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«E’ la democrazia, bellezza! Brexit fallimento della elite europea»

«Brexit è uno shock per la nostra generazione, per chi è nato dopo la guerra,» dice all’Occidentale il professor Gaetano Caputi, economista e già direttore generale Consob. «Le lancette della storia tornano indietro di 70 anni, è una situazione alla quale non siamo pronti e si può solo provare a immaginare quello che accadrà adesso».

«Verrebbe da dire ‘è la democrazia, bellezza!’,» prosegue Caputi con una «battuta amara». «Se i referendum sulla Europa falliscono – non solo in Gran Bretagna –, se lo spirito antieuropeista avanza, evidentemente qualcuno deve interrogarsi sul fatto che la costruzione europea sarà pure perfetta sulla carta ma non esprime il sentimento popolare».

Anzi, quella costruzione «contrasta il sentimento popolare, non solo in un unico Paese, in una determinata realtà, bensì, guarda caso, proprio in Gran Bretagna, un Paese rimasto fuori dalla eurozona, fuori da Schengen e che aveva rinegoziato delle condizioni impensabili per restare nella Unione».

Per Caputi il risultato di stanotte non è tanto «il segno della ‘pazzia’ degli inglesi» bensì il «fallimento» di «quella classe dirigente che ha costruito la ‘macchina’ europea e che fino all’ultimo ha preteso di tenerla in piedi dicendo che un referendum come quello inglese era sbagliato. Un simile atteggiamento dimostra proprio la cecità di chi si rifiuta di fare i conti con scelte che rappresentano il fondamento della democrazia. Una democrazia è tale anche quando prende delle decisioni scomode o spiacevoli».

«Con Brexit gli inglesi si caricano di un fardello più pesante di quello che lasciano a noi come europei. Usciamo tutti con le ossa rotte dal referendum ma va detto che inglesi hanno scelto nel modo più democratico e trasparente possibile. E allora perché l’atteggiamento di David Cameron dovrebbe essere bollato come miope e sbagliato? Ci si dovrebbe interrogare al contrario e più in profondità sulla lungimiranza e sulla miopia di chi a Bruxelles e nelle altre capitali dei 27 ha fallito miseramente».

La Gran Bretagna è formalmente fuori dalla Ue. Diventerà una specie di grande Svizzera? «Si tratta di una diversa prospettiva,» spiega Caputi, «da un lato ci sono Paesi che sono fuori dalla Ue e che  negoziano condizioni di buon vicinato o di avvicinamento – la Svizzera come la Norvegia – dall’altra invece c’è la Gran Bretagna, che era dentro l’Unione, decide di uscirne e viene trattata come il figlio scapestrato al quale non va riconosciuto nulla».

Caputi giudica «sbagliato» l’atteggiamento che sta tenendo la Germania: «Berlino ha convocato un vertice per lunedì e indovina dove si terrà questo vertice? Proprio nella capitale tedesca. È un segnale chiaro su quella che è la vera capitale politica europea e probabilmente questo non è il messaggio più rassicurante per l’opinione pubblica degli stati membri».

Nel Regno Unito e in Europa si apre un periodo di instabilità. «Il cambio di leadership in Gran Bretagna,» innanzitutto, «non sappiamo ancora da chi verrà gestito il dopo Brexit, si parla dell’ex sindaco di Londra Boris Johnson, c’è una situazione di conflittualità e ostilità crescenti». Dall’altra parte c’è «la Germania che gonfia i muscoli e si prepara a impartire una lezione a chi avesse la tentazione di seguire le orme degli inglesi. Insomma siamo in un clima di esasperazione che va proprio nella direzione peggiore rispetto al momento storico che stiamo vivendo, una situazione di instabilità globale».

«Nel breve periodo le Borse potrebbero anche riprendersi, in fondo si tratta di capitali bruciati che possono essere ricostituiti in presenza dei fondamentali economici». Il problema però è che si sta intaccando «in profondità» il sistema della «costruzione europea», con «un atteggiamento che manca di lungimiranza perché il clima di contrapposizione, le divisioni muscolari e le minacce sono tutte cose che avrebbero dovuto essere affrontate prima e meglio, non com’è avvenuto nelle ultime due settimane».

Per Caputi «non ha aiutato la campagna fatta dal Remain in Gran Bretagna, enfatizzando i rischi della Brexit, drammatizzando l’esito della consultazione popolare, caricandolo di un significato che ci dovrebbe far riflettere su quella che potrebbe essere anche la prospettiva sui referendum prossimi venturi in Italia».

«In fin dei conti viene da chiedersi: se si trasforma un referendum in un plebiscito su chi governa è più facile che quei governanti vincano o perdano?». «Tanto più in un clima come quello attuale di grande insoddisfazione, a prescindere dal giudizio che si ha di una determinata classe dirigente o di chi governa. Da questo punto di vista Brexit è una sana lezione impartita a tanti».

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