E se fossero i robot a cambiare la nostra concezione di etica ed estetica?

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

E se fossero i robot a cambiare la nostra concezione di etica ed estetica?

17 Maggio 2008

Evodio – So con certezza che altro è vivere ed altro esser coscienti di vivere.
Agostino – Quale ti sembra più elevato?
Evodio – Certamente la coscienza di vivere.
(Sant’Agostino)

Etica e libero arbitrio

La volta scorsa ho proposto una definizione operativa, anche se discutibile, di estetica e di etica:

•    L’estetica è la percezione soggettiva (ma condivisa) del nostro legame con l’ambiente, legame caratterizzato da una profonda ed equilibrata armonia dinamica.
•    L’etica è la capacità, soggettiva e intersoggettiva, di concepire e compiere azioni capaci di mantenere sano ed equilibrato il legame con l’ambiente.

Etica ed estetica sono quindi due facce della stessa medaglia perché derivano dalla forte coimplicazione evolutiva tra specie e ambiente e sono entrambe “rispecchiamenti” in noi di questa coevoluzione. Se l’estetica è il sentimento (inter)soggettivo dell’immersione armonica nell’ambiente e l’etica è il sentimento (inter)soggettivo di rispetto per l’ambiente e di azione armonica con esso, allora l’etica ci consente di mantenere l’estetica e l’estetica ci serve da guida nell’operare etico.

Al tema dell’etica si legano altri concetti importanti: la libertà, la responsabilità, la dignità e così via, che si possono raggruppare intorno al tema formidabile e controverso del libero arbitrio. Alcuni risolvono sbrigativamente il problema negando la libertà non solo ai fenomeni naturali, ma anche all’uomo sulla base di un feroce determinismo di stampo fisicalista, alla Laplace.

Secondo questa visione, io starei scrivendo queste cose non perché voglio comunicarle, ma perché i miei neuroni si trovano in un certo stato. Bisognerebbe a questo punto spiegare perché i miei neuroni  si trovano in questo stato, e poi bisognerebbe trovare una causa a questa causa, e così via.

Altri, all’opposto, negano la libertà riconducendola alla pura casualità: così io scriverei ciò che scrivo per caso, ma potrei anche scrivere cose molto diverse o addirittura opposte… Qui la difficoltà è quella di dare una spiegazione coerente e persuasiva del "caso", ma in oltre duemila anni di sforzi i filosofi e gli scienziati non ci sono riusciti. Per alcuni il caso è un paravento della nostra ignoranza delle cause soggiacenti, che sarebbero sempre ben precise; per altri il caso è una caratteristica ineliminabile della natura, non riconducibile al determinismo.

Sia i deterministi sia i probabilisti negano la libertà, quindi negano la responsabilità, che è uno dei pilastri del nostro vivere in società: non solo le religioni più diffuse ma anche le legislazioni di (quasi) tutti i Paesi postulano il libero arbitrio, quindi la responsabilità e la punibilità del peccato o del reato. Inoltre la percezione soggettiva del libero arbitrio, almeno in molte situazioni, è inoppugnabile e fornisce un indizio importante del legame tra libertà, responsabilità, etica e coscienza.

Etica, coscienza e morale

Non è male perché è vietato dalla legge, ma è vietato dalla legge perché è male
(Sant’Agostino)

Si potrebbe, in questo senso, sostenere che solo le creature dotate di coscienza posseggono il libero arbitrio e sono in grado di agire in modo etico. Il problema, quindi, si complica ancora di più, stante la confusione che regna a proposito della coscienza.
Non è certo un caso che siano in corso ricerche per dotare i robot di una coscienza artificiale, CA, la cui definizione operativa potrebbe essere: un robot è dotato di CA se si comporta in modi che, negli umani, richiedono coscienza (è una definizione analoga a quella dell’intelligenza artificiale, IA).
Postulando un legame tra etica e coscienza, si porrebbero molti limiti all’eticità dell’agire animale: di fatto molti negano che gli animali siano in grado di valutare le proprie azioni, attribuendo loro significato etico, e distinguono quindi tra azione e sua valutazione. Le azioni di per sé non sarebbero etiche, solo le valutazioni lo sarebbero. La mia definizione di etica invece prescinde tendenzialmente dalla valutazione: etico è ciò che fa bene al sistema complessivo, dove "far bene" significa "mantenere le condizioni di equilibrio dinamico", cioè mantenere sano ed equilibrato il sistema complessivo.
Consideriamo la vita: in primo luogo la vita si mantiene in vita. L’indefessa e continua attività degli organismi viventi è rivolta a mantenere le condizioni in cui quell’attività può continuare a svolgersi. Ciò che mantiene la vita, dunque, è etico. Per sottolineare il carattere "naturalistico" dei principi etici da me postulati, li si può far discendere da un’istanza primigenia di conservazione della vita (nel senso più generale), sia individuale sia collettiva sia sistemica. La conservazione della vita sistemica comporta la percezione e poi l’esplicitazione di un’etica ambientale, di cui ormai tanto si parla.
L’etica tradizionale è più ristretta di quella proposta qui, poiché si limita a considerare i rapporti tra esseri umani. In questo senso le religioni hanno costruito etiche codificate (o morali) basate sul rapporto interpersonale mediato o imposto dalla divinità, in cui hanno luogo i cooncetti di bene e di male in quanto dettati dalle leggi divine, eterne e immutabili. E’ anche interessante notare che l’attenzione quasi esclusiva che la morale religiosa ha per gli umani ha portato al concetto di persona, all’idea di dignità dell’uomo, e alla formulazione di vari codici o statuti dei diritti dell’umanità.
Non voglio affatto sminuire la portata di queste conquiste, anzi forse se ci si limitasse all’impostazione naturalistico-evolutiva da me proposta non si riuscirebbe a fare il salto qualitativo compiuto dalla morale religiosa e incorporato nella legislazione di molti Paesi. Tuttavia, come ho detto, l’attenzione per l’uomo è oggi affiancata da una crescente attenzione per alterità non umane, per esempio per gli animali e per l’ambiente, attenzione che, pur tra molte resistenze, recupera in parte la radice naturalistico-evolutiva dell’etica. E’ in questo quadro allargato che si può immaginare di elaborare un’etica che comprenda anche i rapporti tra uomo e robot, oggi in via speculativa ma tra pochissimo tempo anche in pratica.
Infatti l’equilibrio del sistema complessivo, di cui facciamo parte, e che sta alla base della mia definizione di etica e di estetica, è dinamico, non certo statico: perciò etica ed estetica sono storiche ed evolutive e dipendono anche dagli oggetti artificiali che l’uomo costruisce e che sempre più concorrono a formare l’ambiente in cui viviamo. Di questo ambiente cominciano a far parte anche i robot, quindi è inevitabile che essi influiscano sulle nostre percezioni estetiche e sui nostri valori etici, dunque sul complesso dei nostri comportamenti.