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E’ in tempi di crisi che il “noioso” Fisco riscopre la fantasia

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In tempi di crisi la mente creativa di chi deve trovare risorse finanziarie per rimpinguare le casse erariali può esprimere tutto il proprio estro. Del resto, ancor prima di poter vedere se il federalismo fiscale porterà davvero gli auspicati benefici che tutti ci auguriamo, il decentramento amministrativo, prima e la riforma costituzionale del 2001, poi, hanno intanto creato una vera e propria giungla tributaria locale, in cui non è sempre agevole districarsi.

I Comuni dispongono infatti oggi di beni 18 diverse fonti di entrata: 13 tra tributi e canoni, quattro addizionali ed una compartecipazione ad un tributo statale. Tra questi la più nota è senz’altro l'Ici e la più recente (istituita con la Finanziaria del 2007) l'Iscop (imposta di scopo per la realizzazione delle opere pubbliche). Spesso molte di queste possono sembrare del resto delle vere e proprie duplicazioni, come avviene, per esempio, nel caso dell’imposta comunale sulla pubblicità, dei diritti sulle pubbliche affissioni e del canone per l'autorizzazione all'installazione dei mezzi pubblicitari.

Per l’occupazione di suolo pubblico, invece, i Comuni possono scegliere tra la tassa e il canone; come per esempio anche la famigerata "tassa sull'ombra", che colpisce l’ombra di balconi o di tendaggi sul suolo pubblico, indipendentemente dall'effettiva occupazione dello stesso e che è stata recentemente reintrodotta (ma la sua prima introduzione risale al 1972) dai Comuni di Cagliari e di Terni.

Vi è poi la Tia (Tariffa di igiene ambientale), che ha sostituito la vecchia Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani), trasformata da tassa in tariffa e la cui natura, tributaria o meno, è molto controversa, essendo stata dapprima considerata un vero e proprio tributo dalla Corte Costituzionale, la quale è stata poi però smentita dalla recente manovra del Governo.

Passando al livello provinciale si contano invece dieci fonti di entrata, tra tributi, canoni, addizionali e compartecipazioni. Anche in questo caso vi sono fattispecie non molto chiare, come l'addizionale sull’energia elettrica, che colpisce le utenze non domestiche e ha effetto regressivo (determinando così la conseguenza di far pagare di più le piccole imprese che consumano meno), o quella dell'imposta provinciale di trascrizione, che sulla vendita dell'usato prevede un prelievo triplo rispetto al nuovo.

Le Regioni, infine, dispongono di ben 18 tributi: dall’Irap alle tasse automobilistiche, fino all'addizionale Irpef; la compartecipazione all'Iva è poi assegnata in base ai consumi misurati dall'Istat. A chi sostiene, poi, che il mondo tributario sia grigio e noioso si ricorda il caso dei “maghi”, che non avevano evidentemente previsto che, a partire dal 2010, avrebbero dovuto dichiarare tutti i redditi percepiti grazie alle trasmissioni televisive durante le quali, attraverso numeri telefonici a pagamento, vengono pubblicizzati più o meno miracolosi prodotti, dovendo pagarci, oltre alle ordinarie imposte sul reddito, anche un tributo addizionale nella misura del 25 per cento. Una sorta di (giusto) tributo etico.

Uscendo infine dai confini nazionali, se in Italia i maghi piangono, negli Usa anche i fumatori non se la passano certo bene, neppure sul fronte tributario. I newyorkesi, infatti, dal 1° luglio, devono sostenere un aumento di 5 dollari sui pacchetti di sigarette, che arriveranno a costare anche 11 dollari a pacchetto (tradotto in moneta comunitaria, poco più di 9 euro). Una nuova legge approvata dallo Stato di New York, con l'obiettivo di incassare 440 milioni di dollari per finanziare programmi di tutela della salute, ha infatti aumentato di 1,60 dollari la già vigente «sin tax» («tossa sul peccato»), prima ferma a quota 2,75$. Dallo scorso primo agosto, poi, anche i fumatori di pipe e sigari si sono visti aumentare il prelievo sul “peccato”. La tassa sul tabacco è passata infatti da 96 centesimi di dollari a oncia a 2$.

Infine, sempre restando negli Usa, forse anche come reazione ai danni della marea nera, Obama, a fine maggio, ha presentato un disegno di legge con l’obiettivo di aumentare di un centesimo la tassa supplementare già oggi prevista per ogni barile di greggio. In pratica, la tassa supplementare passerà da 8 a 9 centesimi, per poi essere ulteriormente aumentata nel 2017 a 10 centesimi. Insomma, a ben vedere, il Fisco tutto è meno che una materia poco fantasiosa.

 

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