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Il contestatore

E’ inutile girarci intorno: la Lega ha un progetto politico, Fini no

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“Deus amentat quos perdere vult”. Dio acceca chi vuole perdere. E’ quanto sta accadendo nei confronti della Lega. Il teatro di questa logomachia è “Omnibus”, giovedì 15 aprile. Marco Damilano, dell’Espresso, coglie la forza reale della Lega e alcuni fatti testardi. Il finiano Filippo Rossi continua la sua marcia, contrastata anche a sinistra, di reattività alla cane di Pavlov contro la Lega. Le solite sciocchezze: la Lega è un partito “xenofobo”, di “estrema destra”, impresentabile, addirittura non è ancora “sbarcata in Italia” (sic!). Lo stesso Damilano obietta con argomenti stringenti: Maroni è un autorevole Ministro dell’Interno, la Lega è un partito con una marea di consensi e il Pdl è Berlusconi. Punto.

Il problema non è del Pdl, come sostengono Rossi e tutti i finiani, ma di Fini. Soltanto di Fini. Il tentativo retorico dei finiani è chiaro: guardate, amici (o nemici), che senza Fini il Pdl non riuscirà mai a trovare un post-Berlusconi reale. I fatti stanno raccontando un’altra storia. Berlusconi è sereno, è un politico che vuole il consenso, come annota Polito sempre a “Omnibus”, vuole giustamente il potere che gli consenta di governare e la Lega, e solo la Lega, è riuscita a sfilargli la poltrona, ergo la Lega è forte, Fini non ha voti, non ha autorevolezza politica, è un’invenzione di “Farefuturo” e dei media antiberlusconiani. Ergo, Fini non c’è. Rompe le scatole per esistere, ma nessuno se lo fila, neanche tra gli ex aennini che pesano, Gasparri, La Russa, Matteoli, Alemanno. Fini è un problema anche per loro. La Lega, invece, combatte a viso aperto ed è un vero partito. Lo riconosce anche la sinistra che non intende passare la vita ad asciugare la bava dalla bocca, dopo aver vomitato acrimonia contro il Nemico. La Lega c’è, pesa ed ha un profilo reale, politico, ideologico e culturale. Definirlo partito xenofobo e di estrema destra, significa operare una strategia della rassicurazione su se stessi, visti gli esiti nulli di un’altra operazione: il “finismo”.

La Lega vuole le banche e Bossi lo dice chiaramente. Fassino lo disse, ma durante una conversazione telefonica. Non sfuggirà che il primo approccio è pubblico, cioè politico; il secondo è da sottoscala politicistico. La sinistra è oggi parte della Lega, è il PCI degli anni ’70 più un radicamento e una cultura politica flessibile in grado di afferrare ceti sociali e perfino culturali ed intellettuali in ogni ambiente. Non lo dico soltanto io, povero pennivendolo di provincia, ma una professoressa di punta della sinistra, Nadia Urbinati, in una recente intervista all’Unità. Traduco: la Lega è un catch-all-party. Postmoderno e comunitario, senza essere comunitaristico; liberistico e sociale; tattico e strategico; culturalmente attrezzato senza essere pro-salotti. Il Pd ha esaurito le “figurine”, adesso è difficile scambiarsele con gli alleati: non ci sono più leader disponibili, per tacere dell’assenza di idee e progetti.

L’obiezione che ricorre tra i finiani è la cartina di tornasole della loro minorità politica e culturale: il Pdl rincorre la Lega. Abbasso l’egemonia della Lega. Chi vince, vince. Chi vince è più forte. Chi vince ha le carte e le dà, gli altri stanno al palo. E digrignano i denti, millantando una immaginaria superiorità etico-politico-culturale. Stile PCI versus PSI craxiano. Non funziona. In realtà, Fini deve decidere con chi stare e come starci, perché se si sta in un partito, ci si sta riconoscendo i rapporti di forza. Altrimenti, si esce e auguri. Ma non si può pretendere infantilmente di stare al centro dell’attenzione, quando la realtà ha già detto l’ultima parola.

Fini non diventerà mai il leader del Pdl. Può ancora, se la smette di comportarsi come il deus ex machina “de noantri”, contrattare una decente minorità con qualche posto per qualche suo amico in qualche cda. Se fosse saggio, l’avrebbe già capito. Ma tant’è. Non l’ha capito e si incontra con Berlusconi con l’idea di un gruppettaro. L’idea-forza sarebbe la seguente: io faccio i miei gruppi e questo perché il Pdl è un partito trainato dalla Lega. Come se la questione non fossero i voti e anche tutta la fronda che ha fatto lui per un anno, cosa che ha sicuramente sottratto motivazione agli elettori di destra. Berlusconi vuole 48 ore di tempo per valutare e Fini, finto compassato, replica: è legittimo, io vedrò dopo il da farsi. Nasce il problema del governo insieme a quello del Pdl: ecco la novità politica. Fini vuole tenere sotto schiaffo il governo e lascia che il Pdl sia il volano di questa crisi. Un’operazione suicida per almeno due ragioni:a) Fini non ha voti, ma solo cacicchi in Parlamento e su qualche territorio; b) egli dovrà dimettersi da Presidente della Camera, perdendo, così, l’unica legittimazione istituzionale da spendersi in maniera impropria ma con una certa visibilità mediatica sul piano politico.

Il quadro politico vedrà ancor di più la centralità berlusconiana e farà tacere anche quei dissenzienti non schierati con Fini. Un paradosso acuto: Berlusconi sembra perdere, Fini sembra vincere; alla fine, quest’ultimo perderà partito e carica, mentre Berlusconi potrà rivolgersi al popolo sovrano indicando nel Presidente della Camera attuale il vero responsabile della eventuale caduta del governo. La Lega si rafforzerà come stampella del governo prossimo venturo di Berlusconi e Fini perderà anche il sostegno del Pd, che avrà tutto l’interesse a rimettersi al tavolo con l’unico leader della politica italiana.

Fini incontra i suoi fedelissimi nel suo studio alla Camera. Chiuso dentro le casematte blindate, mentre l’Italia vota Lega. A ciascuno il suo. E’ sempre più chiaro che non si tratti di rincorrere la Lega, perché la realtà fa la politica e non viceversa, bensì di cogliere la novità del postmoderno: non esiste il “partito a vocazione maggioritaria”, esiste la politica, che si fa con chi vince e con chi ha un progetto per vincere. E la Lega ce l’ha. Punto. A questo punto, Fini ha ancora una carta da giocare. Visto che non ha fede, né fedi da vantare, può diventare adepto di quei gruppi che credono nella fine del mondo del calendario Maya: il 2012. Un anno prima della fine della legislatura. Allora, potrebbe esclamare, con accenti estatici: dopo di me il diluvio. Ma forse perderà anche la Camera. E il Pdl guadagnerà in oggettiva adesione alla realtà, con tutto il carico di errori che essa alberga, incluso quello di aver imbarcato un originario dissidente e poi interessato “co-fondatore”. Era tutto chiaro fin dall’inizio.
Raffaele Iannuzzi

 

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4 COMMENTS

  1. E’ vero!
    La lega ha un progetto politico, ma non deve piacerci per forza. Io per esempio lo trovo inaccettabile.

  2. Almeno 4
    Senza Fini nessun Leader dopo Berlusconi? Almeno 4 (ma ce ne sarebbero anche altri): ALFANO, TREMONTI, LETTA, MORATTI. Fini non se ne è accorto ma NOI NON SIAMO COME IL PD. In tutti i sensi (e di ciò andiamo fierissimi).

  3. ragioniamo
    Questa testata mi sembra antifinia, non da poco.
    Ma ragioniamo: Berlusconi ha proposto di fondare un partito unico del C-destra, all’incirca in parità di condizioni fra i due gruppi fondatori.
    Però, o lui o i suoi collaboratori, hanno cominciato un po’ alla volta a marginalizzare Fini, mettendolo nell’empireo della Camera. Berlusconi, con alcuni dei suoi facevano politica, Fini nell’empireo.
    Fini ed alcuni suoi amici si sono accorti che il partito, a loro giudizio, non funzionava ed hanno cominciato a muoversi. Una parte del Pdl di derivazione FI ha iniziato ad attacare Fini, che nessuno chiamava a discutere di progetti, strategie, attività politica.
    E’ ovvio che abbia reagito con un ”Altolà”.
    Ora cosa vuole fare Berlusconi ? Vuole che il PdL si rompa o che continui ? Se qualcuno a casa ha mal di pancia è bene che veda il medico e che si controllino i menù di parnzo e cena.
    Non è detto che Fini, se andasse via, si porterebbe appresso poca gente, bisogna vedere se tutti coloro che votano PdL siano d’accordo.
    E non credo che Fini abbia paura di perdere la poltrona: cresciuto in un partito che era tenuto del tutto fuori dal potere, credo che se fosse ricacciato fuori dal potere si sentirebbe ringiovanito di 30 anni !

  4. usiamo qualche eufemismo
    mi associo al commento di Sefano Quadrio. Il progetto
    politico dela lega è un progetto strutturalmente “partitocratico”. E se il PdL si divide sarà la Lega a raffozarsi. Cioè la situazione peggiorerà ulteriormente.

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