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E’ ora di cambiare la legge elettorale del Parlamento europeo

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Una delle principali sfide per la legislatura che si sta aprendo sarà quella di razionalizzare e rendere irreversibile la scelta che gli elettori hanno fatto di premiare i due principali partiti. Gli elettori si sono pronunciati con chiarezza e l'esito delle ultime consultazioni è stato un vero e proprio referendum a favore di un sistema politico tendenzialmente bipartitico.

Ma già l'anno prossimo questo risultato potrebbe essere rovesciato, e quelle élite politiche che dagli elettori sono state lasciate fuori dal Parlamento, potrebbero tornare e godere di un lauto finanziamento pubblico. La tornata elettorale che ci attende nel 2009 infatti sarà quella per l'elezione del Parlamento europeo; una competizione retta da un sistema perfettamente proporzionale che garantisce oggi l'accesso all'Aula di Strasburgo anche a formazioni che abbiano ottenuto attorno al 2%.

Mettere mani dunque alla legge elettorale per il Parlamento europeo è una priorità.

Una mano la dà il Trattato di Lisbona che riduce il numero dei Parlamentari italiani a 73. Con ciò, tra l'altro, innalzando la soglia naturale di accesso all'Aula di Strasburgo. Ma se il meccanismo elettorale resta immutato questo innalzamento non sarà poi così significativo - si passerà dal 2 a poco più del 3% - e tale comunque da consentire ai piccoli partiti di avere eletti ed anche i relativi ricchi rimborsi.

E allora, si deve riprendere presto quel lavoro iniziato nella passata legislatura volto a sostituire alle 5 grandi circoscrizioni in cui si eleggono oggi i deputati un numero di circoscrizioni sostanzialmente corrispondente alle regioni e alle province autonome. E ciò per garantire una campagna elettorale più radicata nei territori, meno costosa e capace di proiettare a Strasburgo eletti appartenenti a tutte le realtà territoriali. Clamoroso è oggi infatti il caso della Sardegna che, ricompressa in un'unica circoscrizione con la Sicilia, non riesce a esprimere parlamentari europei. Ma il vero beneficio di questa soluzione - su cui già si stava configurando un'intesa bipartisan nella passata legislatura - sta soprattutto nell'elevare in modo netto - all'8, 9, 10% e oltre a seconda delle regioni - la soglia della rappresentanza. In alcune regioni la competizione sarebbe addirittura uninominale; e anche nella più popolosa, la Lombardia, alla fine la partita avrebbe ad oggetto il riparto di una decina di deputati.

In fondo un'operazione analoga a quella che si sarebbe ottenuta, per l'elezione del Parlamento nazionale, con il cosiddetto "Vassallum"; un sistema proporzionale con circoscrizioni piccole che nella sua prima versione aveva registrato l'accordo dei principali attori, ma anche i veti di quei partiti medi e piccoli che oggi, per consapevole scelta del corpo elettorale, sono scomparsi dalle Aule di Palazzo Madama e di Montecitorio o comunque non hanno più quel potere di interdizione sul quale si è arenata la passata legislatura.

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