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L'offensiva dei fascisti islamici

E’ Vietnam globale

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Gli attacchi dell’internazionale jihadista come l’offensiva del Tet. Nel ‘68, i Vietcong scatenarono un attacco dai contorni suicidi contro il Vietnam del sud, perdendo migliaia di uomini ma ottenendo un enorme clamore mediatico nel mondo occidentale. A quasi cinquant’anni di distanza, i fascisti islamici lanciano un’offensiva a sorpresa, multifronte, con lo stesso scopo propagandistico. Allora, “Charlie” non riuscì a sfondare le linee americane ma vinse la battaglia dei cuori e delle menti, dando spago ai movimenti pacifisti che chiedevano il ritiro degli Usa “imperialisti” dal Vietnam. Oggi i fascisti islamici, vigliacchi che fanno quasi rimpiangere il nemico comunista, raggiungono lo stesso obiettivo: ritiratevi, basta “crociate”, lasciamo che a Kobane sventoli la bandiera nera dell’Isis mentre a Washington è tutto un tripudio di drappi arcobaleno per la decisione della corte suprema sui matrimoni gay.

 

Ci vorrebbe Orwell per raccontare meglio quello che sta accadendo. Nel ’67, un anno prima del Tet, il generale Westmoreland annunciava che “le speranze del nemico sono alla fine”, il presidente Lyndon Johnson e il segretario di Stato McNamara alimentavano nell’opinione pubblica l’idea di una sconfitta imminente dei comunisti. Nel 2009, il Dipartimento di Stato americano archivia l’espressione “Guerra al Terrore”, in cambio del più neutro “Overseas Contingency Operation”. Nel 2011, dopo il pasticciaccio di Abbottabad, gli Usa hanno già rinunciato alla “pre-emptive war”, colpire il nemico nell’immediatezza di un’aggressione che sta per verificarsi. Restano i droni e poco altro. Nel 2015, strateghi ed esperti di geopolitica si dicono convinti che basterebbe una brigata ben addestrata per sconfiggere l’Isis che però intanto continua a colpire e ad ingrossarsi nell’immaginario popolare.

 

La storia, diceva qualcuno, torna con fattezze di farsa. A essere svelata impietosamente, allora come è oggi, è la debolezza della classe politica americana ed europea, l’impotenza di un Occidente che si fa risucchiare nella guerra mondiale islamica senza prenderla veramente sul serio. La mancanza di una chiara risposta morale (e militare) all’oscenità del fascismo islamico continua a sfibrare dall’interno le nostre democrazie. Se vogliamo evitare o perlomeno ritardare un’altra Saigon allora bisogna dire la verità e cioè che la guerra al terrore è iniziata ma non è finita contro Al Qaeda. Che non finirà finché non avremo dato la caccia, scovato e distrutto tutti coloro che minacciano l’ordine internazionale. Una guerra perpetua connaturata allo stato di natura islamista, che dobbiamo combattere ricominciando a chiamare il Male con il suo nome, se l’intenzione è davvero estirparlo. Ma è questa l’intenzione?
 

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