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Salvare non basta

E’ giallo nel Governo Renzi: quale politica sulla immigrazione?

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Giusta o sbagliata che sia, ogni Paese europeo ha la sua politica sulla immigrazione. In Germania gli immigrati li selezionano, gli fanno imparare la lingua e li avviano al lavoro. 

In Gran Bretagna il laburista Gordon Brown aveva già dato una bella stretta sulla cittadinanza e ci ha pensato poi il conservatore Cameron a bollare come "feccia" quella accampata a Calais, stoppando anche l’immigrazione intra-europea. Ciò non toglie che il nuovo sindaco di Londra sia una seconda generazione anglopakistana.

Più in generale, in un'ottica liberista che ha perso un po' di mordente una volta scoperta la dark side della globalizzazione, l’immigrato integrato che paga le tasse e versa i contributi rappresenta una sorta di ancora di salvataggio per gli acciaccati sistemi pensionistici e di welfare europei.

Anche quelle seguite dai leader delle nuove destre, Orban, Hofer, Wilders, Le Pen, eccetera, nell'Europa del Nord e in quella centro-orientale, sono politiche sulla immigrazione, in particolare contro la immigrazione clandestina e non: porta chiusa, anzi sbarrata anche per i profughi. Si può detestarle ma sono il frutto di governi democraticamente eletti.

Dopo questa sommaria rassegna sulla Ue, veniamo all'Italia e al giallo che al momento contraddistingue il governo Renzi: precisamente qual è la politica italiana sulla immigrazione?

All'inizio sembrava che l'attuale esecutivo dovesse smuovere mari e monti, rivoluzionare gli accordi di Dublino e ricollocare non si sa quanti profughi negli altri Paesi membri della Unione. Le "ricollocazioni" sono state un fallimento e gli accordi di Dublino restano tali.

Nel frattempo Schengen sta saltando, la rotta balcanica è stata chiusa dopo l’accordo tra Germania, ops, Ue, e Turchia, mentre quella di Lampedusa è tragicamente apertissima. Confine con la Francia a Ventimiglia chiuso. Idem al Brennero. Che cosa magnifica è la solidarietà europea.

A pensarci bene l’unica cosa che fa l’Italia in questo momento è accogliere e salvare, salvare e accogliere. Benissimo, visto il nostro animo notoriamente generoso. Ma questa linea umanitaria seguita dal governo Renzi non è una vera politica. Non lo è essendo dettata dalla rassegnazione davanti a un fenomeno che non si riesce a governare.

Avendo strappato un altro po’ di flessibilità alla Ue, l'impressione è che adesso Renzi in cambio debba tenersi la accoglienza incontrollata. Immigrazione gestita appunto seguendo la logica emergenziale e subordinando anche questo tema epocale alla comunicazione martellante sul referendum costituzionale.

La speranza è che fino all'estate prossima gli italiani non si spaventino troppo davanti al moltiplicarsi degli sbarchi, votino sì al referendum di ottobre, e finalmente Renzi, ottenuto il potere al quale ambisce con le riforme e la legge elettorale, potrà tornare alla sua specialità, twittare e mandare enews. "Migration compact" è solo un assaggio.

Diciamola noi una cosa con chiarezza. Non siamo persone che urlano mamma li immigrati. Non stiamo proponendo di sparargli addosso come è avvenuto ai cancelli d’Europa di Ceuta e Melilla. Non vogliamo far passare l’idea che la immigrazione sia di per sé un male per la società e l’economia dei Paesi europei.

Se la si considera una ricchezza, allora questa ricchezza va valorizzata. Se la si considera un rischio, allora va fermata. Che cosa ha in mente Renzi per valorizzare o gestire la immigrazione in Italia resta un mistero. 

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