Home News E’ sbagliato credere che i partiti facciano resistenze consevatrici al governo

Il confronto costruttivo sulla riforma del lavoro

E’ sbagliato credere che i partiti facciano resistenze consevatrici al governo

2
66

La riforma del mercato del lavoro arriverà in porto alla Camera entro la giornata del 27, ma, se i patti saranno mantenuti, tornerà in alto mare presto per essere sottoposta ad una robusta manutenzione. Come è noto, la decisione di non apportare modifiche al provvedimento licenziato dall’altro ramo del Parlamento è stata adottata dai gruppi di maggioranza in ragione di una precisa scelta di natura politica, legata all’esigenza – segnalata dal Presidente del Consiglio dei ministri – di presentarsi all’importante appuntamento europeo del 28 e 29 giugno prossimi avendo già concluso l’iter di approvazione.

La Commissione referente, peraltro, ha seguito questo percorso dopo aver preso atto di un preciso e solenne impegno assunto dalla stessa Presidenza del Consiglio, che la sera del 20 giugno scorso ha diffuso una nota che merita di essere riprodotta per intero: “Il Governo ha chiesto al Parlamento di accelerare l'esame sulla riforma del mercato del lavoro contenendolo entro tempi compatibili con l'esigenza che la legge sia approvata entro il 27 giugno, affinché il Consiglio Europeo del 28 giugno possa prendere atto del varo di questa importante riforma strutturale. Il Governo – prosegue il comunicato - si impegna a risolvere tempestivamente, con appropriate iniziative legislative, altri problemi posti dai gruppi parlamentari: la questione dei c.d. esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali. Su questi temi il Governo sta lavorando anche sulla base delle costruttive proposte provenienti dai gruppi di maggioranza”.

Se le parole del comunicato hanno un senso, il lavoro di revisione non può essere collocato nel medio periodo di quel monitoraggio e di quelle successive verifiche previsti dal provvedimento (come avrebbe voluto il ministro Fornero), ma in tempi ravvicinati ed utili a <risolvere tempestivamente> i problemi posti.

I gruppi che sostengono il Governo si attendono – subito dopo l’approvazione della riforma – un segnale concreto ed effettivo per poter affrontare le diverse questioni che avrebbero dovuto essere risolte nel corso della lettura del provvedimento alla Camera e che, ora, saranno rimesse a successivi interventi normativi, anche tenendo conto del fatto che molte delle nuove disposizioni diventeranno applicabili trascorso un anno dall’entrata in vigore della legge.

Nel determinare l’orientamento dei gruppi di maggioranza, merita di essere segnalato, in particolare, il contributo delle parti sociali riformiste e, più in generale, di tutti i soggetti interessati, che sono stati auditi dalla Commissione referente.

Nel corso delle audizioni si è potuto prendere atto di una larga convergenza tra organizzazioni imprenditoriali e sindacali che - pur essendo consapevoli dei problemi che questa legge non solo non risolve, ma crea - hanno ritenuto doveroso garantire al Governo l’appoggio richiesto in una fase delicata come l’attuale. E tale convergenza ha aiutato le forze della maggioranza ad affrontare, anche a fini interni, questo difficile passaggio.

Si può quindi concludere che vi sarà un voto condizionato, solo perchè il Governo si è impegnato a cambiare il provvedimento in esame e a farlo in tempi politicamente sostenibili.

E’ venuto il momento di respingere una lettura propria di alcuni grandi quotidiani e dei loro commentatori: una lettura secondo la quale i partiti, con la testa rivolta all’indietro, opporrebbero resistenze conservatrici allo spirito innovatore impersonato dal Governo. 

Il provvedimento in esame è stato migliorato dal Senato, non secondo una linea di resistenza al cambiamento, ma in base ad una valutazione responsabile e concreta della realtà. Perché sono le leggi a dover essere fatte per le persone e non le persone per le leggi.

E’ stato così anche per il contributo dei gruppi nel caso delle pensioni. Nel decreto <milleproroghe> il Parlamento ha portato alcune indispensabili correzioni al decreto <SalvaItalia>, rendendolo socialmente più sostenibile, anche se non si è potuto risolvere compiutamente in quella sede la questione dei c.d. esodati, che è parte integrante del confronto da aprire con il Governo dopo il voto del 27 giugno. Su questa complessa problematica la Commissione Lavoro sta predisponendo un testo dopo un ampio confronto con le organizzazioni sindacali.

Riflettendo sugli avvenimenti degli ultimi mesi, viene da svolgere un’ultima considerazione, a proposito di questa <strana> maggioranza. Chi avrebbe mai detto, soltanto un anno fa, che i partiti che la compongono sarebbero stati capaci di ascolto reciproco, di confronto operativo (pur tra mille ostacoli, diffidenze e differenze) su temi delicati come il welfare e il lavoro ?

In sostanza, grazie alle difficoltà e alle assunzioni di responsabilità a cui i partiti sono stati costretti, si è fatto strada un processo di normalizzazione dei rapporti tra forze che restano alternative, ma possono collaborare: un processo che non deve andare disperso.

  •  
  •  

2 COMMENTS

  1. E’ sbagliato credere che
    E’ sbagliato credere che partiti facciano qualcosa che minacci le loro poltrone e finanziamenti.
    Voteranno questa riforma assurda (o meglio una riforma nulla) perché se il governo cade, loro vanno a casa.

  2. Riforma che aumenta il contenzioso civile
    E’ una riforma che aumenterà a dismisura le cause civili di lavoro. La aleatorietà della norma che prevede che sia il giudice a decidere quando i motivi economici ci siano oppure no pone l’Italia all’ultimo posto in tema di liberismo economico e ancora una volta si incrementa la rigidità, già elevata, della legislazione del lavoro.

    Come molti espoerti hanno dichiarato, non ultimo il prof. di diritto del lavoro della Luiss, questa riforma aumenta la confusione giuridica e la conflittualità, nonché la totale incertezza del diritto. Il peggio del peggio: era meglio non modificare nulla. Non è una riforma, è una aberrazione giuridica.
    Invece di azzerare le norme (complicatissime) esistenti e di fare 10 norme semplici e comprensibili a tutti, si è sceldo di incrementare la complessità della materia.

    Chi ci guadagna ? Sicuramente gli avvocati: dove le norme non si capiscono, lì nasce la dittatura dei “tecnici”

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here