E’ il solito Veltroni, tutto fumo e niente arrosto

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E’ il solito Veltroni, tutto fumo e niente arrosto

27 Giugno 2007

Non ha smentito le aspettative, ma ha smentito sé stesso. Si era presentato dicendo: “basta sogni, ci vogliono risposte”, e invece Walter Veltroni ha sicuramente espresso un sogno quando ha citato un presunto sondaggio nel quale “l’Unione è tornata ad essere in testa nelle preferenze degli italiani”! Ma dove l’ha letto questo sondaggio? Nel libro dei sogni, appunto. Un’ora e mezza di intervento al Lingotto di Torino non è servita a dare una sola risposta alle domande dell’Italia di oggi. Ha disegnato un orizzonte suggestivo e affascinante di una politica “lieve e ambiziosa”, di un partito democratico che deve includere e non escludere. Belle parole, bella politica, ma a noi questo partito sembra essere tutto e il contrario di tutto. Un discorso fatto di slogan e citazioni, nel quale il candidato segretario del Pd ha dichiarato che la democrazia è “ascolto e dialogo, ma anche e soprattutto decisione”. Ma quale sarebbe la decisione di Veltroni per esempio sulle pensioni? Non si è capito. Ha lodato l’azione del governo, “impegnato in queste ore in un’importante trattativa”, ma con un sapiente giro di parole ha evitato di prendere posizione, dicendo che gli piacerebbe che il Pd “si concentri sui disagi e le disuguaglianze determinate dal mancato adeguamento dello stato sociale”. Che vuol dire? Tutto e niente, appunto. Lo slogan per il nuovo partito potrebbe essere: botte piena, moglie ubriaca! Su tutte le questioni poste Veltroni ha trovato sempre il modo di definire in maniera realistica lo scenario, ma le tanto attese risposte non sono mai arrivate. In fondo Veltroni non ha fatto che confermare la sensazione della vigilia: buona oratoria, presenza mediocre e all’inizio addirittura impacciata, toni ecumenici da pacificatore, ma mai una presa di posizione netta, chiara.

La missione del partito democratico, secondo Veltroni, deve essere “combattere la precarietà, soprattutto la precarietà dei giovani, ai quali in un tempo fantastico della loro vita viene detto solo di aspettare, aspettare di avere un lavoro serio, un mutuo per la casa. Ma la vita non può essere saltuaria, non può essere part-time”. Un lavoro serio, un mutuo per la casa si possono avere anche senza essere assunti, ma non in Italia, questo è il problema. Perchè il sistema bancario è bloccato, perché non c’è una cultura del rischio. Cultura che Veltroni si è ben guardato dall’esaltare. Anche se quando si è trattato di citare un esempio di mobilità sociale e di riscatto dalle origini umili ha citato gli Stati Uniti. Ebbene, gli Usa sono un paese che premia il rischio, premia le idee, che ha un sistema di formazione selettivo, nel quale viene premiato il merito, anche e soprattutto di chi non ha possibilità economiche. Non sono il paese dei buoni sentimenti che ha delineato Veltroni.

O l’ambiente, uno dei quattro punti della nuova Italia veltroniana, che “troverà le sue compatibilità con lo sviluppo, solo attraverso le conquiste scientifiche e tecnologiche”. Ottimo, ma chi glielo dice a Pecoraro Scanio, che ci pare abbia fatto tutto quel che poteva, sia ieri da ministro per le politiche agricole, sia oggi da ministro dell’ambiente, per contrastare la libertà di ricerca scientifica?  Oppure sulle tasse: “bisogna semplificare il sistema tributario!”. Perfetto, ma Prodi, “dalla cui forza dipende il successo del progetto del partito democratico”, nell’ultima Finanziaria che ha fatto? Lo ha complicato ulteriormente. Le tasse “dovrebbero essere abbassate”, con uno slogan che pare essere preso di peso dal programma del centrodestra: “Pagare meno, pagare tutti”. E Veltroni, resosi conto, ha subito precisato: “ma non penso alla flat tax tanto cara alla destra in tutto il mondo”. Ah bene. E a cosa pensa?  Non s’è capito. Lui ha capito che deve dire che vuole abbassare le tasse, ma non s’è capito come. Ma il massimo dell’ambiguità e della politica da “botte piena e moglie ubriaca” lo ha raggiunto nella scelta sul sistema elettorale che dovrebbe “combattere la frammentazione” e “valorizzare il pluralismo”, cioè anche qui, tutto e il suo contrario.

Insomma se da Torino doveva uscire un leader nuovo, un Veltroni rinnovato e credibile, capace di distinguersi dalla debacle del governo Prodi, ci pare invece si sia confermato il Veltroni che conosciamo, che stiamo conoscendo di più nella nostra inchiesta sul “Modello Roma”, tutto fumo e niente arrosto. Il Veltroni che cita in conclusione una povera ragazza romana quindicenne morta per una malattia incurabile, la quale poco prima di morire ha voluto regalare ai suoi genitori un’adozione a distanza. Bello il pensiero di lei, pessimo il gusto di lui, Veltroni.