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Tea Party - Cronache del mondo conservatore

E’ un repubblicano di origini siriane l’ultima stella del GOP

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Marriott Wardman Park Hotel di Washington. Dal 18 al 20 febbraio si è svolta l’annuale (succede dal 1973) Conservative Political Action Conference (CPAC), organizzata come sempre dalla storica American Conservative Union assieme all’altrettanto storico settimanale Human Events e alla più recente Young America’s Foundation (quest’anno, per la prima volta, ha cosponsorizzato, fra decine di organizzazioni, anche la “mitica” John Birch Society, sempre tenuta ai margini giacché ogni tanto in odore di “estremismo”, ma le cose cambiano, la gente matura, i tempi pure).  È la convention informale, ma assai pesante, dove attivisti, commentatori e uomini politici eletti si contano ma soprattutto contano i numeri dei candidati presidenziali preferiti in quel momento dalla Destra.

Quest’anno la palma del vincitore è andata al ginecologo prestato alla politica Ron Paul senatore del Texas, Repubblicano obtorto collo, libertarian al limite dell’anarchico e pro-lifer indomito che negli ultimi anni sembra conoscere una vera e propria seconda giovinezza. Paul ha surclassato alla grande Mitt Romney, che aveva vinto le tre edizioni precedenti. Ma Ross Gregory Douthat ci ha visto dell’altro. Classe 1979, Douthat è una delle nuove autorità del giornalismo conservatore americano, cartaceo e blog. Dall’aprile 2009 imperversa nella “riserva indiana” dove The New York Times lascia scorrazzare liberi gli avversari politico-culturali, ovvero la pagine delle opinioni e dei commenti. Ed è da lì che il 28 febbraio Douthat ha lanciato la lunga corsa presidenziale di Mitchell Elias “Mitch” Daniels jr, nato a Monongahela, Pennsylvania, nel 1949, attuale e 49° governatore dell’Indiana.

Perché? Perché le carte in regola per impersonare il miglior candidato Repubblicano alla Casa Bianca nel 2012, se il mondo non finirà come dice il calendario maya, è lui. Al CPAC di febbraio pare che, nonostante altre vedette, se ne siano sostanzialmente accorti tutti.

Di origini siriane, premiato dall’Istituto Arabo-Americano per servizi speciali alla comunità (e con questo un tassello rognoso va subito a posto), membro per un paio di anni del National Security Council e di quell’Homeland Security Council istituito dopo l’Undici Settembre (e così il tassello rognoso di cui sopra è sistemato davvero alla perfezione), free-marketeer nei fatti invece che solo nella testa, nel 1985 Daniels è stato consigliere del presidente Ronald W. Reagan (1911-2004), nel 1987 è tornato a casa per risanare le casse del think tank neoconservatore Hudson Institute, ha poi lavorato per l’industria farmaceutica Eli Lilly and Company d’Indiapolis (legata a cose come Cialis, metadone e Prozac), nel 1970, studente alla Princeton University, si fece pure un paio di notti in guardina per possesso di marijuana, lo sanno tutti, niente scheletri nell’armadio e così di dossier non ne salteranno fuori a orologeria, ma soprattutto gli odierni eredi in doppiopetto del flower power che stanno al comando del Paese più potente del mondo non avranno nemmeno di che chiamarlo reazionario.

Dal 2001 al 2003 ha quindi diretto L’Office of Mangement and Budget su nomina del presidente George W. Bush jr., ma è da governatore degli hoosier (così sono detti gli abitanti dell’Indiana) che ha fatto scintille. Governatore dal 2 novembre 2004, nel 2005 ha pareggiato il bilancio dell’Indiana per la prima volta in otto anni trasformando il deficit statale di 600 milioni di dollari in un eccedenza positiva di 300 milioni. Sempre in quel primo anno di faville ha spinto 485 aziende a creare più di 60mila nuovi posti di lavoro con un volano per tutti costituito dai 14 miliardi e mezzo di dollari d’investimenti che quel circolo virtuoso ha comportato. Pure sul fronte del “politicamente corretto” Daniels si muove bene: con lui l’Indiana è divenuto leader nel campo dei carburanti ecologici, forte di 15 impianti di produzione fra cui la maggiore industria del mondo di bio-diesel derivato dalla soia. Nel 2007 il suo Healthy Indiana Plan ha pure dato la mutua a 132mila cittadini privi di social security.

Nel 2008 Daniels ha quindi riformato il diritto di proprietà ed è finita che gli abitanti dell’Indiana si son visti ridurre le tasse su casa propria per una media del 30%. Rieletto il 4 novembre 2008, Daniels è insomma un contabile perfetto. Ma basta questo ai conservatori americani che adorano chi castiga il fisco solo se al contempo si batte contro l’aborto? Ecco allora che sul punto prende la parola l’Indiana Right to Life, sezione locale del National Right to Life che tiene sotto costante osservazioni la politica e che non tiene nemmeno un pelo sulla lingua, il quale dice che «non un solo governatore dell’Indiana prima di Daniels ha avuto il coraggio o la convinzione per appoggiare pubblicamente la sacralità della vita dei bambini non nati. Nel corso del primo mandato, il governatore Daniels ha varato leggi chiave che hanno posto l’Indiana alla testa degli sforzi pro-life del Paese».

E questo poiché ha trasformato in legge dello Stato cose come, «nel 2005, l’obbligo che a ogni donna che stia considerando di avere un aborto venga offerta la possibilità di vedere il bimbo che ha nel grembo attraverso gli ultrasuoni oppure di udirne il battito cardiaco; sempre nel 2005, il bando di ogni forma di clonazione di esseri umani; e nel 2008 l’istituzione di una banca del sangue da placenta così da promuovere una ricerca sulle cellule staminali che rispetti la vita evitando l’uccisione di embrioni umani». E in più Daniels, dice sempre l’Indiana Right to Life, ha messo fine alla totale libertà di azione con cui da 25 anni le cliniche abortiste dello Stato agivano indisturbate senz’alcuna limitazione.
Monta insomma Oltreoceano quella gran hola che già dice “Mitch facci sognare”.

Marco Respinti è Direttore del Centro Studi Russell Kirk

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2 COMMENTS

  1. Speriamo bene… Ci vuole
    Speriamo bene… Ci vuole una persona seria che ri-dia il necessario entusiasmo agli elettori del GOP ed esprima il buon senso che la maggioranza degli americani hanno su tantissime cose, checché se ne dica

  2. compliments
    Sempre belle e accurate le cronache di Marco Respinti sulla politica americana, e soprattutto ottimo il suo taglio interpretativo! RC

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