto l’attenzione sulle prossimo futuro: “Ho paura che
dovremo proseguire sulla strada delle sanzioni se non riceveremo una risposta
dagli iraniani”. Sulla stessa linea il ministero degli Esteri britannico, David
Miliband, per il quale “non solo l’Iran ha fallito nella sospensione
dell’arricchimento dell’uranio, ma ha scelto di ignorare gli auspici della
comunità internazionale annunciando l’installazione di nuove centrifughe”.
 
Parole di rado seguite dai fatti. L’ultima tornata di sanzioni contro l’Iran –
la terza – è stata concordata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
nel novembre 2007: il risultato, ad oggi, è stato l’annuncio della messa in
funzione di 6.000 nuove centrifughe. I cinque membri permanenti del Consiglio più
la Germania, in seguito all’escalation di ieri, hanno stabilito di riunirsi a
metà aprile per decidere il da farsi: sul tavolo, la possibilità di proporre
incentivi economici in cambio della sospensione dell’arricchimento dell’uranio.
Una carta giocata già nel 2006, senza alcun risultato concreto.
 
A gravare sull’irresolutezza del Consiglio di Sicurezza sono principalmente due
fattori. Primo: gli Stati Uniti, sotto elezioni, hanno perso parte del loro
potenziale decisionale. Bush è ormai a fine mandato e potrebbe essere presto
sostituito da un democratico come Barack Obama, che alla carta delle sanzioni
preferisce quella del dialogo diretto con Ahmadinejad. Secondo: Russia e Cina, da sempre restie a
spingere l’acceleratore sulle sanzioni contro un importante partner commerciale.
Mosca, in particolare, si è fatta garante del programma di sviluppo di capacità
nucleari da parte del regime di Teheran con la costruzione della centrale di Bushehr. Se queste sono le premesse, la strada dell’Iran e
delle sue più che sospette ambizioni nucleari sembra quindi sempre più in
discesa.