E’ tempo di una nuova politica agroalimentare
07 Settembre 2007
di Redazione
Il cibo sta finendo! E’ questa la preoccupazione che nelle ultime settimane è stata sollevata da alcuni quotidiani (la Repubblica – 30/8/07) e commentata da alcune riviste economiche e del settore agroalimentare (Il sole 24 ore; l’Informatore Agrario).
Il deficit alimentare sembra associato, secondo alcuni osservatori, all’espansione delle superfici agricole destinate alla coltivazione di cereali per la produzione di biocarburanti, un fenomeno che sembra essere esploso in seguito alla necessità di produrre carburanti puliti, ridurre l’inquinamento atmosferico e la dipendenza dall’energia petrolifera.
Secondo alcuni, questo ha causato un aumento dei prezzi dei cereali e derivati. Un’analisi più attenta e rigorosa della FAO-OECD e documentata nell’Agriculture Outlook Report 2007-2016 (www.agr-outlook.org), ci rasserena su questi eventi perché riporta gli attuali aumenti dei prezzi dei cereali a fluttuazioni fisiologiche, principalmente legate a fattori meteorologici avversi (siccità) che in alcune parti del mondo hanno abbattuto le produzioni fino al 50% (Australia). Se da un lato però i prezzi correnti sono legati a cause di natura temporanea, sono previsti cambiamenti strutturali tra cui un aumento della domanda di colture per biocarburanti.
Le implicazioni di questo fenomeno vanno considerate in relazione agli effetti che possono avere su altri settori. Pertanto l’uso crescente di cereali, zucchero, semi oleosi ed oli vegetali per soddisfare i fabbisogni dell’industria dei biocarburanti, insieme alla domanda in espansione dei paesi in via di sviluppo e delle economie emergenti, è visto come uno dei parametri critici da considerare nella previsione di futuri scenari. Sintetizza bene Ermanno Comegna la situazione corrente (L’Informatore Agrario – 30/8/07) “…a prescindere da quelli che possono essere eccessi momentanei, lo scenario dei mercati agricoli mondiali ha raggiunto un punto di svolta. Si intravedono possibilità di crescita e promettenti opportunità di mercato…”.
Bisogna quindi essere attenti alle manovre di politica agraria che possano sostenere dei percorsi di crescita e sviluppo …ma è certamente tempo di pensare a progetti che vedano le potenzialità di sviluppo del nostro settore agro-alimentare riferite ad uno scenario mondiale e non avulse dalle sue complesse dinamiche.
Meditazioni estive
A volte si sente l’esigenza forte e impellente di capirne e saperne un po’ di più su un argomento per poter dare un giudizio proprio, ragionato, consapevole e non condizionato. E’ questo credo sia quello che sentano i non esperti del settore (praticamente la maggior parte degli italiani), che in queste ultime settimane sono bombardati da notizie sugli OGM.
Il commento di Maurizio Cocucci sul testo “Agrobiotecnologie nel contesto italiano” edito dall’INRAN contribuisce senz’altro a fare chiarezza su un argomento per il quale le polemiche degli ultimi mesi hanno acceso gli animi di politici e agricoltori e… confuso le idee alle massaie. Ci sfugge un po’ quale sia la logica dietro la guerra delle soglie relative alla presenza di OGM all’interno dei prodotti da agricoltura biologica (Vita 3/8/2007 p. 26 e cfr. L’occidentale 24/05/2007 – Agricoltura OGM o Agricoltura Biologica?
Un falso dilemma), tuttavia le affermazioni di alcuni ambientalisti ((Vita 3/8/2007 p. 26 ) secondo cui: “La decisione di stabilire una contaminazione accidentale dello 0,9% per il biologico rema contro la qualità e la sicurezza delle nostre produzioni bio e non solo…”] trovano forse una risposta in un passo del Prof. Cocucci (Spazio Rurale 8/9 2007): …in assenza di qualsiasi indicazione negativa [relativa all’assenza di prove sugli effetti negativi degli OGM] viene comunque, contro ogni logica scientifica, propugnata l’opportunità del non utilizzo degli OGM. Appare come una estrema metafisica volontà di applicazione del “principio di precauzione” anche nell’assoluta assenza di prove di reali aspetti negativi. Ignorando che ogni verità scientifica è vera fino a prova contraria e che su questo principio si è fondato lo sviluppo della civiltà dell’uomo. Se un tale comportamento fosse stato applicato all’evoluzione delle conoscenze scientifiche e alle relative applicazioni tecnologiche, la civiltà dell’uomo non avrebbe avuto nessuno sviluppo e l’uomo non avrebbe mai combattuto efficacemente la fame.
Meditate gente…
