Ecco come l’Europa fa “informazione” al vertice di Copenaghen

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Ecco come l’Europa fa “informazione” al vertice di Copenaghen

08 Dicembre 2009

La conferenza di Copenaghen è iniziata, in attesa che Obama venga a raccontarci come salverà il Pianeta. L’Europa è al solito divisa tra chi vorrebbe uno sforzo maggiore nella riduzione delle emissioni inquinanti e chi, come l’Italia, chiede decisioni condivise. La Francia ha lodato l’India per le sue promesse virtuose mentre il governo algerino ha avvertito le potenze occidentali (i “Paesi inquinanti”) che l’Africa non pagherà di tasca sua i danni che altri hanno provocato con il loro sviluppo. Nel pomeriggio di ieri, il ministro degli esteri inglesi Miliband è intervenuto per dire che la Gran Bretagna non si accontenterà di un incontro di routine, ma vuole "un accordo vincolante" entro l’anno prossimo.

Il premier danese ha parlato di obiettivi “forti e ambiziosi” ma, secondo un sondaggio apparso su Le Monde, la maggioranza degli europei ignora di cosa si stia parlando a Copenaghen e considera il vertice sarà un’occasione sprecata. Nicholas Stern, una delle eminenze grigie del “green power”, ha spiegato che “i Paesi riuniti alla conferenza sono più vicini di quanto credano alcuni osservatori ad un accordo sulla riduzione delle emissioni”, che permetteranno di evitare il surriscaldamento del globo. 

I media intanto si muovono d’intesa con l’Onu. Ieri, 56 giornali in tutto il mondo, dal Guardian a Le Monde, passando per la Repubblica, hanno pubblicato un appello rivolto ai leader mondiali invitandoli a prendere misure efficaci contro il riscaldamento climatico, “per trasformare questo grave fallimento della politica moderna in una occasione per agire”. Il problema però è che tipo di informazione viene proposta alle delegazioni ospiti del vertice, come pure alle opinioni pubbliche mondiali. Guardate il video che vi proponiamo, “Climate Change: On The Front Line”, realizzato dalla Associated Press Television News (APTN) e diffuso dalla Comunità Europea tramite il network EUX.TV. Scene di fame, povertà e disperazione, nei tanti Sud del mondo, spesso causate da frane, piogge torrenziali, inondazioni.

Non vogliamo mettere in discussione l’operato dei protagonisti e delle comparse che si vedono nel  filmato – molti di loro probabilmente sono volontari e vanno rispettati per il lavoro che fanno. Questa gente s’impegna seriamente, e sinceramente, per spiegare alle popolazioni africane o di altri luoghi disastrati del mondo come si può sopravvivere a una carestia. Quello che però non torna, nel video della UE, è  il nesso stabilito fra le condizioni di vita materiali dei popoli più sfortunati e i dati che hanno una rilevanza scientifica. O almeno dovrebbero averla, visto che il "climategate" ha mostrato i limiti di una scienza, la climatologia, ancora troppo giovane per offrirci tutte le risposte che cerchiamo.