Ecco come il Cav. vuol giocare un ruolo strategico a Strasburgo

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Ecco come il Cav. vuol giocare un ruolo strategico a Strasburgo

03 Giugno 2009

L’Italia può giocare un ruolo strategico a Strasburgo. La “chiave” sta nella linea di coerenza che il governo Berlusconi ha impostato fin dal suo insediamento (un anno e mezzo fa), rivendicando la necessità di un’Europa più politica, meno imbrigliata nella rete delle grandi lobbies finanziarie o nei meandri di una burocrazia sempre più assillante. 

E da questo punto di vista i 30-35 eurodeputati che il Pdl conta di portare nell’europarlamento  (probabilità che gli stessi sondaggisti danno per verosimile) possono rappresentare la punta avanzata del progetto al quale il primo ministro italiano sta lavorando da tempo, dentro il Ppe. Dalla sua, Berlusconi  avrebbe un sostanziale apprezzamento che travalica i confini nazionali e che deriva proprio “dalla linea di coerenza che l’esecutivo italiano ha sempre mostrato, anche in tempi non sospetti quando ha detto chiaramente che l’Europa deve avere un profilo più politico”, osserva Mario Mauro vicepresidente uscente del Parlamento europeo, candidato italiano per il Ppe indicato dallo stesso Berlusconi alla presidenza dell’assemblea di Strasburgo nella legislatura che si aprirà dopo il voto del 7 giugno. 

Convinto del fatto che dopo l’era Kohl la scena europea è stata occupata da “politici senza il coraggio sufficiente a costruire il futuro e senza la determinazione a rispettare la costruzione tracciata dai padri fondatori”, Mauro rimarca che finora il risultato è stato quello di uno scenario europeo governato da una generazione di politici con un’idea di Europa per cui un’integrazione sempre più stringente ha finito per passare come un valore in quanto tale. Ma a mancare è stata proprio la politica e l’unità politica del Vecchio Continente, un gap che spesso ha determinato una  linea non chiara delle politiche comunitarie. Insomma, un’Europa senza identità e peso specifico nel mondo globalizzato.

"Allo status quo il governo Berlusconi ha mostrato di non volersi adeguare affermando la propria visione dell’Europa", aggiunge Mauro secondo il quale “la simpatia che fra gli Stati membri raccoglie il nostro esecutivo sta anche nell’aver saputo incarnare uno stile pragmatico rispetto alle questioni da affrontare e farlo con rapidità, ovvero definendo gli obiettivi e lavorando al loro raggiungimento. Lo si è visto su questioni quali le politiche ambientali ed energetiche o la sicurezza. Uno stile che a livello europeo raccoglie, appunto, apprezzamento”. Sta in questo, secondo l’europarlamentare del Pdl, candidato nel collegio del Nord Italia, la differenza rispetto alle performances dei governi degli altri Stati membri che dal voto europeo riceveranno, inevitabilmente, anche un test di gradimento interno (ovviamente Italia compresa) rispetto al proprio operato.  Così se nel Belpaese l’esecutivo è destinato a rafforzare il consenso popolare (i sondaggisti attribuiscono al Pdl il 40-42% e alla Lega il 9-10%) non sembra essere così per paesi come la Francia, l’Inghilterra, la Spagna, la Germania, il Belgio o la Grecia come ben evidenziato dal quotidiano Il Tempo

In Gran Bretagna sono già quattro i ministri del governo Brown che hanno lasciato le poltrone di un governo travolto dagli scandali mentre il Labour è minacciato dal rischio di un calo vertiginoso di voti. In Francia Sarkozy è chiamato a fare i conti con lo spettro dell’astensionismo che nel paese d’Oltralpe risulta accentuato, specie se si tratta di elezioni europee (emblematico da questo punto di vista il flop della consultazione popolare sulla Carta dell’Europa).

Non va meglio in Spagna che sconta una grave crisi economica con riflessi altrettanto pesanti sul versante sociale. Qui i sondaggi – scrive il quotidiano Il Tempo – darebbero vincente l’attuale opposizione di centrodestra, con i popolari fiduciosi di dare il colpo finale al Psoe di Zapatero, già privo di maggioranza in Parlamento, aprendo così la strada ad elezioni anticipate.  Anche in Germania si teme una percentuale altissima di astensionismo, mentre in Belgio l’attenzione della politica è rivolta più che all’Europa, alle dinamiche interne e al rinnovo di quattro parlamenti regionali. Infine la Grecia: anche qui scandali e crisi economica hanno indebolito la popolarità del governo del premier Karamanlis che, sempre secondo i sondaggi, potrebbe incassare una sconfitta che aprirebbe al sorpasso dei socialisti.  

Mauro lo chiama il “fattore simpatia” e spiega che l’appeal del governo Berlusconi in Europa è scattato “fin dall’inizio quando il premier ha detto chiaramente e in assoluta solitudine rispetto agli altri primi ministri che occorreva raddrizzare il progetto europeo con una caratterizzazione più politica dell’Europa unita. Una visione in linea con quella dei padri costituenti e che si traduce in politiche comunitarie condivise ed efficaci su energia, politica estera, difesa. Con un ruolo più deciso e corale nel governo dell’immigrazione. Del resto, oggi l’Europa è a un bivio e deve scegliere tra declino e rilancio del proprio ruolo nel contesto internazionale”. 

E’ la visione che nel Ppe trova la diretta applicazione attraverso un “impianto valoriale che mette al centro la dignità della persona, misure di sostegno a famiglie e imprese e la grande battaglia sulle infrastrutture”, osserva l’europarlamentare del Pdl. Quanto alla sua corsa per la poltrona più alta di Strasburgo e alla competizione che lo vede in lizza con l’altro candidato per il Ppe, il polacco Jerzy Buzek, Mauro non si bilancia e ricorre alla diplomazia: “Parliamo di candidature a un ruolo-chiave nello scenario europeo. I nomi in lizza sono quelli di persone che conoscono molto bene la macchina europea e rappresentano il preludio a un lungo cammino che si concretizzerà dopo il 7 giugno. Nel Ppe c’è un clima di grande cordialità all’interno del quale le diverse posizioni si confronteranno, senza alcun problema”.

A due giorni dal voto, auspici, programmi, proposte si sovrappongono. Ma l’ultima parola sulla nuova Europa spetta, come sempre, agli elettori.