E’ tornato il Caimano e a Repubblica fanno festa

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E’ tornato il Caimano e a Repubblica fanno festa

17 Giugno 2008

Ezio Mauro su Repubblica sostiene che il Cav. ha gettato la maschera: altro che statista e uomo delle istituzioni, Berlusca è sempre lo  stesso eversore, arcigno nemico della legge, fautore indefesso di leggi ad personam.

Il problema di Mauro e dei tanti come lui è che Berlusconi non ha maschere, se non quelle che gli vengono messe secondo convenienza. Berlusconi non è come Mauro e la sinistra lo vorrebbero per provare a meglio digerire la sconfitta elettorale: statista e uomo delle istituzioni ; e non è neppure come lo dipingono per odiarlo meglio e raccogliere le forze per la rivincita: il caimano senza requie né pietà.

Sono tutte maschere che il risentimento degli sconfitti alterna secondo occasione e convenienza, ma che non hanno a che fare con la realtà. Per questo poi perdono e non sanno spiegarsi il perché.

Gli elettori invece sanno bene cos’è Berlusconi, ne conoscono gli aspetti istrionici, a-politici, guasconi, così terribilmente irrituali per lo stretto circuito costituzionale. E più gli si racconta che “al Colle fremono”, che la Consulta “è turbata”, che la magistratura “non crede ai suoi occhi”, più quel Berlusconi gli piace così com’è.

Gli elettori conoscono anche l’altro Cav.: quello decisionista, quello che mantiene le promesse, quello che va Napoli in mezzo ai rifiuti tutte le settimane e ci mette la faccia. Quello che punta al cuore dei problemi e vuole andare fino in fondo. Anche questo Berlusconi piace agli italiani, che ostinatamente lo votano da quindici anni.

Se questo Berlusconi gli spiega – come giustamente ha fatto in questi giorni – che i problemi della sicurezza vanno presi per le palle e risolti una volta per tutte, gli italiani lo stanno a sentire. E se gli dice che occorre rischiare anche il tabù dell’obbligo dell’azione penale (il più delle volte ridotto a puro e indiscusso arbitrio del giudice) per dare indicazioni di precedenza e di urgenza ad una magistratura che è capace di metterci dieci anni a scrivere una motivazione, gli italiani diventano attenti. E se si chiarisce che per farlo occorre sospendere per un anno  la marea di processi  minori che impantanano la macchina giudiziaria (bloccando anche la decorrenza della prescrizione e lasciando la possibilità per chi vuole il processo di averlo comunque), gli italiani cominciano a capire che la direzione è giusta. E se infine gli si fa notare che in questo modo  si blocca anche un processo contro Berlusconi  – uno dei 95 che gli sono stati inferti in questi anni – beh, gli italiani se ne fregano. E non certo “per la nota e redditizia complicità dei dominati con l’ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica” di cui parla Ezio Mauro. Ma semplicemente perché vogliono vedere assassini, rapinatori, stupratori, mafiosi, camorristi e terroristi processati e condannati una volta per tutte.

Ezio Mauro ha costruito il mito del Berlusconi dialogante e istituzionale per gridare all’inciucio; ora che quella fase è finita torna ai vecchi amori, anzi, ai vecchi odii e fa ripartire la narrazione del Cavaliere Nero e della democrazia ferita. Non è caduta la maschera, non è cambiato il Cavaliere, è solo un altro maldestro tentativo di elaborare il lutto elettorale. E di far sapere a Veltroni che se lui vuole fare a meno dell’antiberlusconismo, bisognerà fare a meno di lui.