E’ giusto che al concorso di magistratura chi imbroglia paghi

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E’ giusto che al concorso di magistratura chi imbroglia paghi

E’ giusto che al concorso di magistratura chi imbroglia paghi

12 Dicembre 2008

E’ assolutamente condivisibile la proposta del Ministro della Giustizia di approvare una legge che preveda che il candidato scoperto a “imbrogliare” al concorso di magistratura venga escluso anche dai concorsi successivi. Anzi, sarebbe auspicabile che una misura del genere venisse applicata a tutti i concorsi per accedere nella Pubblica amministrazione. 

Mi chiedo, però, se l’adozione di una misura del genere riuscirebbe, effettivamente, ad incidere sulla diffusa convinzione che in Italia i concorsi pubblici si superano solo per “raccomandazione”.

E’ questa convinzione, infatti, a generare un certo tipo di costume e ad indurre molti candidati (e le rispettive famiglie) a cercare aiuti indebiti, a tentare, in ogni modo, di avere “anticipazioni” sui titoli delle prove scritte e, alla fine, a tentare di introdurre nelle sedi concorsuali, con le tecniche tecnologicamente più avanzate o con metodi tradizionali, manuali, trattati ed ogni altro tipo di testo considerato utile, benchè vietato, per il superamento delle prove.

La compiacenza rappresenta, da sempre, una delle maggiori virtù italiche e smantellare la liturgia delle raccomandazioni sembra un’impresa superiore alle forze di qualsiasi governo. E d’altra parte, non è neppure il sistema delle raccomandazioni, in sé e per sé, a dover essere demonizzato, se è vero quanto qualche mese fa ricordava Roger Abravanel in un intervista pubblicata su “Il Riformista”: che negli Stati Uniti la metà dei posti di lavoro si ottengono grazie a recommendations, in cui chi raccomanda si fa però carico del merito reale del raccomandato.

Quello che va richiesto, e che è essenziale per la sopravvivenza del nostro paese, è, infatti, che chi ha intelligenza e capacità venga posto in condizione di esercitarle. In un noto saggio, il compianto Carlo Maria Cipolla, professore di storia economica a Berkeley, ha dimostrato che una persona stupida è, dal punto di vista sociale, più pericolosa di un bandito. La persona incompetente credo lo sia ancora di più, perché si tratta di uno sciocco a cui è stata attribuita una funzione ed un ruolo, magari delicatissimi, nell’ambito di un apparato istituzionale.

Diversamente da quanto ritiene Abravanel, che muove dall’analisi di sistemi storicamente e socialmente diversi dal nostro, sono però convinto che la diffusione della meritocrazia possa essere facilitata da interventi dall’alto e, soprattutto, da processi di selezione e di concorso che premino i meritevoli. Si resta perciò stupiti allorquando si scopre che l’attuale concorso in magistratura è, nonostante la legge di riforma dell’ordinamento giudiziario che lo avrebbe dovuto modificare profondamente, sostanzialmente identico a quello previsto nel precedente sistema.

Le uniche novità introdotte dalla nuova legge sono, infatti, la configurazione del concorso come “di secondo grado”, tramite la ridefinizione delle categorie dei candidati ammessi a parteciparvi, ed alcune modifiche della procedura concorsuale, volte a velocizzarla e ad eliminare possibili motivi di ricorso al giudice amministrativo da parte dei candidati esclusi.

In particolare, nel testo finale della legge “Mastella” è stata completamente abbandonata l’idea di assegnare almeno una parte dei posti resisi vacanti attraverso il sistema del “corso concorso”, che avrebbe consentito di creare un’immediata opportunità lavorativa per i neo laureati più meritevoli e di permettere una valutazione approfondita delle effettive capacità e conoscenze dell’aspirante magistrato. In Germania solo gli studenti che hanno ottenuto le votazioni più brillanti durante un complesso e molto articolato percorso di formazione giuridica, comune a tutte le professioni legali, possono divenire giudici. Ed in ogni caso, il superamento dell’esame e la conseguente acquisizione della "capacità di essere giudice" è richiesta per poter esercitare tutte le professioni giuridiche (pubblico ministero, avvocato, notaio o funzionario pubblico).

Prevedere un percorso di formazione comune a tutti i giuristi e procedere ad una selezione rigorosa di coloro che aspirano a divenire magistrati è un’opportunità che non andrebbe sottovalutata neppure in Italia. 

*Stefano Amore, vice-Segretario di Magistratura Indipendente