E’ la Catalogna il centro nevralgico della Jihad mediterranea

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E’ la Catalogna il centro nevralgico della Jihad mediterranea

17 Dicembre 2010

WikiLeaks getta l’ombra della Jihad sulla Catalogna. Tre ‘cables’, tutti provenienti dall’ambasciata americana a Madrid, considerano la regione autonoma “il principale centro dello Jihaidismo nel mediterraneo” e, a causa dell’immigrazione incontrollata della regione, animato da una “vasta popolazione musulmana sensibile al fenomeno”. Proprio per questo motivo Washington avrebbe aperto un centro di spionaggio presso la sede del consolato Usa a Barcellona.

I documenti forniscono anche un focus sui collegamenti tra i terroristi islamici e la criminalità organizzata di Barcellona, che i cablogrammi definiscono “crocevia di attività preoccupanti”. Insomma lo scenario dipinto dai Wiki-documenti non fa altro che confermare le conclusioni di molti analisti indipendenti circa le sfide che la Spagna sta fronteggiando al cospetto della minacciosa espansione dell’Islam militante.

Un ‘cable’ di cinque pagine, datato 2 ottobre 2007, e classificato come ‘segreto’, descrive il legame tra l’immigrazione di massa in Spagna negli ultimi dieci anni e l’ascesa dell’islamismo radicale nel Paese. Le parole dell’allora ambasciatore Eduardo Aguirre fanno un quadro chiaro della situazione: “L’immigrazione pesante – sia legale che illegale – dal Nord Africa (Marocco, Tunisia e Algeria) e sud-est asiatico (Pakistan e Bangladesh) ha reso la Catalogna una calamita per i reclutatori di terroristi”. La polizia nazionale spagnola stima che il numero di pakistani che vivono a Barcellona e dintorni potrebbe salire a 60.000. L’identikit è ben definito: la stragrande maggioranza sono maschi, non sposati e senza documentazione giuridica. Ci sono immigrati provenienti dal Nord Africa che vivono ai margini della società spagnola, non parlano la lingua, sono spesso disoccupati, e hanno pochissimi posti per praticare dignitosamente la loro religione. Una miscela d’ingredienti che rendono esplosiva la situazione.

Nei documenti la capitale catalana è definita senza mezzi termini “mafiosa” e la base per una serie di traffici illeciti: di persone, denaro, droga. Barcellona, e in particolare il suo hinterland – Tarragona, Hospitalet, Badalona e Reus – preoccupano in particolare gli americani che hanno, così, messo sotto controllo le comunità pachistane e marocchine locali. In uno dei documenti si legge: “Gli Usa devono sapere tutto di chi circola nella zona che va da Algeri a Tunisi e da Rabat al sud della Francia. Il consolato di Barcellona sarà la base ideale per stabilire una centrale operativa che analizzi il fenomeno”.

Quello che avrebbe fomentato maggiormente l’attività degli estremisti islamici in Spagna, stando ai cablogrammi, sarebbe stato l’afflusso incontrollato dei fondamentalisti marocchini, che per le loro misere condizioni economiche, tendono ad essere maggiormente propensi al coinvolgimento in attività criminali.

WikiLeaks ci svela, insomma, una realtà spaventosa, che sembra essere del resto confermata dai recenti fatti di cronaca. Lo scorso 1 dicembre, nel corso di un’operazione internazionale ribattezzata “Kampai”, una cellula di appoggio logistico e finanziario ad Al Qaeda è stata sgominata nel Raval, uno dei quartieri storici più poveri e degradati di Barcellona. Negli anni, questa zona popolare della Catalogna, non più in mano ai catalani, ma soprattutto a gente proveniente dal Pakistan, dal centro e dal nord Africa e dalla Thailandia, è diventata il crocevia più importante per attività degradanti quali lo spaccio e la prostituzione.

La situazione è preoccupante. I documenti attestano che ci sarebbero almeno 300 sospetti terroristi islamici o operatori logistici in Spagna e si stima ci possano essere fino a 1.000 organizzazioni terroristiche presenti sul territorio. Attività illegali di ogni origine e specie si starebbero moltiplicano senza controllo in questa zona: proprio in un ‘cable’ si legge: “Le autorità spagnole stanno avendo difficoltà a seguire il flusso di droghe illegali e denaro riciclato che arriva attraverso la ‘via catalana’. Le autorità spagnole non hanno una comprensione completa dell’intera gamma delle attività mafiose”. Insomma, nonostante alcuni successi ottenuti – vedi la serie di arresti avvenuti nel gennaio 2008 e quelli di due settimane fa– di fronte alla gestione di questi due enormi problemi la Spagna sarebbe inerme e impreparata.