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Ecco come il governo inglese sta salvando turismo e ristorazione (altro che gli annunci di Conte & Co.)

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Il pregio dell’impegno e della diligenza, a dire il vero, non è mai stato annoverato tra le migliori qualità del popolo italico.

Tra le cicale e le formiche, gli italiani sono certamente più simili alle prime. Sugli svariati metodi per vivacchiare al meglio, finché si può, per poi correre ai ripari appena prima del baratro – anche con una certa classe, fantasia e creatività – sono piene la storia e la cinematografia che racconta la cultura del nostro Paese. Anche sull’arte del copiare, il popolo italiano ha sempre dato prova di grandi performances, a partire dai banchi di scuola fino ad arrivare alle posizioni professionali più rinomate.

Il concetto che, alla fine, nonostante tutto, riusciamo sempre a tirare fuori il coniglio dal cilindro un istante prima che si chiuda il sipario, infondo, ci ha sempre intimamente rassicurati.

Tutto ciò valeva fino a che la classe dirigente e i rappresentati delle istituzioni rispecchiavano, nel bene e nel male, vizi e virtù – tra i quali quello dell’improvvisazione o dell’arte del “prendere spunto” – del popolo italiano. Fino a qualche paio di anni fa. Oggi, nessuno di questi pilastri identitari e culturali sembra essere più valido.

I governanti non solo non sembrano rassomigliare troppo ai governati, anzi i governati dimostrano – sopratutto in queste fasi calanti – di essere di gran lunga migliori e più brillanti dei loro rappresentanti. Dimostrano, loro sì, di avere sempre un po’ di energia e qualche risorsa da parte per fronteggiare al massimo delle proprie forze anche la più difficile delle contingenze e la più cupa delle previsioni.

In Italia, coloro che dovrebbero tirare fuori dal cilindro le soluzioni per affrontare il guado, sembrano essere non soltanto inadeguati a farlo, ma sembrano anche non riuscire (o non volere) riconoscere i propri limiti – di formazione, esperienza, conoscenze, cultura, buonsenso -, rischiando di portare l’intero Paese ad affondare sotto il peso di un debito che sta raggiungendo dimensioni mostre, senza – al contempo – riuscire ad attuare alcuna misura che stimoli l’economia e i consumi.

Ma, le menti che stanno dietro alle politiche governative promosse negli ultimi tre mesi non solo non hanno saputo, fino ad ora, ideare nulla di buono. L’elemento allarmante è che non

sono stati nemmeno in grado di copiare. Nemmeno di replicare maldestramente le strategie di successo attivate nei Paesi vicini.

Un esempio? Turismo e ristorazione. L’Italia, patria della storia e della cultura, nazione in cui la concentrazione di patrimonio architettonico raggiunge livelli ineguagliati al mondo, terra d’origine della cucina mediterranea e di eccellenze eno-gastronomiche da far impallidire mezzo globo, ha bloccato l’attività degli imprenditori del turismo, dei ristoratori e dei vignaioli per quasi due mesi, chiedendo poi loro di farsi bastare un indennizzo di 600 euro al mese per un trimestre, oltre che di anticipare la cassa integrazione ai propri dipendenti, invitandoli altresì ad affidarsi alle banche per contrarre ulteriori debiti in cambio di liquidità.

Ebbene, non solo questo è tutto ciò che sono riusciti a fare, ma essi non sono nemmeno sati in gradi di volgere lo sguardo laddove, invece, i loro colleghi varavano misure semplici, immediate e incredibilmente efficaci.

Nel Regno Unito, per esempio, il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak (l’equivalente del nostro Ministro delle Finanze) ha presentato qualche giorno fa al Parlamento un piano di supporto economico e occupazionale da 350 miliardi di sterline. Introducendo il provvedimento, ha sostenuto: “nel corso di questa crisi non sono mai stato prigioniero di ideologie. Per me questa non è mai stata una questione economica, bensì una questione di valori.”

Un’importante parte di questo piano è dedicato a proteggere posti di lavoro fornendo supporto ai settori che concentrano il più alto tasso di lavoratori occupati – circa due milioni di persone – e che, contemporaneamente, sono stati più duramente colpiti dal blocco e dalla difficile ripartenza a seguito della pandemia: il settore ricettivo e quello del turismo.

Il Cancelliere rivolgendosi al parlamento ha motivato le sue decisioni di intervento spiegando: “la nostra economia [inglese, ndr] è fondata sui consumi, in particolare sui consumi condivisi”, riferendosi al lato “sociale” degli stessi, ovvero al budget che viene dedicato dagli inglesi alla vita conviviale.

Il Ministro ha sostenuto che pub, caffè, ristoranti e B&B portino vita nei villaggi e nelle città e che molte località rurali e costiere vivano esclusivamente grazie a questi settori. Così, ha continuato, “la cosa migliore che possiamo fare [riferito al governo Uk] è far ripartire questo settore e renderlo nuovamente vivace”.

Secondo le parole del Cancelliere occorre che “queste attività possano contare sul fatto che nel momento in cui riaprono, investono sulle misure e procedure di sicurezza imposte e salvaguardano i posti di lavoro, la domanda da parte della clientela ci sarà e arriverà in fretta”.

Ecco che, con poche e semplici premesse di buonsenso, che sogneremmo fossero state pronunciate anche dal nostro Premier, il governo inglese ha annunciato due misure per sostenere e rilanciare il settore ricettivo e la ristorazione. E lo ha fatto, lo dimostrano i limiti inseriti, non prendendo come benchmark la City e la vita dorata dei manager londinesi, bensì i cittadini medi, i cosiddetti colletti blu.

Queste misure permettono ai ristoratori di assicurare, dal lunedì al mercoledì, ai propri clienti uno sconto del 50%. La metà restante sarà rimborsata dal governo.

In questo modo, i ristoranti e i pub potranno far pagare al cliente la metà del prezzo effettivamente dovuto (considerando come ammontare medio per il pasto circa 25 euro a testa, bambini compresi). Il cliente, anche chi fa parte della middle-lower class, potrà permettersi di uscire con più frequenza e il ristoratore riceverà la differenza, versata da parte del governo sul suo conto corrente, entro cinque giorni .Avete capito bene, cinque.

Non è tutto, il governo ha anche deciso un taglio selettivo dell’IVA proprio sui servizi connessi all’ospitalità e al turismo, portandola dal 20 al 5 per cento per i prossimi sei mesi, permettendo così un ulteriore ribasso dello scontrino per il cliente. L’Iva ridotta sarà applicata sulla ristorazione e sul take away, sugli hotel, B&B e altre strutture ricettive e sui servizi di intrattenimento come cinema, parchi tematici e zoo.

Ai nostri governanti si potrebbe dire: bastava saper copiare…

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