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E ora tassiamo le tangenti

Il giustizialismo, che tanto va di moda, sembra dimenticare che alla base di quasi tutti i reati (tranne quelli passionali) vi è il perseguimento di un guadagno economico.

Perché dunque ciò che guadagnano dipendenti e lavoratori autonomi deve essere sottoposto a tassazione, mentre ciò che guadagnano i delinquenti (nel senso di coloro che delinquono) gode di una sorta di immunità fiscale?

In base all’articolo 53 della nostra Costituzione ciascuno deve contribuire alle spese pubbliche.
Vi deve dunque contribuire (a maggior ragione) anche chi delinque, o comunque ottiene proventi da attività illecite.

Nelle categorie di reddito da sottoporre a tassazione sono compresi infatti, per legge, anche i proventi derivanti da fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo.
I canali di alimentazione e destinazione dei proventi illeciti possono essere i più vari.
Tra questi, a titolo di mero (e non esaustivo) esempio, tangenti, traffico di droga, estorsioni, usura, racket della prostituzione e abusivismo commerciale.

A sostegno e conferma della necessaria tassabilità di tali proventi sta la considerazione che presupposto dell'imposizione è soltanto il possesso di un reddito, indipendentemente dalla sua provenienza e che l'eventuale illiceità dell'attività produttiva non esclude la tassabilità del reddito da essa derivante, essendo il reddito un dato economico e non  giuridico.

Chi trae proventi dall'attività illecita realizza infatti, comunque, una ricchezza che costituisce la causa del pagamento di un tributo.

Non contrastare, dunque, tale ancor più ignobile forma di evasione fiscale rappresenta una grave discriminazione tra i cittadini-contribuenti, a discapito, per assurdo, proprio degli “onesti”, rispetto ai “disonesti” (laddove tali categorie abbiano ancora un senso).

La Corte Suprema ha peraltro già stabilito che le attività illecite sono sempre soggette, oltre che alle imposte sui redditi, anche all'IVA.

Il mancato perseguimento, ai fini IVA, di tali attività illecite, comporterebbe dunque, in teoria, perfino una sottrazione dell'Italia ai suoi obblighi comunitari, visto che l’IVA rientra tra le risorse proprie del bilancio comunitario.

Le attività illecite, che fruttano miliardi di euro alle varie forme di racket e criminalità organizzata, dovrebbero essere quindi perseguite non solo penalmente (con relativo sequestro e confisca), ma anche fiscalmente. Non basta (nei pochi casi in cui lo si fa) confiscare i proventi delle attività illecite.

Tali proventi infatti possono avere generato nel frattempo altri proventi (anch’essi non dichiarati).
Se dunque è lecito presumere, come avviene quotidianamente negli Uffici fiscali, che le risorse trovate su conti bancari, laddove non giustificate nella loro provenienza, siano frutto di attività non dichiarate e quindi da sottoporre a tassazione, è lecito anche presumere che i proventi del mercato della droga o della prostituzione abbiano poi generato altri proventi (anche solo sotto forma di interessi).

Perché dunque non richiedere anche le (ulteriori) dovute tasse?

Tanto per fare un esempio, le tangenti corrisposte dai "corruttori" ai "corrotti", o anche dai "concussi" ai "concussori", quasi sempre hanno esse stesse fonte illecita (magari proprio da evasione fiscale, chiudendosi così il “cerchio”).

Si porrà dunque in questo caso il problema del trattamento tributario, sia della vera e propria tangente (fonte di guadagno illecito, non tassato, per colui che la percepisce, cioè il corrotto), che degli stessi proventi utilizzati da parte del corruttore per il pagamento della tangente (e che certamente non potranno essere oggetto di dichiarazione ai fini del redditometro).

Sono d’accordo pertanto con l’importanza fondamentale di un’efficace azione di contrasto all’evasione.
Ma non solo nei confronti di quei cittadini che già contribuiscono alle casse dell’Erario (e che spesso, comunque, neppure vi possono sfuggire). Fare i forti con i deboli dà sempre poca soddisfazione.

Imporre il pagamento della dovuta tassazione anche nei confronti di chi, non solo pone in essere gravi violazioni penali ma lucra anche su tali violazioni, sarebbe un bel segnale di efficienza, efficacia e perché no, anche coraggio.

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4 COMMENTS

  1. perfetto !
    Mi compiaccio grandemente ! Perfettamente d’accordo! E’ una ottima soluzione. Vogliamo vedere puniti i vari Riina, Provenzano e altre famiglie, in modo esemplare sottraendo tutto quanto puzza di illecito e se nessuno dimostra di lavorare, via tutto lasciando soltanto il contributo minimo di sopravvivenza costringendoli quindi a chinare la schiena e lavorare senza più fare i parassiti degli altri.

  2. Complimenti
    Complimenti per la tirata. E magari ricordarsi che la norma per la tassazione dei proventi illeciti esiste già si veda l’articolo 36, comma 34-bis, del D.L. 223/2006, cosiddetta Visco-Bersani) e viene applicata dalla Guardia di Finanza.
    Parlate pure di TAX, ma aggiornatevi, suvvia!

  3. tangenti
    dalle mie parti in emilia, ma questo succede anche nel resto d’italia, quando si acquista un bene immobile – fabbricato o terreno – una buona parte del prezzo si paga in contanti e non si dichiara al fisco, il tutto alla “luce del sole” anche se poi l’agenzia delle entrate fa il solito accertamento per verificare la congruità del prezzo in base alle tabelle; e questo pagamento “in nero” specialmente per gli immobili nuovi che cos’è, se non in massima parte una tangente da versare non voglio proprio immaginare a chi?

  4. Articolo TAX – risposta a commento
    Caro Giggino, fa piacere intanto vedere lettori preparati. Questo spazio naturalmente non vuole essere tecnico, ma di spunto politico. Se ti interessa però approfondire l’argomento (con tutti gli “aggiornamenti” normativi di specie), mi permetto di rinviarti ad un mio articolo, apparso sulla Rivista Fiscooggi dell’Agenzia delle Entrate del 27.11.2007 (www.fiscooggi.it), dove potrai trovare tutti i riferimenti normativi (tra cui anche l’articolo 36 da te citato, che comunque non fa che interpretare precedente normativa del 1993), di dottrina e di giurisprudenza. Ma il problema non è tanto la copertura normativa (che in parte in ogni caso non c’è, essendo la normativa esistente relativa alle imposte dirette e non all’IVA), quanto il fatto che tale normativa non viene applicata. Gli accertamenti su proventi illeciti sono infatti pochissimi (e per lo più su redditi da meretricio). Tanto è vero che recentemente (il 09.07.2008) è stata presentata anche un’interrogazione parlamentare (Onorevole Riccardo Migliori – PDL) con la quale si chiede conto di tale mancata applicazione. Insomma, essere aggiornati è importante e come vedi cerchiamo di farlo. Arrivederci al prossimo articolo (e al prossimo commento).

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