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E se l’Iva sulla tariffa per i rifiuti non fosse dovuta?

 

La Corte di Cassazione ha recentemente stabilito che gli atti con cui i Comuni (tramite magari società a ciò delegate) richiedono al contribuente quanto dovuto a titolo di Tariffa Igiene Ambientale (cosiddetta TIA) sono atti impositivi e devono perciò rispondere ai requisiti di legge previsti, proprio per tali tipi di atti, sia in materia di motivazione, che di notifica.

Secondo la Corte Suprema, in particolare, la TIA rappresenta “una forma di finanziamento di servizio pubblico attraverso l’imposizione dei relativi costi sull’area sociale che da tali costi ricava, nel suo insieme, un beneficio”.

Quindi, a parte il fatto che, oggi, viste le vicende di Napoli e dintorni, è veramente difficile associare il pagamento della TIA a un qualche beneficio “sull’area sociale”, tale “balzello”, trattandosi pur sempre di un prelievo patrimoniale imposto e non di un semplice corrispettivo per una prestazione liberamente richiesta, ha mantenuto comunque la sua natura pubblicistica e impositiva e pertanto il documento con cui si richiede la TIA, a pena di illegittimità, dovrebbe contenere:

-          i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione del gestore;

-          l’indicazione dell’Ufficio presso il quale è possibile chiedere informazioni;

-          il responsabile del procedimento;

-          l’organo o l’autorità presso cui è possibile presentare stanza di autotutela;

-          le modalità, il termine e l’organo giurisdizionale presso cui proporre ricorso.

L’invio di semplici fatture senza alcuna motivazione non basta.  Ma questo non è il principale problema. Vista infatti la natura impositiva di tali atti, essi non dovrebbero essere neppure soggetti ad IVA.

Se è vero infatti, come ha detto la Cassazione, che la TIA riveste natura tributaria, ne discende allora l’esclusione dall’IVA, in quanto le somme dovute a titolo di imposizione fiscale, come tali, non possono essere soggette anche a tale ulteriore imposta.

Tuttavia l’Agenzia delle Entrate non concorda con tale tesi.

Con la Risoluzione n. 250/E del 17.06.2008 l’Agenzia ha confermato infatti l’assoggettabilità IVA della TIA, ricordando come, per la copertura dell’onere economico di un servizio pubblico, il legislatore può ricorrere sia ad una tassa, sia ad un’entrata non tributaria, quale appunto, ad avviso dell’Agenzia, sarebbe la TIA.

Ma, allora, sorge un legittimo dubbio.

Dato che la Corte Costituzionale, con la recente sentenza n. 130/2008, ha stabilito che le Commissioni Tributarie sono competenti solo per i provvedimenti di natura tributaria, allora, visto che le stesse Commissioni sono competenti anche per le controversie aventi ad oggetto la TIA, allora, se la matematica (o meglio la logica) non è un’opinione, vuol dire che la TIA ha natura tributaria.

Insomma, visto che le Circolari dell’Amministrazione Finanziaria non hanno natura normativa e visto che invece il compito di interpretare la legge è proprio della Cassazione, forse allora l’IVA non si dovrebbe applicare.

E la verità non può stare in mezzo.

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