E’ proprio vero che al nazismo non c’era alternativa?

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

E’ proprio vero che al nazismo non c’era alternativa?

E’ proprio vero che al nazismo non c’era alternativa?

15 Giugno 2008

Già nel suo capitale studio "La catastrofe tedesca" (1946), Friedrich Meinecke, il massimo storico tedesco della prima metà del Novecento, non esitò a parlare di alternative politiche possibili alla presa del potere da parte dei nazisti: lui stesso, alla notizia della nomina di Hitler a cancelliere del Reich, il 30 gennaio 1930, reagì con il seguente commento spontaneo: “Non era necessario”. Troppo spesso il destino tragico della Repubblica di Weimar è stato dipinto come ineluttabile. Difficile trovare voci pronte a scommettere sulla possibilità che la storia avrebbe potuto prendere altre strade rispetto alla corsa nazista verso l’abisso della Seconda Guerra Mondiale.

A rafforzare quella prima reazione di Meinecke giunge ora un bel contributo dall’ultraottantenne politologo e professore emerito dell’Università di Stuttgart-Hohenheim, Klaus Hornung (Alternativen zu Hitler. Wilhelm Groener, Soldat und Politiker in der Weimarer Republik, Ares Verlag, Graz 2008, p. 245). Pur avendo come figura di riferimento Wilhelm Groener (1867-1939), del generale il cui nome è stato troppo facilmente inserito in una lunga lista di “falliti”, non viene tracciata una biografia in senso stretto, piuttosto il decisivo ruolo politico, in particolare nei cruciali anni 1928-1932. Un libro necessario, questo, perché di Groener la stessa Germania ha perso memoria (non esiste oggi una sola caserma che porti il suo nome). Eppure, lo racconta bene Hornung, fu soldato con solidi principi etici. Di grande rilievo fu la sua influenza quale vice capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco nelle drammatiche fasi conclusive della grande Guerra: il patto da lui stretto al telefono la notte del 10 novembre 1918 con la leadership socialdemocratica (l’esercito sarebbe rimasto fedele allo Stato guidato da Friedrich Ebert) impedì l’affermazione della rivoluzione bolscevica in Germania.

La carriera militare di Groener si sarebbe conclusa di lì a poco, il 30 settembre 1919, mentre già l’anno successivo ebbe inizio quella civile, come ministro dei trasporti. Ma gli anni cruciali e gli incarichi decisivi dovevano ancora venire. Chiamato al ruolo di ministro della difesa nel 1928, l’allora cancelliere Heinrich Brüning lo volle anche alla guida del delicatissimo ministero degli interni. Fu lui il protagonista del divieto Quel doppio incarico permise a Groener di progettare la costituzione di una milizia volontaria. Nei piani dell’ex-generale quella sorta di guardia nazionale, unitamente alla polizia e alla Reichswehr, sarebbe stata usata contro i nemici della Repubblica, a destra come a sinistra.

Il 10 maggio 1932 Groener diede prova della sua ostilità ai nazisti difendendo il divieto di manifestazione pubblica per le SA e le SS hitleriane promulgato meno di un mese prima, il 13 aprile. Il progetto groeneriano di milizia venne archiviato già il 30 maggio dello stesso anno con la caduta del governo guidato da Brüning. Al momento dell’assunzione dell’incarico di cancelliere da parte di Franz von Papen ebbe fine la carriera politica di Groener. E’ esattamente in quell’asse Brüning-Groener che Hornung vede essersi delineata “una legittima alternativa conservatrice sia al collassato sistema parlamentare, sia alla incipiente dittatura nazionalsocialista”. Già altri, del resto, hanno rilevato la cesura tra quel governo e quello che gli succedette, guidato da von Papen e Schleicher: la prima fase “non aveva ancora abbandonato il terreno dell’ordine democratico” (Ulrich Scheuner), mentre le seconda fu “autoritaria e apertamente antiparlamentare” (Heinrich August Winkler).

A Klaus Hornung non resta che la domanda: “Che cosa sarebbe stato della Germania se il presidente den Reich, Paul von Hindenburg, avesse mantenuto il divieto per le SA e le SS del 13 aprile 1932 e fosse stato fermo a fianco di Groener e Brüning sostenendo la loro battaglia di difesa contro Hitler?” Domanda aperta, ovvio, e, purtroppo, senza risposta. Allo storico di Heilbronn tuttavia il merito di averla posta e il plauso per aver gettato finalmente luce sulla ricca personalità del soldato e politico Wilhelm Groener.