E’ proprio perché Roma è degradata che Alemanno dovrebbe dare risposte

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E’ proprio perché Roma è degradata che Alemanno dovrebbe dare risposte

26 Maggio 2009

È pur vero, come viene ribattuto, che le periferie romane negli ultimi anni sono molto cambiate. Andando al Pigneto si scopre addirittura una nuova centralità, che richiama romani e turisti la sera come il fine settimana. E molti quartieri, grazie ad interventi di riqualificazione urbana (giardini, servizi sociali, infrastrutture), presentano condizioni di migliore vivibilità.

Resta tuttavia innegabile che Roma, in frange del suo territorio, sia purtroppo comparabile allo stato di degrado delle favela brasiliane o degli slum africani.

Ma più che una constatazione, dal Sindaco ci si attenderebbe un indirizzo di pianificazione teso alla risoluzione di questo stato delle cose. Per esempio, indicazioni su come intervenire nei quartieri degradati della città, rispondendo al contempo agli obiettivi di riduzione dei consumi energetici posti dell’Unione Europea. Obiettivi che impongono il ripensamento del mix di funzioni, l’aumento della densità abitativa, la riduzione dell’uso dell’automobile a favore di alternative di trasporto ecologiche.

In Europa, già dagli anni ’80, va avanti il recupero di aree industriali dismesse e di quartieri degradati con la finalità di zero emissioni. La riconversione ad insediamento residenziale del vecchio impianto di depurazione fognaria Rieselfeld a Friburgo (www.rieselfeld.freiburg.de) è stata basata sul contenimento delle emissioni di CO2 per mezzo di costruzioni a basso consumo energetico, di un sistema di mobilità che privilegia pedoni, ciclisti e trasporto pubblico e di politiche di incentivo alla riduzione degli spostamenti urbani con l’avvicinamento tra residenza e luogo di lavoro.

Analogamente è avvenuto in Svezia, a Malmo, nel quartiere denominato Bo01, in cui la municipalità ha sfruttato l’occasione di un evento internazionale (Housing Expo – City of Tomorrow) per dotarsi di un programma ambientale volto allo sviluppo sostenibile che ha condotto alla riduzione del 25% delle emissioni di CO2 attraverso il ricorso a forme di energia rinnovabili, come l’eolico, il fotovoltaico, il recupero del calore dal suolo e dal mare, il recupero di biogas prodotto dai rifiuti organici dell’area (che, tra l’altro, è stato impiegato anche per alimentare i veicoli).

Esemplificazioni queste che, per entrambi i casi, non descrivono il livello di qualità degli edifici realizzati (residenza, commercio ed uffici), che consentono bassi costi di gestione uniti a funzionalità e bellezza. Né degli spazi esterni, in cui si alternano ampie strade, vie pedonali e piazze per diversificare i percorsi ed ottenere ambienti urbani attraenti che invitano agli scambi sociali.

L’elenco e la descrizione, anche critica, dei risultati raggiunti potrebbe continuare con molti esempi europei come Bed Zed in Gran Bretagna, Riem in Germania, Bo02 in Svezia, …. Proprio quest’ultimo, a Stoccolma, nasce con la candidatura della città per le Olimpiadi del 2004. E, nonostante le Olimpiadi non vi si siano svolte, prosegue, dimostrando come la programmazione urbana possa prescindere dagli eventi straordinari. E dà da pensare sul perché, invece, da noi neanche un evento straordinario riesca a divenire il volano per un processo di rivitalizzazione. Sul perché, per esempio, caso tra tanti, i Mondiali di nuoto a Roma non solo non siano riusciti a dare l’avvio ad una riqualificazione diffusa, ma nemmeno a dotare la città delle infrastrutture sportive necessarie per l’evento.

L’obiettivo europeo del “20-20-20 per il 2020” consente di interpretare i luoghi degradati quali opportunità, soprattutto se (come l’Idroscalo) localizzati in contesti dalla grande bellezza naturale. Ma è necessario che si imponga una nuova attitudine alla programmazione .