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Questione gender

Ecco cosa ha detto la Rowling su donne, trans e identità di genere

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Riportiamo la traduzione in italiano del lungo post pubblicato da J.K. Rowling sul suo sito per rispondere alle accuse di transfobia ricevute dopo essersi pubblicamente esposta sui temi dell’identità, facendo precisi e importanti riferimenti alla sua vita privata.

Non è un pezzo facile da scrivere, per ragioni che presto diventeranno chiare, ma so che è tempo di spiegarmi su un tema circondato da tossicità. Scrivo questo senza alcun desiderio di aggiungervi altra tossicità.

Per chi non sapesse: lo scorso dicembre ho twittato il mio supporto per Maya Forstater, una consulente fiscale che aveva perso il lavoro a causa di quelli che erano stati considerati tweet “transfobici”. Ha portato il suo caso davanti ad un tribunale del lavoro, chiedendo al giudice di decidere se una convinzione filosofica sul fatto che il sesso sia determinato dalla biologia sia protetta dalla legge e il giudice Tayler ha stabilito che non lo era.

Il mio interesse per le questioni trans precede il caso di Maya di quasi due anni, durante i quali ho seguito da vicino il dibattito sul concetto di identità di genere. Ho incontrato persone transessuali e letto vari libri, blog e articoli di persone trans, specialisti di genere, persone intersessuali, psicologi, esperti di tutela, assistenti sociali e medici, e ho seguito il dibattito online e sui media tradizionali. Da una parte, il mio interesse per tale questione è stato dettato da ragioni professionali, perché sto scrivendo un giallo ambientato ai giorni nostri e il mio personaggio, un’investigatrice, ha un’età in cui è interessata e toccata da questi problemi, ma dall’altra, è una questione molto personale, come sto per spiegare.

Per tutto il tempo in cui facevo ricerche e studiavo, le accuse e le minacce di attivisti trans hanno iniziato a ribollire nella mia cronologia di Twitter. Il tutto inizialmente è partito da un “mi piace”. Quando ho iniziato a interessarmi all’identità di genere e alle questioni transgender, ho iniziato a fare degli screenshot dei commenti che mi interessavano, un modo per ricordare a me stessa cosa avrei potuto cercare in seguito. In un’occasione, ho distrattamente cliccato un “mi piace” invece di fare uno screenshot. Quel singolo “mi piace” è stato ritenuto prova di un pensiero sbagliato, e da lì sono iniziate molestie persistenti e di basso livello.

Mesi dopo, ho aggravato il mio “mi piace” accidentale seguendo Magdalen Berns su Twitter. Magdalen era una giovane femminista e lesbica immensamente coraggiosa che stava morendo di un aggressivo tumore al cervello. L’ho seguita perché volevo contattarla direttamente, cosa che sono riuscita a fare. Tuttavia, poiché Magdalen era una grande sostenitrice dell’importanza del sesso biologico e credeva che le lesbiche non dovessero essere chiamate bigotte se non hanno relazioni sentimentali con donne trans con peni, le teste degli attivisti trans di twitter hanno unito i puntini e il livello degli abusi sui mezzi social verso di me aumentò.

Parlo di tutto questo solo per spiegare che sapevo perfettamente cosa sarebbe successo quando ho iniziato a sostenere Maya. A quel punto sarà stata la mia quarta o quinta cancellazione. Mi aspettavo minacce di violenza, che mi si dicesse che stavo letteralmente

uccidendo le persone trans con il mio odio , che mi chiamassero stronza e cagna e, ovviamente, che i miei libri fossero bruciati, anche se un uomo particolarmente violento mi disse che li avrebbe compostati.

Quello che non mi aspettavo dopo la mia cancellazione fu la valanga di email e lettere che mi arrivarono, la stragrande maggioranza delle quali erano positive, grate e di supporto. Provenivano in modo trasversale da persone gentili, empatiche e intelligenti, alcune delle quali lavorano in settori che si occupano di disforia di genere e persone trans, tutte profondamente preoccupate dal modo in cui un concetto socio-politico stia influenzando la politica, la pratica medica e la tutela.

Sono persone preoccupate dei pericoli che corrono i giovani, i gay e per l’erosione dei diritti delle donne e delle ragazze. Soprattutto, sono preoccupate del clima di paura che non serve a nessuno – men che meno ai giovani trans -.

Mi ero tolta da Twitter per molti mesi, sia prima che dopo aver twittato il supporto per Maya, perché sapevo che non faceva bene alla mia salute mentale. Sono tornata solo perché volevo condividere un libro per bambini gratuito durante la pandemia. Immediatamente, attivisti che chiaramente si credono bravi, gentili e progressisti, sono tornati nella mia cronologia, assumendosi il diritto di sorvegliare il mio discorso, accusandomi di odio, appellandomi con insulti misogini e, soprattutto -come ogni donna coinvolta in questo dibattito saprà – TERF.

Nel caso non lo sappiate già – e perché poi dovreste? – “TERF” è un acronimo coniato da attivisti trans, che sta per Femminista Radicale Trans-Escludente. In pratica, un’enorme e diversificata parte di donne viene attualmente definita TERF e la stragrande maggioranza non è mai stata una femminista radicale. Esempi di cosiddette TERF vanno dalla madre di un bambino gay impaurita che il suo bambino volesse effettuare la transizione per sfuggire al bullismo omofobo, a una donna anziana totalmente non-femminista che ha giurato di non andare mai più da Marks & Spencer perché permettono a qualsiasi uomo che dice di identificarsi come donna di entrare nei camerini delle donne. Ironia della sorte, le femministe radicali non sono nemmeno trans-esclusive: infatti includono anche uomini trans nel loro femminismo, perché sono nate donne.

Ma le accuse di essere TERF sono state sufficienti a intimidire molte persone, istituzioni e organizzazioni che una volta ammiravo e che ora si nascondono dietro a tattiche di gioco. “Ci chiameranno transfobici!” “Diranno che odiamo le persone trans!” E cosa diranno dopo, che avremo le pulci? Parlando da donna biologicamente tale, molte persone in posizioni di potere hanno davvero bisogno di farsi crescere le palle (il che è senza dubbio letteralmente possibile, secondo coloro che sostengono che i pesci pagliaccio dimostrano che gli esseri umani non sono una specie dimorfica).

Allora perché lo sto facendo? Perché parlare? Perché non fare la mia ricerca in silenzio e a testa bassa?

Ebbene, ho cinque ragioni per essere preoccupata dal nuovo attivismo trans e ho deciso che devo parlare.

In primo luogo, possiedo un ente caritatevole che si focalizza sull’alleviare la povertà sociale in Scozia, con particolare enfasi su donne e bambini. Tra le altre cose, il mio ente sostiene progetti per donne detenute e sopravvissute ad abusi domestici e sessuali. Inoltre

finanzio la ricerca medica sulla sclerosi multipla, una malattia che si comporta in modo molto diverso negli uomini e nelle donne. Mi è chiaro da un po’ che il nuovo attivismo trans sta avendo (o probabilmente avrà, se tutte le sue richieste verranno soddisfatte) un impatto significativo su molte delle cause che sostengo, perché sta spingendo per erodere la definizione legale di sesso e sostituirlo con il genere.

La seconda ragione è che sono un’ex insegnante e fondatrice di un’organizzazione benefica per bambini, il che vuol dire che sono interessata sia all’istruzione che alla salvaguardia dei diritti. Come molti altri, nutro profonde preoccupazioni per l’effetto che il movimento dei diritti di trans sta avendo su entrambi.

La terza ragione è che, come autrice che è stata frequentemente messa al bando, sono interessata alla libertà di parola e l’ho difesa pubblicamente, persino nel caso di Donald Trump.

Il quarto motivo è dove le cose iniziano a diventare veramente personali. Sono preoccupata per l’enorme incremento di giovani donne che desiderano effettuare la transizione di sesso e anche per il numero crescente di chi vuole effettuare la detransizione (tornando al loro sesso originale), perché si pentono di aver compiuto passi che, in alcuni casi, hanno alterato i loro corpi irrimediabilmente, privandoli della loro fertilità. Alcuni affermano di aver deciso di effettuare la transizione dopo aver realizzato di essere attratti dallo stesso sesso e che la transizione è stata in parte dettata dall’omofobia, nella società o nelle loro famiglie.

La maggior parte delle persone probabilmente non è a conoscenza – di certo non lo ero io, fino a quando non ho iniziato a studiare adeguatamente questo problema – che dieci anni fa, la maggior parte delle persone che volevano passare al sesso opposto erano maschi. Questo rapporto è ora invertito. Il Regno Unito ha registrato un aumento del 4400% di ragazze che si sono sottoposte al trattamento di transizione e le ragazze autistiche sono enormemente sovrarappresentate in questi numeri.

Lo stesso fenomeno è stato osservato negli Stati Uniti. Nel 2018, la dottoressa e ricercatrice americana Lisa Littman ha iniziato a indagare sulla tematica. In un’intervista, ha detto: “I genitori descrivevano online un modello molto insolito di identificazione transgender in cui molti amici e persino interi gruppi di amici venivano identificati come transgender allo stesso tempo. Sarei stata negligente se non avessi considerato il contagio sociale e l’influenza di gruppo come potenziali fattori.”

Littman ha menzionato Tumblr, Reddit, Instagram e YouTube come fattori che contribuiscono alla Disforia di Genere a Insorgenza Rapida, dove crede che nell’area dell’identificazione transgender “i giovani hanno creato particolari isole di casse di risonanza”.

Il suo studio ha causato scalpore. E’ stata accusata di parzialità e di diffusione di disinformazione sulle persone transgender, sottoposta a uno tsunami di abusi e a una campagna concertata per screditare sia lei che il suo lavoro. La rivista ha rimosso da internet il suo studio e lo ha rivisto prima di ripubblicarlo. Insomma, la sua carriera ha subito un colpo simile a quello sofferto da Maya Forstater. Lisa Littman aveva osato sfidare uno dei principi centrali dell’attivismo trans, cioè che l’identità di genere di una persona è innata, come l’orientamento sessuale. Nessuno, hanno insistito gli attivisti, poteva essere persuaso a diventare trans.

L’argomento di molti attuali attivisti trans è che se non permetti a un adolescente con disforia di genere una transizione, allora automaticamente si suiciderà. In un articolo che spiegava perché si era dimesso dalla Tavistock (una clinica di genere del NHS in Inghilterra), lo psichiatra Marcus Evans ha affermato che l’asserzione che i bambini si suicideranno se non verrà loro consentita la transizione non “si allinea sostanzialmente con dati o studi validi in quest’area. Né si allinea ai casi che ho visto in decenni di lavoro come psicoterapeuta.”

Gli scritti di giovani uomini trans rivelano un gruppo di persone particolarmente sensibili e intelligenti. Più leggevo i loro resoconti sulla disforia di genere, con le loro profonde descrizioni sull’ ansia, la dissociazione, i disturbi alimentari, l’autolesionismo e l’odio per sé stessi, più mi chiedevo se, nel caso fossi nata 30 anni dopo, avrei provato anche io la transizione. Il fascino della fuga dalla femminilità sarebbe stato enorme. Da adolescente ho lottato con un grave disturbo ossessivo compulsivo. Se avessi trovato online quella comunità ed empatia che non riuscivo a trovare nel mio ambiente che mi circondava, credo che mi sarei potuta convincere a trasformarmi nel figlio che mio padre aveva apertamente detto che avrebbe preferito.

Quando lessi della teoria dell’identità di genere, ricordo quanto mi sentissi mentalmente senza sesso in gioventù. Ricordo la descrizione di sé stessa di Colette come “ermafrodita mentale” e le parole di Simone de Beauvoir: “È perfettamente naturale che la futura donna si senta indignata per i limiti che le vengono posti dal suo sesso. La vera domanda non è perché dovrebbe respingerli: il problema è piuttosto capire perché li accetta.”

Dato che non avevo una possibilità realistica di diventare un uomo negli anni ’80, dovevano essere i libri e la musica a farmi superare i miei problemi di salute mentale e il controllo e il giudizio sessualizzati che hanno messo così tante ragazze in guerra contro i loro corpi durante la loro adolescenza. Fortunatamente per me, ho trovato il mio senso di alterità e la mia ambivalenza nell’essere una donna, riflesse nel lavoro di scrittrici e musiciste che mi hanno rassicurato che, nonostante un mondo sessista cerca di gettare ogni cosa addosso a chi ha il corpo femminile, va bene non sentirsi rosa, frivola e compiacente nella propria testa; è OK sentirsi confusi, oscuri, sia sessuali che non sessuali, insicuri su cosa o chi sei.

Voglio essere molto chiara qui: so che la transizione sarà una soluzione per alcune persone con disforia di genere, anche se sono consapevole attraverso ricerche approfondite che gli studi hanno costantemente dimostrato che il 60-90% degli adolescenti con disforia di genere può superare la disforia con l’età. Più volte mi è stato detto di ” incontrare solamente alcune persone trans.” L’ho fatto: oltre ad alcune persone più giovani, tutte adorabili, mi è capitato di conoscere una donna che si descrive come transessuale, che è più vecchia di me e meravigliosa. Sebbene sia aperta sul suo passato da omosessuale, ho sempre trovato difficile pensare a lei come qualcosa di diverso da una donna, e credo (e certamente spero) che sia completamente felice di aver fatto la transizione. Invecchiando, però, ha attraversato un lungo e rigoroso processo di valutazione, psicoterapia e trasformazione. L’attuale esplosione dell’attivismo trans sta spingendo verso la rimozione di quasi tutti i solidi sistemi attraverso i quali una volta i candidati alla riassegnazione del sesso dovevano passare. Un uomo che non intende sottoporsi a un intervento chirurgico e a non assumere ormoni può ora assicurarsi un Certificato di Riconoscimento di Genere ed essere una donna in vista della legge. Molte persone questo non lo sanno.

Stiamo affrontando il periodo più misogino che abbia mai vissuto. Negli anni ’80, immaginavo che le mie future figlie, se mai ne avessi avute, avrebbero avuto molto meglio di quanto non avessi mai avuto io, ma tra le ripercussioni contro il femminismo e una cultura online satura di pornografia, credo che le cose siano notevolmente peggiorate per le ragazze. Non ho mai visto donne denigrate e disumanizzate nella misura in cui lo sono ora. Dalla lunga storia di accuse di violenza sessuale del leader del mondo libero e del suo orgoglioso vanto di “afferrarle per la fica”, al movimento incel (“involontariamente celibe”) che infuria contro le donne che non cederanno al sesso, agli attivisti trans che dichiarano che le TERF necessitano di pugni e rieducazione, uomini di tutto lo spettro politico sembrano essere d’accordo: le donne sono in cerca di guai. Ovunque, alle donne viene detto di tacere e di sedersi, o altro.

Ho letto tutte le argomentazioni sulla femminilità che non risiede nel corpo sessuato e le affermazioni secondo cui le donne biologiche non hanno esperienze comuni, e trovo anch’io che siano profondamente misogine e regressive. È anche chiaro che uno degli obiettivi di negare l’importanza del sesso è quello di erodere ciò che alcuni sembrano vedere come un’idea crudelmente segregazionista che le donne hanno proprie realtà biologiche o – altrettanto minacciose – realtà unificanti che le rendono una classe politica coesa. Le centinaia di email che ho ricevuto negli ultimi giorni dimostrano che questa erosione preoccupano allo stesso modo tante altre persone. Non è abbastanza per le donne essere alleate delle persone trans. Le donne devono accettare e ammettere che non vi è alcuna differenza materiale tra donne trans e loro stesse.

Ma, come molte donne hanno detto prima di me, “la donna” non è un costume. “La donna” non è un’idea nella testa di un uomo. “La donna” non è un cervello rosa, una simpatia per Jimmy Choo o qualsiasi altra idea sessista ora propagandata in qualche modo come progressista. Inoltre, il linguaggio “inclusivo” che definisce le donne “mestruatrici” e “persone con vulva” colpisce le donne in quanto disumanizzanti e umilianti. Capisco perché gli attivisti trans considerano questo linguaggio appropriato e gentile, ma per tutte noi che abbiamo ricevuto insulti degradanti sputati addosso da uomini violenti, non è neutrale, ma è ostile ed alienante.

Il che mi porta alla quinta ragione per cui sono profondamente preoccupata sulle conseguenze dell’attuale attivismo trans.

Sono una figura pubblica ormai da oltre vent’anni e non ho mai parlato pubblicamente di essere una sopravvissuta agli abusi domestici e a violenze sessuali. Questo non perché mi vergogno di quelle cose che mi sono successe, ma perché sono traumatiche da rivisitare e da ricordare. Inoltre sento di dover essere protettiva nei confronti di mia figlia nata dal mio primo matrimonio. Non volevo rivendicare la proprietà esclusiva di una storia che appartiene anche a lei. Tuttavia, poco tempo fa, le ho chiesto come si sarebbe sentita se fossi stata pubblicamente onesta su quella parte della mia vita e lei mi ha incoraggiato ad andare avanti.

Sto parlando di queste cose ora non nel tentativo di raccogliere simpatia, ma per solidarietà con l’enorme numero di donne che hanno storie come la mia, che sono state insultate come bigotte per avere sollevato preoccupazioni sugli spazi distinti sulla base del sesso.

Sono riuscita a fuggire al mio primo matrimonio violento con qualche difficoltà, ma ora sono sposata con un uomo veramente perbene e di sani principi. Con lui mi sento al sicuro e protetta come non mi sarei mai aspettata in vita mia. Tuttavia, le cicatrici lasciate dalla violenza e dalle violenze sessuali non scompaiono, non importa quanto tu sia amata o quanti soldi tu abbia fatto. I miei sbalzi d’umore perenni vengono presi in giro in famiglia – e anche se so che è divertente – prego che le mie figlie non abbiano mai ragione di odiare i rumori improvvisi e forti o di trovarsi persone alle spalle, quando non le senti avvicinarsi.

Se voi poteste entrare nella mia testa e capire cosa provo quando leggo di una donna trans che muore per mano di un uomo violento, trovereste solidarietà e affinità. Ho un senso viscerale del terrore nel quale quelle donne trans avranno trascorso i loro ultimi secondi sulla terra, perché anch’io ho conosciuto momenti di cieca paura quando ho realizzato che l’unica cosa che mi teneva in vita era l’autocontrollo instabile del mio aggressore.

Credo che la maggior parte delle persone che si identificano come trans non solo non rappresentino una minaccia per gli altri, ma siano vulnerabili per tutte le ragioni che ho delineato. Le persone trans hanno bisogno e meritano protezione. Come le donne, è molto probabile che vengano uccisi dai loro partner sessuali. Le donne trans che lavorano nell’industria del sesso, in particolare le donne trans di colore, sono particolarmente a rischio. Come ogni altra sopravvissuta ad abusi domestici e violenze sessuali che conosco, non provo altro che empatia e solidarietà verso le donne trans che sono state abusate dagli uomini.

Quindi voglio che le donne trans siano al sicuro. Allo stesso tempo, non voglio che coloro che sono nate ragazze e donne si sentano meno sicure. Quando apri le porte dei bagni e degli spogliatoi a qualsiasi uomo che crede o si senta donna – e, come ho già detto, i certificati di conferma di genere ora possono essere rilasciati senza alcun intervento chirurgico od ormoni – allora apri la porta a tutti gli uomini che vi desiderano entrare. Questa è la semplice verità.

Sabato mattina, ho letto che il governo scozzese sta procedendo con i suoi controversi piani legislativi di riconoscimento del genere, il che significa in effetti che tutto ciò che un uomo ha bisogno per “diventare una donna” è dire che lui lo è. Per usare una parola di uso molto comune, sono “scattata”. Depressa dagli implacabili attacchi degli attivisti trans sui social media, quando ero lì solo per dare un riscontro ai bambini sulle immagini che avevano disegnato per il mio libro durante il lockdown, ho trascorso gran parte del sabato in un posto molto buio nella mia testa, nei ricordi continui di una grave violenza sessuale che ho subito a vent’anni. Quella violenza è avvenuta in un momento in cui ero vulnerabile e un uomo ha approfittato dell’occasione. Non riuscivo a tagliar fuori quei ricordi e trovavo difficile contenere la mia rabbia e la mia delusione per il modo in cui credo che il mio governo stia sottovalutando la sicurezza delle donne e delle ragazze.

Sabato sera, scorrendo i disegni dei bambini prima di andare a letto, ho dimenticato la prima regola di Twitter – mai e poi mai aspettarsi una conversazione con sfumature – e ho reagito a ciò che sentivo fosse un linguaggio degradante verso le donne. Ho parlato dell’importanza del sesso e da allora ne sto pagando il prezzo. Ero diventata transfobica, una stronza, una cagna, una TERF, meritavo di essere cancellata, pugni e la morte. Tu sei Voldemort mi ha detto una persona, pensando chiaramente che questa fosse l’unica lingua che avrei potuto capire.

Sarebbe molto più facile twittare gli hashtag approvati – perché, ovviamente, i diritti dei trans sono diritti umani e, ovviamente , le vite dei transessuali sono importanti – scoop up the woke cookies and bask in a virtue-signalling afterglow . C’è gioia, sollievo e sicurezza nel conformismo. Come scrisse anche Simone de Beauvoir, “… senza dubbio è più comodo sopportare la cieca schiavitù che lavorare per la propria liberazione; anche i morti sono più adatti alla terra che ai vivi ”.

Un numero enorme di donne è giustamente terrorizzato dagli attivisti trans; lo so perché così tante si sono messe in contatto con me per raccontarmi le loro storie. Hanno paura del doxxing, di perdere il loro lavoro o i mezzi di sussistenza e della violenza.

Ma per quanto infinitamente spiacevoli siano le loro costanti minacce nei miei confronti, mi rifiuto di inchinarmi a un movimento che credo stia arrecando un evidente danno nel tentativo di erodere la “donna” come classe politica e biologica, offrendo protezione ai predatori come pochi avevano fatto prima. Sto dalla parte delle donne e degli uomini coraggiosi, gay, etero e trans, che si battono per la libertà di parola e di pensiero e per i diritti e la sicurezza di alcuni dei più vulnerabili nella nostra società: giovani ragazzi gay, adolescenti fragili, donne che fanno affidamento e desiderano conservare i propri spazi riservati al loro sesso. I sondaggi mostrano che queste donne sono la stragrande maggioranza, escluse solo quelle privilegiate o abbastanza fortunate da non aver mai affrontato la violenza maschile o aggressioni sessuali, e che non si sono mai preoccupate di informarsi su quanto siano frequenti.

L’unica cosa che mi dà speranza è che le donne che possono protestare e organizzarsi. Lo stanno facendo e hanno al loro fianco alcuni uomini e persone transessuali veramente bravi. I partiti politici che cercano di placare le voci più forti in questo dibattito stanno ignorando le preoccupazioni delle donne a loro rischio e pericolo. Nel Regno Unito, le donne si stanno mettendo in contatto a vicenda a prescindere dalle indicazioni di partito, preoccupate per l’erosione dei loro diritti conquistati duramente e dalle diffuse intimidazioni. Nessuna delle donne critiche verso il gender con cui ho parlato odia le persone trans, anzi. Molte di loro si sono interessate a questo problema in primo luogo proprio per via delle loro preoccupazione per i giovani trans, e sono fortemente empatiche verso gli adulti trans che vogliono semplicemente vivere la loro vita, ma che stanno affrontando reazioni negative a causa di un attivismo che non approvano. La massima ironia è che il tentativo di mettere a tacere le donne con la parola “TERF” potrebbe aver spinto più giovani donne verso il femminismo radicale rispetto al movimento visto nei decenni passati.

L’ultima cosa che voglio dire è questa. Non ho scritto questo saggio nella speranza che qualcuno tiri fuori un violino per me, nemmeno uno piccolissimo. Sono straordinariamente fortunata, sono una sopravvissuta, non certamente una vittima. Ho parlato del mio passato solo perché, come ogni altro essere umano su questo pianeta, ho una storia alle spalle complessa, che modella le mie paure, i miei interessi e le mie opinioni. Non dimentico mai quella complessità interiore quando creo un personaggio immaginario e certamente non la dimentico mai quando si tratta di persone trans.

Tutto ciò che chiedo – tutto ciò che voglio – è che la stessa empatia, una simile comprensione, sia estesa alle molte milioni di donne il cui unico crimine è volere che le proprie preoccupazioni vengano ascoltate senza per questo ricevere minacce e abusi.

Traduzione di Veronica Mameli

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